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Omologazione — Anno 2026

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67 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Omologazione

Provvedimenti

Motivazione apparente verbale autovelox: quando la multa è nulla
Un automobilista ha impugnato una sanzione per eccesso di velocità sostenendo la scarsa visibilità della postazione e la mancanza di omologazione del dispositivo. Dopo un iniziale accoglimento in primo grado, il Tribunale ha ribaltato la decisione confermando la multa. La Corte di Cassazione è intervenuta rilevando una motivazione apparente verbale autovelox. Il giudice d'appello si era limitato a una disamina teorica della normativa senza collegarla ai fatti specifici della causa. La Suprema Corte ha chiarito che una sentenza priva di riferimenti concreti alla fattispecie viola il diritto a una difesa effettiva. Il provvedimento è stato annullato con rinvio per un nuovo esame del merito.
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Omologazione autovelox: validità delle multe e taratura annuale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cittadina contro le sanzioni per eccesso di velocità rilevate tramite un dispositivo elettronico. Il nucleo della controversia riguardava l'omologazione autovelox e la necessità della taratura periodica. Mentre il Giudice di Pace aveva inizialmente annullato i verbali per mancanza di prova dell'omologazione, il Tribunale aveva ribaltato la decisione. Gli Ermellini hanno confermato la validità delle multe poiché l'Amministrazione ha dimostrato che l'apparecchio era stato sottoposto a verifica di funzionalità meno di un anno prima delle infrazioni. La Corte ha inoltre chiarito che la classificazione delle strade come urbane a scorrimento veloce spetta al Prefetto e non è sindacabile dal giudice ordinario se non per vizi di legittimità evidenti.
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Cram down fiscale: limiti all’omologazione forzosa
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti basato esclusivamente sul cram down fiscale. Una società aveva proposto una transazione coinvolgendo unicamente l'Agenzia delle Entrate e l'INPS, senza aver raggiunto accordi con altri creditori. La Suprema Corte ha stabilito che, secondo la normativa applicabile ratione temporis, il meccanismo del cram down non può operare in totale assenza di altri creditori aderenti. Un accordo che preveda la sola falcidia dei debiti erariali e contributivi, senza una base negoziale con terzi, si configura come un condono atipico non consentito dall'ordinamento concorsuale.
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Concordato fallimentare: sopravvivenza delle garanzie
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un concordato fallimentare risolto per inadempimento del proponente. Il cuore della controversia riguardava la sopravvivenza di un vincolo di destinazione ex art. 2645-ter c.c. costituito su un immobile a garanzia del pagamento dei creditori. La Suprema Corte ha stabilito che tale vincolo costituisce una garanzia atipica e, ai sensi dell'art. 140 l.fall., non viene meno con la risoluzione del concordato, restando acquisito alla procedura per tutelare i creditori dal rischio di mancata attuazione della proposta.
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Alcoltest: validità e onere della prova tecnica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per guida in stato di ebbrezza, dichiarando inammissibile il ricorso relativo alla validità dell'Alcoltest. La difesa aveva contestato solo in grado di appello la regolarità dell'omologazione e della taratura dell'etilometro, senza però fornire elementi tecnici concreti a supporto. I giudici hanno ribadito che l'onere della prova sulla regolarità dello strumento sorge per l'accusa solo se l'imputato solleva contestazioni specifiche e tempestive. Poiché l'imputata aveva scelto il rito abbreviato senza sollevare dubbi in primo grado, i risultati del test sono rimasti pienamente utilizzabili.
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Etilometro: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Il ricorrente contestava la propria responsabilità e il corretto funzionamento dell'**Etilometro**, lamentando la mancanza di prove sulla sua manutenzione. La Suprema Corte ha stabilito che la difesa deve allegare contestazioni specifiche sul malfunzionamento dello strumento, non bastando dubbi generici. Inoltre, il ricorso è stato rigettato perché riproponeva questioni di merito già ampiamente analizzate e risolte nei precedenti gradi di giudizio.
