LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Opponibilità

Pagina 6 di 14

261 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cessione d’azienda e rimborso crediti d’imposta
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato il rimborso di un credito IRPEG richiesto da un istituto bancario a seguito di una cessione d'azienda. La controversia verteva sulla necessità di notifiche formali previste per i crediti verso lo Stato. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione d'azienda, il trasferimento dei crediti avviene automaticamente e l'opponibilità all'erario è garantita dall'iscrizione nel registro delle imprese, rendendo inapplicabili le restrizioni della contabilità generale dello Stato.
Continua »
Cessione d’azienda e rimborso crediti d’imposta
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un primario istituto bancario al rimborso di un credito IRPEG risalente al 1983, acquisito a seguito di una complessa operazione di cessione d'azienda. L'Amministrazione Finanziaria aveva negato il rimborso eccependo la mancata notifica formale della cessione del credito secondo le norme sulla contabilità di Stato. Gli Ermellini hanno invece stabilito che, in caso di cessione d'azienda, il trasferimento dei crediti d'imposta avviene automaticamente ex art. 2559 c.c. con l'iscrizione nel registro delle imprese, rendendo superflue le notifiche individuali previste per le cessioni di singoli crediti verso l'Erario.
Continua »
Contrassegno SIAE: quando scatta il reato penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per un soggetto sorpreso a detenere per la vendita supporti video-musicali privi del Contrassegno SIAE. La difesa sosteneva l'inapplicabilità della norma basandosi su una vecchia sentenza europea, ma i giudici hanno chiarito che, dopo il decreto del 2009, l'obbligo del bollino è pienamente efficace. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi erano generici e non contestavano efficacemente la flagranza della detenzione a scopo di vendita su suolo pubblico.
Continua »
Obbligazione propter rem: oneri PEEP e nuovi acquirenti
Un Comune ha agito per il recupero di somme legate all'acquisizione di suoli PEEP, sostenendo che l'obbligo di pagamento costituisse un'obbligazione propter rem trasferibile ai successivi acquirenti. I giudici di merito hanno respinto la domanda, rilevando l'assenza di un espresso accollo nel contratto di compravendita. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ravvisato un contrasto interpretativo sulla natura di tali oneri e sulla loro opponibilità automatica tramite trascrizione, rinviando la questione alla pubblica udienza.
Continua »
Trascrizione servitù: quando è opponibile ai terzi?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la **Trascrizione servitù** richiede una nota autonoma e distinta rispetto a quella della compravendita del fondo. Nel caso analizzato, degli acquirenti di un terreno contestavano l'opponibilità di un diritto di passaggio vantato dal vicino, poiché tale peso era stato menzionato solo nel Quadro D della nota di trascrizione relativa all'acquisto del fondo dominante. La Suprema Corte ha chiarito che, ai sensi della Legge 52/1985, ogni negozio giuridico deve essere oggetto di una specifica formalità pubblicitaria. La semplice menzione nel Quadro D ha valore di mera pubblicità notizia e non garantisce l'opponibilità ai terzi acquirenti del fondo servente.
Continua »
Pignoramento presso terzi e vincoli sul conto
La Società Alfa ha impugnato la decisione che dichiarava impignorabile il saldo di un conto corrente presso l'Istituto Bancario Beta. La banca sosteneva che le somme fossero vincolate da un accordo privato legato a una cessione di crediti pro solvendo. La Cassazione ha stabilito che il pignoramento presso terzi prevale su tali vincoli interni, poiché l'accordo tra banca e debitore non è opponibile ai creditori procedenti.
Continua »
Risoluzione del contratto e fallimento: guida legale
La controversia riguarda una società venditrice che ha richiesto la risoluzione del contratto per inadempimento e il ritrasferimento di immobili dopo il fallimento dell'acquirente. Il Tribunale aveva inizialmente accolto la domanda di restituzione dei beni, ritenendo che la risoluzione del contratto operasse nonostante l'interruzione del giudizio ordinario. Tuttavia, il Fallimento ha impugnato la decisione contestando l'ammissibilità di tale accertamento in sede fallimentare. La Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sull'efficacia della trascrizione della domanda di risoluzione e sulla sua stabilità in sede di opposizione allo stato passivo, ha disposto il rinvio della causa per una trattazione congiunta con casi analoghi.
