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Modello 72

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È la lista ufficiale, specifica per ogni istituto penitenziario, che elenca tutti i prodotti che i detenuti sono autorizzati ad acquistare tramite il servizio di sopravvitto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spesa dei detenuti in carcere: legittime le liste diverse
Un detenuto sottoposto a regime differenziato ha impugnato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, lamentando una disparità di trattamento per la spesa dei detenuti in carcere. Il recluso contestava che il catalogo delle merci disponibili nell'istituto di pena di assegnazione offrisse meno generi alimentari rispetto a quello adottato in un altro carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che la differenza tra gli elenchi dei prodotti non lede alcun diritto soggettivo, purché la lista garantisca beni congrui per la salute e la nutrizione. Inoltre, le circolari ministeriali consentono ai detenuti di richiedere modifiche puntuali al catalogo per esigenze specifiche e motivate.
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Regime speciale 41-bis: orari di cucina e acquisto alimenti
Un detenuto sottoposto a regime speciale 41-bis ha contestato le restrizioni del carcere relative all'acquisto di cibi al sopravvitto e ai limiti di orario per cucinare in cella. Il Tribunale di sorveglianza ha accolto le sue richieste, equiparando la lista dei beni acquistabili a quella dei detenuti comuni ed eliminando le fasce orarie. Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del recluso ad acquistare i generi alimentari ordinari, escludendo restrizioni puramente punitive slegate dalla prevenzione di reati. Tuttavia, i giudici supremi hanno annullato con rinvio la parte sugli orari di cottura dei cibi: il carcere può regolare i tempi della vita interna per ragioni organizzative, a condizione che tali regole non costituiscano una discriminazione ingiustificata verso chi si trova in regime speciale 41-bis.
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Reclamo del detenuto: beni negati e vittoria in Cassazione
Un recluso presenta istanza per ottenere l'autorizzazione all'acquisto di vari beni tramite sopravvitto. Prima dell'udienza, deposita una memoria integrativa estendendo la lista a riviste, lettori CD, musica e profumo. Il Tribunale di Sorveglianza concede solo i generi alimentari e un pelapatate, ritenendo erroneamente non formulata la richiesta per gli altri oggetti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa. I giudici supremi rilevano un travisamento degli atti processuali, poiché l'interessato aveva formalizzato ritualmente tutte le voci. La Suprema Corte sancisce che ogni reclamo del detenuto tempestivamente integrato deve ricevere una risposta esplicita sul merito. L'ordinanza impugnata viene quindi annullata con rinvio per un nuovo esame completo delle istanze.
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Reclamo del detenuto in 41-bis: congelatore negato e condanna
Un detenuto sottoposto al regime differenziato presenta un reclamo contro il diniego dell'amministrazione penitenziaria di utilizzare un frigo congelatore per la conservazione dei cibi acquistati. Il Magistrato di Sorveglianza dichiara inammissibile l'istanza. La Corte di Cassazione rigetta il successivo ricorso confermando l'orientamento iniziale. I giudici stabiliscono che la richiesta riguarda una misura organizzativa interna della struttura penitenziaria e non incide su posizioni di diritto soggettivo. Di conseguenza, il reclamo del detenuto in 41-bis viene dichiarato del tutto inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Spesa e cucina nel regime 41-bis: i limiti della Cassazione
Un detenuto sottoposto a regime 41-bis ha presentato reclamo per acquistare i medesimi generi alimentari consentiti ai detenuti comuni e per cucinare senza limiti di orario. Il Tribunale di sorveglianza ha accolto la richiesta, ritenendo ingiustificate e meramente punitive le restrizioni sui beni acquistabili e sui tempi di cottura. L'Amministrazione penitenziaria ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso sui cibi acquistabili, confermando che vietare alimenti ordinari costituisce una sofferenza ingiustificata senza legami con la sicurezza. La Suprema Corte ha invece annullato con rinvio la decisione sugli orari di cottura, imponendo di verificare se i limiti orari rispondano a normali esigenze organizzative del carcere.
