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Occupazione Abusiva

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126 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Occupazione abusiva: la Cassazione nega la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata a sei mesi e quindici giorni di reclusione per i reati di invasione di edifici e danneggiamento. La vicenda riguarda l'occupazione abusiva prolungata di un immobile. La difesa chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto le richieste evidenziando la lunga durata dell'occupazione e la presenza di due precedenti condanne per reati simili, elementi che dimostrano l'abitualità del comportamento e un'intensa inclinazione a delinquere. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: condanna definitiva per l’alloggio popolare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per violazione di domicilio e occupazione abusiva di un alloggio di edilizia popolare. L'imputato si era introdotto con la forza in un appartamento già assegnato a terzi, lasciando poi che i propri familiari continuassero a risiedervi. I giudici di merito lo avevano condannato a sei mesi di reclusione. La Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando che i motivi del ricorso erano troppo generici e non contestavano adeguatamente le prove raccolte. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Canone occupazione suolo pubblico: si paga anche senza contratto
Una società pubblicitaria ha contestato la richiesta di pagamento del Comune per l'installazione di cartelloni pubblicitari, eccependo la prescrizione quinquennale, la mancanza di un'autorizzazione formale e il legittimo affidamento nato dal silenzio dell'ente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, confermando che il canone occupazione suolo pubblico è dovuto per il solo fatto dell'occupazione materiale dell'area pubblica, anche in assenza di un atto formale di concessione. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che il diritto del Comune a riscuotere il canone occupazione suolo pubblico si prescrive nel termine ordinario di dieci anni e che l'inerzia dell'amministrazione non costituisce una rinuncia tacita al credito. La società è stata quindi condannata al pagamento delle somme dovute e delle spese processuali.
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Viadotti e Canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società concessionaria autostradale contro la richiesta di pagamento del Canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP) avanzata da una Provincia. La controversia riguardava la proiezione aerea di viadotti autostradali su strade provinciali sottostanti. I giudici hanno stabilito che il Canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche è dovuto anche in assenza di una formale concessione provinciale, configurandosi come occupazione di fatto. Inoltre, l'esenzione prevista per lo Stato non si applica alle società private che gestiscono l'infrastruttura per finalità economiche, anche se l'opera appartiene al demanio statale. La concessionaria è stata quindi condannata al pagamento del canone e delle spese processuali.
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Canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche sui viadotti
Una società concessionaria autostradale ha impugnato la richiesta di pagamento del Canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP) avanzata da una Provincia. La richiesta riguardava un viadotto autostradale che sovrastava una strada provinciale. La società sosteneva di essere esente poiché l'infrastruttura apparteneva allo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'esenzione non si applica alle società private concessionarie che gestiscono l'opera a fini economici. Il viadotto, occupando lo spazio aereo sovrastante la strada provinciale, limita l'uso del suolo sottostante e configura un'occupazione di fatto. Di conseguenza, la società concessionaria è obbligata a pagare il canone all'ente locale, pur in assenza di una formale concessione da parte della Provincia stessa.
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Canone occupazione spazi pubblici: autostrade contro province
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Società Concessionaria contro la Provincia, confermando l'obbligo di versare il canone occupazione spazi pubblici (COSAP) per i ponti autostradali che sovrastano le strade provinciali. La Concessionaria sosteneva di essere esentata in quanto gestore di un'opera dello Stato. I giudici hanno chiarito che l'esenzione spetta solo allo Stato e non ai soggetti privati che gestiscono l'infrastruttura per fini economici. Inoltre, la proiezione aerea dei viadotti limita l'uso del suolo sottostante, configurando una reale occupazione del demanio provinciale, anche in assenza di un formale atto di concessione da parte della Provincia. Di conseguenza, la Concessionaria è stata condannata a pagare il canone e a rimborsare le spese legali.
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Canone occupazione spazi pubblici: i viadotti devono pagare
Un'Azienda Concessionaria autostradale ha impugnato la richiesta di pagamento del Canone occupazione spazi pubblici (COSAP) avanzata da un Ente Locale. La richiesta riguardava la proiezione aerea di alcuni ponti autostradali sopra le strade provinciali sottostanti. L'Azienda sosteneva di essere esente in quanto l'infrastruttura apparteneva allo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il Canone occupazione spazi pubblici è dovuto anche per la sola proiezione aerea dei viadotti. L'esenzione prevista per lo Stato non si applica ai concessionari privati che gestiscono l'opera a fini economici. L'Azienda Concessionaria perde la causa e deve pagare il canone e le spese legali.