Continua »
Simulazione assoluta e opponibilità al fallimento
Un privato ha impugnato il rigetto della sua domanda di rivendica di immobili, sostenendo che la simulazione assoluta della vendita fosse già stata annotata prima del fallimento della società acquirente. Il Tribunale aveva ritenuto tale sentenza non opponibile alla procedura. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti specifici sugli effetti di tale annotazione rispetto ai creditori concorsuali, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per un approfondimento nomofilattico.
Continua »
Notifica sede legale: quando la citazione è nulla
Una società di costruzioni ha contestato la validità della notifica di un atto di citazione effettuata presso un vecchio indirizzo indicato nel contratto di appalto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice indicazione della sede in un contratto non equivale a un'elezione di domicilio. Poiché il cambio di sede era regolarmente iscritto nel Registro delle Imprese, la notifica sede legale doveva avvenire presso il nuovo indirizzo ufficiale. La sentenza è stata annullata con rinvio al primo grado per garantire il diritto di difesa.
Continua »
Rappresentanza apparente e validità dei contratti
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una compravendita immobiliare stipulata da una società tramite un amministratore unico che era stato dichiarato fallito anni prima. Secondo la normativa dell'epoca, il fallimento comportava l'automatica decadenza dalla carica. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che la rappresentanza apparente tutela gli acquirenti in buona fede: non si può esigere che il terzo verifichi la storia personale dell'amministratore oltre quanto risultante dal Registro delle Imprese. La pubblicità del fallimento non equivale alla conoscenza effettiva della causa di ineleggibilità richiesta per annullare l'atto.
Continua »
Assegno bancario e prova del credito nel fallimento
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società creditrice esclusa dallo stato passivo fallimentare. Il credito era fondato su un assegno bancario munito di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento. Il Tribunale aveva erroneamente ritenuto il titolo inopponibile alla curatela. Gli Ermellini hanno invece chiarito che l'assegno bancario, nei rapporti diretti tra le parti, opera come promessa di pagamento ai sensi dell'art. 1988 c.c., facendo presumere l'esistenza del rapporto fondamentale. Spetta dunque al curatore fallimentare l'onere di fornire la prova contraria per negare l'ammissione del credito.
Continua »
Pignoramento presso terzi e cessione del credito
La Corte di Cassazione ha chiarito che il pignoramento presso terzi genera un vincolo di indisponibilità sull'intero credito pignorato. Nel caso esaminato, una debitrice aveva ceduto il proprio credito a un terzo dopo aver ricevuto la notifica di un pignoramento da parte di un suo creditore. La Suprema Corte ha stabilito che tale cessione, avvenuta successivamente al pignoramento presso terzi, non è opponibile al creditore pignorante ai sensi dell'art. 2914 c.c., poiché l'interesse pubblico alla conservazione della garanzia patrimoniale prevale sugli atti di disposizione privata successivi.
Continua »
Giudicato sostanziale e ammissione al passivo
Un'impresa di costruzioni ha impugnato il rigetto della propria domanda di ammissione al passivo fallimentare di una società venditrice. La curatela aveva eccepito la compensazione con un presunto controcredito legato al prezzo di vendita di un terreno. Tuttavia, la Cassazione ha stabilito che il **giudicato sostanziale** formatosi in un precedente giudizio tra le parti aveva già accertato l'inesistenza di tale debito a causa dell'inadempimento della venditrice. Il principio del dedotto e del deducibile impedisce alla curatela di sollevare eccezioni su fatti già coperti da una decisione definitiva, anche se emessa con rito sommario.
