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Nemini Res Sua Servit

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Brocardo latino che esprime un principio fondamentale del diritto: 'nessuno può avere una servitù sulla propria cosa'. La servitù richiede infatti che i proprietari del fondo servente e dominante siano diversi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Servitù di passaggio: la Cassazione chiarisce diritti e spese
Due proprietari di terreni confinanti si sono affrontati in causa per il riconoscimento di una servitù di passaggio nata da un contratto di permuta del 1977. La parte soccombente sosteneva che la richiesta fosse stata modificata in modo inammissibile durante il processo e che i terreni avessero confini differenti. La Corte di Cassazione ha confermato l'esistenza della servitù di passaggio, ribadendo che i diritti reali sono autodeterminati e non cambia la sostanza della lite se si modifica il titolo d'origine invocato. I giudici hanno però accolto il ricorso sul calcolo delle spese legali: il valore della causa non doveva essere considerato indeterminabile, ma calcolato obbligatoriamente sulla base del reddito dominicale del fondo servente. La questione economica è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Distanze Legali per Vedute: Obbligatorie anche su Aree Comuni
Una Proprietaria ha citato in giudizio l'Erede di un vicino per la chiusura di vedute dirette aperte sul suo fondo, violando le norme sulle distanze legali per vedute. L'Erede si è difesa sostenendo che il terreno era di sua proprietà esclusiva o, in subordine, una parte comune indivisa. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno condannato l'Erede a eliminare le vedute. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che le distanze legali per vedute si applicano anche quando lo spazio su cui si apre la veduta è comune tra le parti, superando il principio 'nemini res sua servit' in questo contesto.
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Servitù per destinazione del padre di famiglia: vince l’usucapione
La Corte di Cassazione ha chiarito che una servitù per destinazione del padre di famiglia può sorgere anche quando la proprietà di due fondi, originariamente appartenenti a un'unica persona, viene divisa tramite l'usucapione di uno di essi da parte di un terzo. Il caso riguardava un viale privato il cui passaggio era conteso. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: per verificare la nascita della servitù, non si deve guardare alla data della sentenza che accerta l'usucapione, ma al momento in cui si è effettivamente completato il periodo di possesso necessario. La sentenza precedente è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato applicando questo criterio.
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Usucapione servitù dopo divisione: il tempo non si eredita
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'usucapione servitù dopo divisione. Dei comproprietari dividono un immobile. Successivamente, uno di loro sostiene di aver usucapito una servitù di passaggio sulla proprietà dell'altro, pretendendo di sommare il periodo di utilizzo precedente alla divisione. La Corte stabilisce un principio fondamentale: il tempo utile per l'usucapione di una servitù tra le nuove proprietà esclusive inizia a decorrere solo dal momento della divisione. Prima di tale atto, essendo tutti comproprietari, non poteva esistere una servitù per il principio 'nemini res sua servit'. La Corte chiarisce anche che, in caso di frazionamento di un edificio, il tetto si presume bene comune tra i nuovi proprietari, salvo patto contrario esplicito.
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Proprietà sottosuolo giardino: limiti del giudicato
Una proprietaria otteneva in primo grado il riconoscimento della proprietà esclusiva del suo giardino e del sottosuolo. In appello, il Condominio non contestava la proprietà ma rivendicava una servitù. La Corte d'Appello, tuttavia, dichiarava il sottosuolo bene condominiale. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice d'appello non può pronunciarsi sulla proprietà se l'impugnazione riguarda solo la servitù, per non violare il giudicato interno formatosi. La questione centrale è la distinzione tra la rivendicazione della proprietà del sottosuolo del giardino e quella di un semplice diritto di servitù.
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Supercondominio e uso dei beni comuni: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18241/2024, ha chiarito i presupposti per la costituzione di un supercondominio. Nel caso esaminato, una società immobiliare aveva agito in giudizio per la rimozione di una condotta fognaria che attraversava aree di sua presunta proprietà esclusiva. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la decisione d'appello che aveva qualificato tali aree come beni comuni facenti parte di un supercondominio sorto di fatto. Di conseguenza, l'utilizzo della condotta non configurava una servitù illegittima, ma un legittimo uso della cosa comune, respingendo così l'actio negatoria servitutis.
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Servitù padre di famiglia: i requisiti essenziali
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che negava la costituzione di una servitù del padre di famiglia su una strada di accesso. La Corte ha stabilito che mancava il requisito fondamentale dell'appartenenza dei fondi (servente e dominante) a un unico proprietario al momento della loro separazione. L'utilizzo della strada da parte dei vicini non derivava da un diritto di servitù, ma dal loro status di comproprietari della strada stessa, escludendo così l'applicazione dell'art. 1062 c.c.
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Servitù uso esclusivo: quando il ricorso è inammissibile
Una società immobiliare ha contestato una servitù di uso esclusivo su un suo lastrico solare, sostenendo che annullasse il suo diritto di proprietà. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione risiede in una parallela e definitiva sentenza che ha riconosciuto alla beneficiaria della servitù la piena proprietà dello stesso bene per usucapione, facendo così venire meno l'interesse ad agire della società.
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