LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Negozio Unilaterale Recettizio

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Atto giuridico che proviene dalla volontà di una sola parte (unilaterale) e che produce i suoi effetti solo dal momento in cui giunge a conoscenza del destinatario specifico (recettizio).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Licenziamento per Inidoneità: La Forma Scritta Prevale sulla Notifica
Un Lavoratore, dipendente di un'Amministrazione Pubblica, viene dichiarato inidoneo al servizio dopo un infarto. L'Amministrazione risolve il rapporto di lavoro con una Determinazione Dirigenziale scritta. Il Lavoratore contesta la validità del licenziamento per inidoneità, sostenendo la mancanza di una comunicazione formale dell'atto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la forma del licenziamento è necessaria per la sua validità, ma non esistono modalità specifiche di comunicazione. La conoscenza informale dell'atto scritto da parte del Lavoratore è sufficiente. Il ricorso del Lavoratore è stato respinto, confermando l'efficacia del licenziamento.
Continua »
Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: indennizzo dovuto
Un dipendente viene licenziato per presunti legami con la criminalità organizzata emersi da un'informativa prefettizia. Il tribunale accerta l'assoluta insussistenza del fatto, ritenendo l'atto illegittimo. Nel frattempo, l'azienda comunica un secondo recesso per scadenza dell'appalto, continuando a retribuire il lavoratore fino al termine effettivo. I giudici di merito negano quindi qualsiasi risarcimento per il primo recesso, sostenendo l'assenza di un danno economico effettivo. La Corte di Cassazione ribalta la pronuncia e stabilisce che, a fronte di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo privo di fondamento reale, spetta comunque l'indennità risarcitoria minima di cinque mensilità. Tale indennizzo è dovuto per il semplice fatto dell'illegittima espulsione, a prescindere dalla continuità delle retribuzioni percepite prima della chiusura formale del rapporto.
Continua »
Riscatto della polizza vita falso: vince la beneficiaria
Un uomo stipula una polizza vita di tipo unit linked designando come beneficiaria la convivente. Poco prima della sua morte, la compagnia assicurativa riceve una richiesta di riscatto totale con firma falsificata e liquida le somme agli eredi. La convivente richiede il pagamento della polizza, ma l'assicurazione rifiuta. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della convivente, stabilendo che il riscatto della polizza vita con firma falsa è totalmente inefficace. Trattandosi di un atto unilaterale, esso richiede l'effettiva volontà del contraente. Di conseguenza, la polizza era ancora attiva al momento del decesso e la beneficiaria ha diritto alla liquidazione. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per ricalcolare le spettanze.
Continua »
Diritto di recesso del socio: scontro sugli effetti dell’addio
Una fiduciaria, per conto di una socia, impugna la delibera di una società per azioni che revocava precedenti modifiche statutarie. La socia, che aveva esercitato il diritto di recesso del socio a causa di tali modifiche, rivendica la propria legittimazione a contestare la revoca per tutelare la liquidazione della sua quota. La Corte d'Appello nega tale diritto, ritenendo che il recesso faccia perdere immediatamente lo status di socio. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sulla decorrenza degli effetti del recesso nelle società di capitali, decide con ordinanza interlocutoria di rinviare la causa a una pubblica udienza per un esame approfondito della complessa questione.
Continua »
Dimissioni telematiche: senza procedura online l’atto è nullo
Un lavoratore contesta la cessazione del rapporto di lavoro, sostenendo di essere stato licenziato verbalmente. Il datore di lavoro afferma invece che il dipendente si sia dimesso spontaneamente. La Corte d'Appello dà ragione all'azienda per mancanza di prove sul licenziamento. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: dal 2015, le dimissioni del lavoratore sono valide solo se presentate tramite la procedura di dimissioni telematiche sul portale del Ministero del Lavoro, a pena di inefficacia. Di conseguenza, in assenza della procedura online, le dimissioni informali non hanno alcun valore legale. La Suprema Corte accoglie il ricorso del lavoratore e rinvia la causa per un nuovo giudizio.
