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Occupazione Abusiva

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126 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Occupazione abusiva: reato permanente e condanna
La Corte di Cassazione conferma la condanna per occupazione abusiva di un alloggio popolare, chiarendo la natura di reato permanente. Questa qualificazione impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché la condotta illecita perdura nel tempo. La sentenza analizza anche questioni procedurali relative all'acquisizione delle prove in dibattimento, ritenendo legittima la testimonianza di un agente di polizia anche in assenza di una preventiva annotazione scritta.
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Occupazione abusiva: reato anche per chi eredita
La Corte di Cassazione ha confermato che l'occupazione abusiva di un terreno comunale costituisce reato anche per chi, pur non essendo l'invasore originario, continua a occupare l'immobile dopo il decesso del parente che aveva iniziato l'illecito. La sentenza chiarisce che la semplice permanenza 'sine titulo' integra il reato, a prescindere da nuove opere edilizie.
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Occupazione abusiva: la Cassazione e il dolo specifico
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per occupazione abusiva di suolo demaniale e abuso edilizio. Confermato che la costruzione con materiali stabili e la mancata verifica dello stato dei luoghi integrano la consapevolezza del reato, rendendo il ricorso una mera richiesta di riesame dei fatti.
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Occupazione abusiva: restare in casa popolare è reato
La Corte di Cassazione ha confermato che l'occupazione abusiva di un immobile di edilizia popolare si configura anche quando un parente, ospitato dal legittimo assegnatario, vi permane dopo il decesso di quest'ultimo comportandosi come proprietario. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, ribadendo la responsabilità penale per la condotta ai sensi dell'art. 633 del codice penale.
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Occupazione abusiva: inammissibile ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone condannate per occupazione abusiva di un immobile. I ricorrenti avevano invocato lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto, ma la Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che in sede di legittimità non è possibile una nuova valutazione delle prove e che le motivazioni della Corte d'Appello erano logiche e giuridicamente corrette.
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Occupazione abusiva: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due persone condannate per occupazione abusiva. La Corte ha stabilito che la lunga durata del reato impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e che le valutazioni sulla responsabilità penale e sullo stato di necessità, se ben motivate, non sono riesaminabili in sede di legittimità.
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Occupazione abusiva: la Cassazione chiarisce il reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per occupazione abusiva di un terreno privato. La sentenza conferma che, per essere ritenuti responsabili, non è necessario partecipare all'invasione iniziale; è sufficiente contribuire a protrarre l'occupazione. Viene inoltre ribadita la distinzione con il meno grave reato di ingresso abusivo, sottolineando l'importanza del dolo specifico, ovvero l'intenzione di occupare il bene per trarne un'utilità, anche non patrimoniale.
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Danno da occupazione abusiva: la prova del danno
Una società occupava illegittimamente un terreno estraendone argilla. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento, chiarendo che il danno da occupazione abusiva consiste nella perdita della concreta possibilità di godimento del bene. Tale pregiudizio può essere provato anche tramite presunzioni, basate sull'uso che l'occupante stesso ha fatto del bene. Il principio di non contestazione si applica anche agli elementi quantitativi del danno, come il prezzo del materiale estratto.
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Occupazione abusiva: la demolizione ferma il reato
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per occupazione abusiva, stabilendo che il giudice di merito ha l'obbligo di valutare tutte le prove che dimostrino la cessazione della condotta illecita. Nel caso di specie, la demolizione delle opere abusive, se provata, avrebbe interrotto la permanenza del reato, portando alla sua prescrizione. La Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame che accerti il momento esatto in cui l'occupazione è terminata.
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Occupazione Abusiva: Sequestro e Fumus Commissi Delicti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo per occupazione abusiva di un immobile. La sentenza chiarisce che per la misura cautelare è sufficiente il 'fumus commissi delicti', ovvero il semplice sospetto di reato, senza necessità di gravi indizi. Viene inoltre ribadita la natura permanente del reato di occupazione abusiva, che perdura fino alla restituzione del bene, con importanti conseguenze sulla prescrizione.
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Occupazione abusiva: quando è reato procedibile d’ufficio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due persone condannate per occupazione abusiva di un immobile. La sentenza chiarisce che per la procedibilità d'ufficio non rileva la proprietà del bene, ma la sua destinazione a uso pubblico, come l'edilizia popolare. Viene inoltre negata l'applicazione dello stato di necessità per risolvere esigenze abitative permanenti e della causa di non punibilità per tenuità del fatto, data la natura permanente del reato.