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Sopravvenienza attiva: guida alla detassazione fiscale
La Corte di Cassazione ha chiarito il regime di tassazione applicabile in caso di accordi di ristrutturazione dei debiti. Il cuore della controversia riguarda la sopravvenienza attiva generata dallo stralcio dei debiti: la Corte ha stabilito che tale componente non è tassabile non solo quando eccede le perdite pregresse, ma anche quando è inferiore o pari ad esse, venendo integralmente assorbita. Inoltre, il provvedimento precisa che le plusvalenze derivanti dalla cessione di immobili strumentali devono essere escluse dalla base imponibile IRAP, correggendo l'interpretazione restrittiva dei giudici di merito che ne avevano confermato la tassabilità.
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Concordato preventivo: termini e fattibilità del piano
La Corte di Cassazione ha confermato l'omologazione di un concordato preventivo, stabilendo che il termine biennale per la riproposizione della domanda decorre dal deposito della prima istanza. La decisione chiarisce che il sindacato del giudice sulla fattibilità economica è limitato alla verifica della non manifesta inattitudine del piano, specialmente quando supportato da garanzie esterne e perizie asseverate.
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Infattibilità Piano Consumatore: Casa all’Asta, Piano Fallito
Una famiglia in stato di sovraindebitamento propone un piano di ristrutturazione basato sulla vendita della nuda proprietà di alcuni immobili a una società terza. Tuttavia, prima dell'approvazione del piano, gli stessi immobili vengono venduti in una procedura esecutiva parallela. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti, dichiarando l'infattibilità del piano del consumatore. La vendita dei beni ha reso il piano 'assolutamente irrealizzabile', poiché basato su risorse non più disponibili. La sentenza stabilisce che il giudice deve sempre verificare la concreta realizzabilità della proposta. I debitori hanno perso la causa.
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Accordi di ristrutturazione a efficacia estesa: guida
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di omologazione per degli accordi di ristrutturazione a efficacia estesa presentati da una società. La decisione ribadisce che il tribunale ha il potere di incaricare il commissario giudiziale di verificare la fattibilità del piano, non essendo vincolato all'attestazione del professionista indipendente. Inoltre, è stata rilevata l'illegittimità della formazione delle categorie dei creditori, poiché erano stati accorpati crediti garantiti e chirografari in modo eterogeneo per forzare il raggiungimento delle maggioranze. La Corte ha chiarito che la prova del consenso dei creditori deve essere completa e non può essere fornita tramite verifiche a campione.
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Concordato fallimentare: regole per i terzi
La Corte di Cassazione ha stabilito che per le procedure aperte prima del Codice della Crisi si applica la vecchia disciplina del **concordato fallimentare**. La sentenza chiarisce che le formalità rigorose per la proposta non riguardano i terzi e che l'ordine di comunicazione ai creditori impedisce la presentazione di nuove proposte concorrenti.
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Concordato semplificato: prededuzione advisor esclusa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società in liquidazione che contestava l'inammissibilità della propria domanda di concordato semplificato. Il tribunale di merito aveva negato l'omologazione poiché il piano prevedeva la prededuzione per i crediti dei professionisti incaricati di assistere l'impresa. La Suprema Corte ha chiarito che l'articolo 6 del Codice della Crisi contiene un elenco tassativo di crediti prededucibili, nel quale non rientra il concordato semplificato. Tale esclusione è frutto di una scelta consapevole del legislatore volta a contenere i costi delle procedure e a tutelare l'attivo destinato ai creditori.
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Visto agli Atti non è un Sì: Risoluzione Accordo Sovraindebitamento
Una società garante di un piano di rientro per sovraindebitamento interrompe i pagamenti, credendo che una nota del giudice 'visto agli atti' su una richiesta di rinvio fosse un'autorizzazione. I creditori chiedono e ottengono la cancellazione del piano. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo un principio chiaro: la dicitura 'visto agli atti' non è un'autorizzazione e non crea alcuna fiducia legittima. Il mancato pagamento è una causa sufficiente per la risoluzione accordo sovraindebitamento. Di conseguenza, il ricorso della società garante viene respinto e l'accordo annullato definitivamente.
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Accordo di ristrutturazione: chi può fare reclamo?