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Occupazione abusiva e furto di energia: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due conviventi condannati per furto aggravato di energia elettrica e occupazione abusiva di un appartamento di proprietà del Comune di Napoli. Gli imputati contestavano la mancanza di prove specifiche, ma la Suprema Corte ha confermato la validità delle testimonianze della polizia giudiziaria e la presenza di un allaccio abusivo alla rete elettrica. Inoltre, è stato legittimamente negato il beneficio della sospensione condizionale della pena a uno dei ricorrenti a causa di un precedente penale specifico per lo stesso reato di invasione di edifici. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: lo stato di necessità non salva l’inquilino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per l'occupazione abusiva di un appartamento pubblico. L'imputato invocava lo stato di necessità, ma i giudici hanno escluso questa scusante poiché la condotta è durata quasi due anni. Tale prolungata permanenza esclude il requisito della transitorietà del pericolo e dimostra la possibilità di trovare alternative lecite. La Cassazione ha inoltre confermato la legittimità della sospensione condizionale della pena subordinata all'effettivo rilascio dell'immobile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva: ricorso generico costa caro all’imputata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per l'occupazione abusiva di un immobile di edilizia pubblica. La ricorrente lamentava una decisione basata su semplici indizi, ma i giudici di legittimità hanno rilevato l'assoluta genericità dei motivi di ricorso. L'atto, infatti, non specificava le ragioni di fatto e di diritto necessarie a contestare la sentenza d'appello e faceva persino riferimento a un soggetto estraneo al processo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato la ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende, ribadendo che il ricorso deve essere autosufficiente e specifico per poter essere esaminato.
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Occupazione abusiva: ristrutturare casa non salva dalla condanna
L'Occupante è stata condannata per il reato di occupazione abusiva di un immobile. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dello stato di necessità e della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo stato di necessità è escluso dall'esecuzione di lavori di ristrutturazione sull'immobile occupato. Inoltre, la natura permanente dell'occupazione impedisce di considerare il fatto di particolare tenuità. Di conseguenza, l'imputata perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: querela valida anche dopo anni dall’inizio
Un uomo e stato condannato per l'invasione di un immobile altrui. La difesa sosteneva che il reato fosse istantaneo e che il diritto di querela fosse scaduto, poiche l'occupazione era iniziata anni prima del decesso della proprietaria originaria e la querela era stata presentata successivamente dall'erede. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che l'occupazione abusiva prolungata nel tempo costituisce un reato permanente. Di conseguenza, finche dura l'occupazione, il reato e in stato di flagranza e la querela puo essere presentata validamente in qualsiasi momento. L'occupante perde la causa ed e condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: condanna cancellata dal tempo che passa
L'Occupante è stata condannata nei primi due gradi di giudizio per il reato di occupazione abusiva di un appartamento di edilizia popolare. Contro la condanna, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rilevato che il reato, di natura permanente, deve considerarsi cessato alla data della sentenza di primo grado. Di conseguenza, calcolando il tempo trascorso, il termine massimo di prescrizione di sette anni e sei mesi è interamente decorso. Poiché il ricorso non era manifestamente infondato, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione. L'Occupante ottiene così la cancellazione della condanna.
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Occupazione abusiva: la Cassazione nega la prescrizione
Un cittadino ha occupato per anni senza alcun titolo un immobile di proprieta comunale. Il Tribunale ha inizialmente dichiarato la prescrizione del reato, ritenendolo istantaneo. La Corte di Appello ha ribaltato la decisione, condannando l'uomo a un mese di reclusione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva e un reato permanente: la consumazione continua finche dura l'occupazione e la prescrizione inizia a decorrere solo dall'allontanamento o dall'accertamento del giudice. Respinta anche la tesi difensiva secondo cui la lunga permanenza avrebbe fatto maturare un diritto di proprieta idoneo a giustificare la condotta.