Continua »
Opzione sistema contributivo: la comunicazione Uniemens non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opzione per il sistema contributivo, che consente l'applicazione del massimale, è un diritto personale del lavoratore. Per essere valida, la scelta deve essere comunicata per iscritto dal lavoratore direttamente all'Ente Previdenziale. La semplice indicazione da parte dell'Azienda nel flusso telematico Uniemens non è sufficiente a sostituire questa manifestazione di volontà diretta. Di conseguenza, l'Azienda che ha applicato il massimale contributivo senza una formale comunicazione del dipendente all'INPS è stata condannata a versare i contributi mancanti. La sentenza sottolinea la netta separazione tra il rapporto di lavoro e quello previdenziale, ribadendo che la volontà del lavoratore è l'elemento essenziale.
Continua »
Remissione del debito firmata ma ignorata: la Cassazione interviene
Un debitore, dopo aver ricevuto un prestito, ottiene da una dei creditori una dichiarazione scritta di remissione del debito, apparentemente per motivi personali legati a una relazione extraconiugale. Successivamente, le parti firmano un nuovo accordo che riconosce il debito e ne pianifica il pagamento. La Corte d'Appello aveva ritenuto la remissione priva di valore basandosi sul comportamento successivo delle parti. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: una remissione del debito scritta è un atto giuridico valido ed efficace finché non ne viene provata l'invalidità o l'inefficacia. I giudici non possono semplicemente ignorarla, ma devono analizzarla e qualificarla giuridicamente in modo corretto, cosa che non era stata fatta. La causa dovrà essere riesaminata.
Continua »
Remissione del debito: si può annullare per errore?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la remissione del debito, pur essendo un atto unilaterale, può essere annullata se basata su un errore essenziale e riconoscibile. Nel caso specifico, una finanziaria aveva liberato un cliente dal debito credendo erroneamente che un impianto fotovoltaico non fosse stato consegnato. Scoperta la verità, la revoca della remissione è stata considerata legittima, poiché l'errore verteva sul presupposto fondamentale della dichiarazione. La valutazione di tale errore è di competenza del giudice di merito.
Continua »
Remissione del debito: quando l’errore la annulla?
Una società finanziaria concede una remissione del debito a un cliente per un finanziamento legato a un impianto fotovoltaico, credendo erroneamente che non fosse stato installato. Scoperto l'errore, cerca di revocare la remissione. La Corte di Cassazione stabilisce che la dichiarazione, seppur irrevocabile, può essere annullata se l'errore del creditore è essenziale e riconoscibile, cassando la sentenza precedente e rinviando la causa al Tribunale per una nuova valutazione.
Continua »
Remissione del debito: l’errore annulla la liberatoria?
Una società finanziaria emette per errore una remissione del debito a favore di un cliente per un finanziamento legato a un impianto fotovoltaico. Successivamente, cerca di revocarla adducendo un vizio del consenso. La Corte di Cassazione chiarisce che l'annullamento di un atto unilaterale per errore dipende dall'essenzialità e riconoscibilità dell'errore stesso, non dalla sua scusabilità. Il caso viene rinviato per una nuova valutazione basata su questi principi.
Continua »
Opzione sistema contributivo: comunicazione scritta all’INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opzione sistema contributivo per la pensione, prevista dalla legge n. 335/1995, deve essere esercitata dal lavoratore con una dichiarazione scritta e indirizzata direttamente all'INPS. La comunicazione mensile (flusso Uniemens) inviata dal datore di lavoro non è sufficiente a surrogare questa manifestazione di volontà. La sentenza chiarisce che, data la natura di diritto potestativo del lavoratore e le importanti conseguenze sul rapporto previdenziale, è necessario un atto formale che garantisca certezza giuridica, escludendo forme equivalenti.
Continua »
Opzione regime contributivo: comunicazione all’INPS
Una società si è opposta alla richiesta di contributi previdenziali avanzata dall'ente di previdenza per somme eccedenti il massimale annuo. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opzione regime contributivo da parte del lavoratore, per essere valida ed efficace, deve essere comunicata per iscritto direttamente all'ente previdenziale. La semplice comunicazione al datore di lavoro e la successiva trasmissione dei flussi UNIEMENS non sono considerate sufficienti a produrre gli effetti desiderati, tra cui l'applicazione del massimale contributivo.
Continua »