Continua »
Revocatoria fallimentare e cessione crediti: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'opposizione allo stato passivo proposta da una società che intendeva compensare i propri debiti con crediti derivanti da cessioni di veicoli e di portafoglio crediti. La decisione ribadisce che la revocatoria fallimentare colpisce le cessioni di credito utilizzate come mezzo di pagamento anomalo se non pattuite originariamente. Inoltre, le vendite di autoveicoli non trascritte al PRA prima della dichiarazione di fallimento risultano inopponibili alla massa dei creditori, rendendo vana la pretesa di compensazione.
Continua »
Responsabilità dei soci: quando il patto è opponibile
La Corte di Cassazione ha confermato che la clausola di limitazione della responsabilità dei soci in una società semplice è opponibile ai terzi se l'atto costitutivo è depositato nel Registro delle Imprese. Nel caso di specie, un'associazione creditrice pretendeva il pagamento di forniture dai singoli soci di una società agricola. Tuttavia, la presenza del patto limitativo della responsabilità dei soci nell'atto depositato è stata considerata un mezzo idoneo a rendere conoscibile tale limitazione, escludendo la responsabilità di chi non aveva agito in nome della società.
Continua »
Promessa di pagamento e fallimento: la prova del debito
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società immobiliare esclusa dallo stato passivo di un fallimento. Il tribunale di merito aveva ritenuto che le cambiali e la scrittura ricognitiva non provassero il credito, gravando il creditore dell onere di dimostrare il rapporto sottostante. La Suprema Corte ha invece stabilito che la promessa di pagamento contenuta in titoli con data certa anteriore al fallimento è pienamente opponibile alla massa. Tale titolo genera una presunzione di esistenza del debito, spostando sul curatore l onere di provare l eventuale inesistenza o invalidità del rapporto fondamentale.
Continua »
Data certa e opponibilità nel fallimento
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società estera che chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare di un credito per canoni di noleggio. Il cuore della controversia riguarda la mancanza di data certa del contratto di vendita e contestuale utilizzo dei macchinari. Secondo i giudici, i documenti bancari prodotti non erano sufficienti a dimostrare l'anteriorità del contratto rispetto al fallimento, rendendo la pretesa creditoria non opponibile alla massa dei creditori.
Continua »
Ricognizione di debito e fallimento: le nuove regole
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricognizione di debito contenuta in titoli cambiari con data certa è pienamente opponibile al fallimento. Nel caso di specie, un creditore aveva richiesto l'ammissione al passivo basandosi su cambiali protestate prima del fallimento della società debitrice. Il Tribunale aveva respinto la domanda, sostenendo che il creditore dovesse provare il rapporto causale sottostante. La Suprema Corte ha cassato la decisione, chiarendo che, ai sensi dell'art. 1988 c.c., la promessa di pagamento inverte l'onere della prova: spetta al curatore fallimentare dimostrare l'eventuale inesistenza del debito, non al creditore provarne l'origine.
Continua »
Data certa: quando il contratto è opponibile?
Un avvocato ha impugnato il decreto del Tribunale che riconosceva solo parzialmente il compenso professionale richiesto per l'assistenza in un concordato preventivo. La controversia riguardava l'opponibilità al fallimento di un accordo economico privato. Il professionista sosteneva che la **data certa** del contratto fosse provata dalla sua menzione all'interno del piano concordatario depositato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la semplice citazione di un mandato in un atto ufficiale non conferisce data certa al documento sottostante se questo non viene allegato integralmente.
Continua »
Ricognizione di debito e fallimento: la guida
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricognizione di debito, se contenuta in un atto con data certa anteriore al fallimento, è pienamente opponibile alla curatela. Tale atto determina un'inversione dell'onere della prova, obbligando il curatore a dimostrare l'eventuale inesistenza o invalidità del rapporto sottostante. La sentenza affronta anche il tema della consegna delle merci, confermando che, in assenza di patti contrari, il venditore si libera dall'obbligo consegnando i beni al vettore. La decisione di merito è stata cassata per carenza di motivazione sulla quantificazione del credito ammesso al passivo.
Continua »