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Occupazione abusiva: illecito penale anche con accordo verbale
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un terreno e dei relativi macchinari agricoli ai danni di un agricoltore, accusato del reato di occupazione abusiva. L'indagato sosteneva di aver ottenuto il possesso del fondo grazie a un accordo verbale con il precedente affittuario. Tuttavia, l'ente pubblico proprietario del terreno non aveva mai autorizzato alcun subaffitto e aveva espressamente intimato il rilascio del fondo. I giudici hanno stabilito che l'introduzione e la permanenza su un terreno altrui senza un valido titolo giuridico integrano il reato, anche in assenza di violenza o clandestinità. Di conseguenza, il ricorso dell'agricoltore è stato dichiarato inammissibile, confermando il blocco dei beni.
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Occupazione abusiva di immobile: la pendenza che inganna
I proprietari di un edificio hanno richiesto il rilascio di un appartamento e il risarcimento dei danni, sostenendo l'occupazione abusiva di immobile da parte dei vicini. Secondo i ricorrenti, l'atto di acquisto originario indicava un appartamento al primo piano, mentre i resistenti occupavano un immobile al terzo piano. Tuttavia, una perizia tecnica ha dimostrato che si trattava dello stesso identico appartamento, identificato diversamente a causa della costruzione dell'edificio su un terreno in pendenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. I ricorrenti non possono imporre la propria interpretazione soggettiva del contratto contro l'accertamento tecnico del giudice.
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Occupazione abusiva: la consegna delle chiavi non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di invasione di edifici nei confronti di un uomo sorpreso ad abitare in un alloggio popolare senza alcun titolo. L'imputato sosteneva che la condotta non fosse arbitraria poiché l'appartamento gli era stato lasciato dalla figlia, la quale vi risiedeva precedentemente come badante del vecchio occupante abusivo, ormai deceduto. La Suprema Corte ha chiarito che l'occupazione abusiva si configura anche senza violenza, essendo sufficiente l'ingresso o la permanenza "contra ius" (senza diritto). Inoltre, i giudici hanno respinto la tesi dello stato di necessità, precisando che la semplice difficoltà di trovare un alloggio non equivale al pericolo attuale di un danno grave alla persona richiesto dalla legge per escludere la punibilità.
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Occupazione abusiva: il danno si presume, l’azienda risarcisce
Una proprietaria terriera ha citato in giudizio una società telefonica per l'installazione non autorizzata di pali e cavi sul proprio fondo, chiedendone la rimozione e il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento per mancanza di prove sul danno concreto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della proprietaria, stabilendo che in caso di occupazione abusiva di un immobile il danno emergente subito dal proprietario si presume. Spetta quindi alla parte che ha occupato il terreno fornire la prova contraria, ovvero dimostrare che il proprietario non ha subito alcun danno concreto. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova decisione conforme a questo principio.
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Pagamento COSAP cavalcavia: la concessionaria non è lo Stato
La Corte di Cassazione ha stabilito il principio del pagamento COSAP per i cavalcavia autostradali da parte della società concessionaria. Una società che gestisce autostrade aveva ricevuto un avviso di pagamento dal Comune per l'occupazione del soprassuolo comunale con i suoi cavalcavia. La società si opponeva, sostenendo di dover beneficiare dell'esenzione fiscale prevista per lo Stato, proprietario dell'infrastruttura. La Corte ha respinto questa tesi, chiarendo che l'esenzione è personale e vale solo per lo Stato. La società concessionaria, agendo come un'impresa privata con scopo di lucro, è il soggetto che realizza l'occupazione di fatto e trae un'utilità economica dalla gestione. Pertanto, è tenuta al pagamento del canone, anche se l'occupazione è senza un formale atto di concessione comunale.
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Giurisdizione Tribunale Acque Pubbliche: decide anche su abusi
Un Comune occupa abusivamente il terreno di un privato per costruire serbatoi per l'acquedotto comunale. Il proprietario chiede il risarcimento del danno, ma sorge un conflitto su quale giudice debba decidere. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite stabilisce che la competenza esclusiva spetta al giudice specializzato. Il principio sancito è che la Giurisdizione del Tribunale Acque Pubbliche si applica a tutte le controversie legate alla realizzazione di opere idrauliche, anche se derivano da un comportamento illecito della Pubblica Amministrazione. La natura dell'opera prevale sulla legittimità dell'azione.
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