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Sopravitto dei detenuti: cataloghi diversi e diritti
Un detenuto in regime speciale contesta la disparità dell'offerta alimentare tra diversi istituti penitenziari, lamentando la violazione del principio di uguaglianza perché il catalogo dei prodotti acquistabili varia da carcere a carcere. La Corte di Cassazione respinge l'istanza e conferma la validità delle regole sul sopravitto dei detenuti. I giudici chiariscono che le differenze tra elenchi non violano i diritti individuali se la lista garantisce beni congrui alle esigenze nutritive e di salute. La normativa penitenziaria consente inoltre richieste specifiche in presenza di particolari necessità personali. Poiché il ricorso non dimostra alcuna lesione concreta della salute, la Suprema Corte lo dichiara inammissibile e condanna il reclamante alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Regime detentivo speciale: ammessa la spesa dei detenuti comuni
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Ministero della Giustizia, confermando il diritto di un detenuto sottoposto a regime detentivo speciale di acquistare gli stessi generi alimentari previsti per i detenuti comuni (modello 72). I giudici hanno chiarito che le limitazioni alla spesa e alla scelta dei cibi per chi si trova in regime differenziato sono legittime solo se strettamente necessarie a impedire contatti con l'esterno o l'acquisizione di posizioni di supremazia all'interno del carcere. In assenza di tali pericoli concreti, vietare l'acquisto di determinati alimenti costituisce un ingiustificato surplus di afflittività, privo di base logica e giuridica.
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Regime carcerario differenziato: sì ai limiti per cucinare in cella
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un detenuto sottoposto al regime carcerario differenziato che contestava i limiti orari per la cottura dei cibi e la differenza dei prodotti acquistabili rispetto a un altro carcere. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Penitenziaria, stabilendo che la fissazione di fasce orarie per cucinare è una legittima scelta organizzativa del carcere e non ha intento punitivo. Inoltre, ha dichiarato inammissibile il ricorso del detenuto sull'acquisto dei beni: la lista dei prodotti disponibili (modello 72) dipende da gare d'appalto locali e non esiste un diritto a ottenere lo stesso catalogo di un altro istituto. Vince l'Amministrazione Penitenziaria; confermate le limitazioni orarie e rigettata la richiesta sui prodotti.
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Regime carcerario differenziato: stessi cibi dei detenuti comuni
Il Ministero della Giustizia ha contestato la decisione del Tribunale di Sorveglianza che consentiva a un detenuto sottoposto al regime carcerario differenziato di acquistare gli stessi alimenti previsti per i detenuti comuni. Il Ministero sosteneva la necessità di una lista separata e più restrittiva per ragioni di sicurezza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando che vietare l'acquisto di determinati cibi non è giustificato da reali esigenze di sicurezza. Tale divieto rappresenta solo un inutile e illegittimo aumento della sofferenza del detenuto, in violazione dei principi costituzionali di uguaglianza e finalità rieducativa della pena. Vince quindi il detenuto, che mantiene il diritto di accedere alla lista comune dei prodotti alimentari.
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Farina negata in 41-bis: legittimo il divieto acquisto alimentari
La Cassazione ha esaminato il caso di un detenuto in regime speciale che si è visto negare l'acquisto di farina e lievito. Il ricorso è stato respinto. La Corte ha stabilito che il divieto acquisto generi alimentari 41-bis è legittimo se la stessa restrizione si applica a tutti i detenuti dell'istituto, senza distinzioni. In questo caso, il diniego non costituisce una punizione aggiuntiva o discriminatoria, ma una regola generale della prigione. Accordare il permesso solo al detenuto in 41-bis avrebbe creato un ingiustificato privilegio. Il ricorrente, inoltre, non ha dimostrato di subire un grave e attuale pregiudizio da tale divieto.
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Regime 41-bis: Niente Cibi di Lusso per Mantenere il Potere
Un detenuto sottoposto al regime penitenziario 41-bis lamentava una lista di prodotti alimentari acquistabili più ristretta rispetto a quella di un altro carcere. Il Tribunale di Sorveglianza gli aveva dato ragione, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che limitare l'acquisto di certi beni è una misura legittima e funzionale allo scopo del 'carcere duro'. L'obiettivo del regime penitenziario 41-bis è proprio quello di impedire ai boss di usare beni 'di pregio' per mantenere potere e carisma all'interno del carcere. Pertanto, la differenziazione degli elenchi tra diversi istituti è giustificata da esigenze di sicurezza e non viola alcun diritto.
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Ordinamento penitenziario: limiti acquisti detenuti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di acquisto di generi alimentari non inclusi nel catalogo dell'istituto. La decisione conferma che, secondo l'ordinamento penitenziario, la scelta dei beni acquistabili rientra nella discrezionalità dell'amministrazione e non configura la lesione di un diritto soggettivo del detenuto.
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