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COSAP ponti autostradali: la Cassazione conferma
Una società concessionaria di autostrade è stata condannata a pagare il COSAP per i ponti sovrastanti le strade di un Comune. La società aveva impugnato la decisione, sostenendo che l'esenzione per le occupazioni statali dovesse applicarsi anche a lei, in quanto gestore di un'infrastruttura pubblica per conto dello Stato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29625/2024, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che il soggetto tenuto al pagamento del COSAP non è il proprietario dell'opera, ma chi la gestisce traendone un utile economico, come la società concessionaria. Inoltre, in assenza di una concessione comunale, l'occupazione è considerata "abusiva", giustificando l'applicazione di sanzioni e maggiorazioni.
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COSAP per viadotti: la concessione non esenta
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società concessionaria di autostrade è tenuta al pagamento del COSAP per i viadotti che sovrastano le strade comunali. La concessione statale non esenta dal pagamento del canone, e l'occupazione senza un titolo rilasciato dal Comune è considerata abusiva, legittimando l'applicazione di sanzioni. Il soggetto passivo è l'operatore che trae un'utilità economica dall'occupazione.
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Occupazione abusiva: il rilievo della polizia è valido
Un ristoratore è stato condannato per occupazione abusiva di suolo pubblico per aver ampliato l'area esterna del suo locale. L'imputato ha impugnato la sentenza, contestando, tra le altre cose, le modalità di misurazione dell'area occupata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che una semplice misurazione effettuata dalla polizia giudiziaria costituisce un "rilievo" e non un "accertamento tecnico", non richiedendo quindi le garanzie procedurali previste per quest'ultimo. La condanna per occupazione abusiva è stata pertanto confermata.
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COSAP per cavalcavia: Cassazione conferma il pagamento
Una società concessionaria di autostrade è stata chiamata a pagare il COSAP per i cavalcavia che sovrastano il suolo comunale. La società ha sostenuto di essere esente, agendo per conto dello Stato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'obbligo di pagamento del COSAP per cavalcavia ricade sulla società concessionaria che gestisce l'infrastruttura a scopo di lucro, in quanto l'esenzione prevista per lo Stato non è estendibile.
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Occupazione abusiva: reato anche senza entrare con forza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39184/2025, ha confermato che l'occupazione abusiva di un immobile pubblico costituisce reato ai sensi dell'art. 633 del codice penale, anche quando l'imputato sia entrato inizialmente come ospite. Il caso riguardava una persona che, dopo il decesso del legittimo assegnatario di un alloggio popolare, vi era rimasta senza averne titolo. La Corte ha stabilito che il concetto di 'invasione' non richiede un'azione violenta o clandestina, ma si configura con l'introduzione e la permanenza arbitraria nell'immobile, ovvero 'contra ius', violando così le norme sulla pubblica assegnazione degli alloggi.
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Occupazione abusiva: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona contro il sequestro preventivo di un alloggio pubblico per occupazione abusiva. La sentenza chiarisce che la motivazione "per relationem" del giudice è valida se dimostra un esame critico degli atti, e che la successione nel possesso di un immobile, anche se ottenuta con la consegna delle chiavi dal precedente assegnatario, non esclude il reato.
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Occupazione abusiva: no sospensione per condono
L'appello di una società di ristorazione contro un'indennità per occupazione abusiva di suolo pubblico è stato respinto. La Corte di Cassazione ha confermato che una domanda di condono edilizio pendente non sospende l'obbligo di pagamento per l'uso non autorizzato del terreno, trattandosi di due questioni giuridiche distinte. Il ricorso è stato giudicato generico e privo di prove sufficienti riguardo a presunti pagamenti precedenti.
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Occupazione abusiva: Cassazione e reato permanente
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due persone condannate per l'occupazione abusiva di un alloggio popolare. La Corte ha ribadito che la lunga durata dell'illecito esclude lo stato di necessità e che la natura di reato permanente impedisce l'applicazione di cause di non punibilità.
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Occupazione abusiva: quando non c’è stato di necessità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per occupazione abusiva. La Corte ha ribadito che la difficoltà economica permanente non integra lo "stato di necessità", il quale richiede un pericolo imminente di danno grave alla persona. Pertanto, l'occupazione di un immobile per far fronte a esigenze abitative non è scriminata se non sussistono tali rigorosi presupposti.
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