Una società in liquidazione ha richiesto l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti, applicando il cram down fiscale e previdenziale per superare il dissenso dell'ente pubblico. Nonostante l'ente non avesse presentato opposizione formale in primo grado, ha successivamente proposto reclamo ottenendo la revoca dell'omologa in appello. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la legittimazione a impugnare l'accordo di ristrutturazione spetta esclusivamente a chi ha assunto la qualità di parte formale tramite opposizione tempestiva.
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Concordato preventivo: chi può impugnare l’omologa?
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di concordato preventivo, chiarendo i limiti della legittimazione a proporre reclamo contro la sentenza di omologazione. Il caso riguardava un'Amministrazione Finanziaria che aveva impugnato l'omologa di un piano in continuità aziendale senza aver partecipato formalmente alla fase di opposizione davanti al Tribunale. La Suprema Corte ha confermato che, ai sensi dell'art. 51 del Codice della Crisi e dell'Insolvenza (CCII), il diritto di reclamo spetta esclusivamente alle parti che hanno assunto una veste formale nel giudizio di primo grado. L'unica eccezione riguarda l'ipotesi in cui il creditore lamenti un vizio procedurale che gli abbia impedito materialmente di partecipare. Poiché l'ente era stato regolarmente citato ma era rimasto inerte, il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Cram down fiscale: quando l’omologazione è negata
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società in liquidazione che chiedeva l'applicazione del cram down fiscale in assenza di altri creditori aderenti. Il caso riguardava una proposta di ristrutturazione dei debiti dove l'Agenzia delle Entrate rappresentava la quasi totalità delle passività e aveva rifiutato la transazione. La Suprema Corte ha stabilito che, secondo la normativa applicabile al caso di specie, l'omologazione forzosa non può operare se il fisco è l'unico creditore coinvolto, poiché manca il presupposto di un accordo preesistente con altri soggetti che permetta di raggiungere le soglie legali di adesione.
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Cram-down fiscale: limiti al reclamo dell’Agenzia
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti che prevedeva il cram-down fiscale. La Suprema Corte ha stabilito che l'amministrazione finanziaria non è legittimata a proporre reclamo in appello se non ha preventivamente presentato una formale opposizione durante il giudizio di omologazione davanti al Tribunale. Il semplice dissenso espresso durante le trattative sulla transazione fiscale non è sufficiente per acquisire la qualità di parte necessaria per l'impugnazione, confermando la natura contenziosa del procedimento di omologa.
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Cram-down fiscale: guida all’omologazione forzata
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'omologazione di un concordato preventivo nonostante il voto contrario dell'amministrazione finanziaria. Il fulcro della decisione riguarda l'applicazione del cram-down fiscale, che consente al giudice di superare il dissenso degli enti pubblici quando la proposta concordataria risulta più conveniente rispetto all'alternativa della liquidazione giudiziale. Nel caso di specie, l'apporto di finanza esterna e la solidità dei crediti d'imposta derivanti da bonus edilizi hanno reso la proposta superiore a qualsiasi scenario liquidatorio, rendendo irrilevanti le motivazioni soggettive del dissenso espresso dall'erario.
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Cram down: legittimazione al reclamo del fisco
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti che prevedeva l'applicazione del cram down nei confronti dell'Agenzia delle Entrate. Il caso nasce dalla mancata pubblicazione nel Registro delle Imprese dell'accordo definitivo raggiunto con un istituto bancario, avvenuta solo dopo il deposito del ricorso. Tale omissione ha impedito al fisco di conoscere i termini dell'intesa e di proporre tempestiva opposizione. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene la legittimazione al reclamo spetti solitamente alle parti formali, il creditore pubblico può impugnare l'omologazione se vizi procedurali gli hanno impedito di partecipare al giudizio di primo grado.
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Transazione fiscale: termini e ricorso in Cassazione
Una società ha presentato una proposta di transazione fiscale nell'ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti. L'Amministrazione finanziaria ha contestato l'omologazione sostenendo che il ricorso fosse stato depositato prima della scadenza del termine di 90 giorni previsto per la sua valutazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'ente creditore inammissibile per tardività, confermando che nei procedimenti regolati dal Codice della Crisi non si applica la sospensione feriale dei termini e che il termine per il ricorso di legittimità è di 30 giorni dalla notifica della sentenza.
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