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Obbligo Retributivo

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il dovere fondamentale del datore di lavoro di pagare lo stipendio al lavoratore come corrispettivo della sua prestazione lavorativa o della messa a disposizione delle sue energie lavorative.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Obbligo retributivo: l’ente paga anche senza fondi pubblici
Alcuni dipendenti di un ente di formazione hanno chiesto il pagamento di stipendi arretrati. L'ente datore di lavoro non ha contestato il debito, ma ha chiamato in causa l'Assessorato Regionale per essere manlevato, sostenendo che il mancato pagamento dipendesse dal mancato versamento dei fondi pubblici regionali. La Corte d'Appello ha respinto la domanda di garanzia contro l'Assessorato, non ritenendo provato l'obbligo di finanziamento aggiuntivo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'ente. La Corte ha chiarito che l'obbligo retributivo verso i lavoratori grava esclusivamente sul datore di lavoro. Non esiste un rapporto diretto tra i dipendenti e l'amministrazione pubblica, né quest'ultima garantisce i debiti dell'ente, a meno che non sia completata con successo la specifica procedura di finanziamento pubblico.
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Appalto Illecito e Obbligo Retributivo: Paga Anche Chi Rifiuta
Una lavoratrice, impiegata tramite un appalto di servizi, ottiene una sentenza che riconosce l'esistenza di un rapporto di lavoro diretto con l'azienda committente a causa di un appalto illecito. Nonostante l'ordine di riammissione, l'azienda non la fa rientrare. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: l'obbligo retributivo per appalto illecito scatta già con la notifica del primo ricorso giudiziale. Quell'atto vale come offerta della prestazione lavorativa e mette in mora l'azienda. Non è necessaria una nuova richiesta formale dopo la sentenza per avere diritto allo stipendio. L'azienda che rifiuta la prestazione deve pagare le retribuzioni maturate.
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Obbligo retributivo cedente: il datore di lavoro paga
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, l'obbligo retributivo del cedente verso il lavoratore è di natura salariale e non risarcitoria. Il datore di lavoro originario, che non riammette in servizio il dipendente, è tenuto a corrispondere l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria (c.d. aliunde perceptum). La sentenza ribadisce che il rapporto di lavoro prosegue legalmente con il cedente, il quale si trova in una situazione di mora del creditore.
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Obbligo retributivo in appalto illecito: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto alla retribuzione per una lavoratrice impiegata tramite un appalto di manodopera illecito. La sentenza stabilisce che l'obbligo retributivo del datore di lavoro sorge dal momento della formale offerta della prestazione lavorativa (messa in mora), anche se la prestazione non è stata effettivamente svolta a causa del rifiuto del datore stesso. Viene inoltre chiarito che un atto di messa in mora contenuto in un ricorso giudiziario, anche se successivamente dichiarato nullo, conserva la sua efficacia.
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Obbligo retributivo: stipendio dovuto senza lavoro?
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e l'ordine di reintegro, ma il datore di lavoro non ottempera. La Cassazione conferma l'obbligo retributivo del datore di lavoro per il periodo di mancata prestazione, stabilendo che la messa in mora iniziale è sufficiente e non serve una nuova offerta di lavoro dopo la sentenza.
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Obbligo retributivo cessione illegittima: la Cassazione
Con l'ordinanza n. 15276/2024, la Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo retributivo di un'azienda cedente nei confronti dei lavoratori in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima. Anche se i dipendenti hanno lavorato per la società cessionaria, il rapporto giuridico con il datore di lavoro originario non si è mai interrotto. La Corte ha stabilito che le somme dovute hanno natura di retribuzione e non di risarcimento, rigettando sia il ricorso principale dell'azienda che quello incidentale dei lavoratori.
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Costituzione in mora: non serve un nuovo atto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14051/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di interposizione illecita di manodopera. Nel caso esaminato, una lavoratrice, dopo aver ottenuto una sentenza che accertava il suo rapporto di lavoro con l'azienda utilizzatrice, si era vista negare le retribuzioni successive alla sentenza perché, secondo la Corte d'Appello, non aveva inviato un nuovo atto di costituzione in mora. La Cassazione ha ribaltato tale decisione, affermando che il ricorso introduttivo con cui si chiede l'accertamento del rapporto e la riammissione in servizio è già di per sé un atto idoneo a costituire in mora il datore di lavoro (mora credendi), facendo sorgere l'obbligo retributivo dal momento della sentenza senza necessità di ulteriori atti.
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Obbligo retributivo per mancata reintegra: la Cass.
Un lavoratore, il cui rapporto di lavoro diretto con un'azienda committente era stato accertato in giudizio, ha chiesto il pagamento delle retribuzioni dopo che l'azienda si è rifiutata di reintegrarlo. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, legandola esclusivamente alla richiesta, non accolta, di un inquadramento superiore. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che l'obbligo retributivo del datore di lavoro sorge per il solo fatto del rifiuto di reintegrare, indipendentemente dalla questione dell'inquadramento. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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