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Spesa dei detenuti in carcere: legittime le liste diverse

Un detenuto sottoposto a regime differenziato ha impugnato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, lamentando una disparità di trattamento per la spesa dei detenuti in carcere. Il recluso contestava che il catalogo delle merci disponibili nell’istituto di pena di assegnazione offrisse meno generi alimentari rispetto a quello adottato in un altro carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che la differenza tra gli elenchi dei prodotti non lede alcun diritto soggettivo, purché la lista garantisca beni congrui per la salute e la nutrizione. Inoltre, le circolari ministeriali consentono ai detenuti di richiedere modifiche puntuali al catalogo per esigenze specifiche e motivate.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 43161 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La tutela dei diritti e la spesa dei detenuti in carcere

La gestione della vita quotidiana negli istituti penitenziari impone regole precise per l’acquisto di beni di prima necessità e di generi alimentari. La disciplina che regola la spesa dei detenuti in carcere riguarda il cosiddetto sopravvitto, ossia la facoltà concessa a ciascun recluso di acquistare prodotti aggiuntivi rispetto ai pasti distribuiti dall’amministrazione. Spesso emergono controversie sull’assortimento disponibile nei vari istituti penitenziari del territorio nazionale.

Nel caso analizzato, un detenuto ristretto in regime differenziato ha contestato la composizione del catalogo merci del proprio carcere. Il ricorrente lamentava una grave disparità di trattamento rispetto ai detenuti di un altro istituto penitenziario, dove la lista dei prodotti alimentari risultava più ampia e varia. Il detenuto invocava la violazione del principio costituzionale di uguaglianza, sostenendo la lesione di un proprio diritto personale.

Le regole per la spesa dei detenuti in carcere tra diversi istituti

Ogni istituto penitenziario adotta un proprio elenco ufficiale delle merci acquistabili, redatto tramite appositi moduli amministrativi interni. L’amministrazione penitenziaria stabilisce la lista dei beni in base alla struttura, alla logistica interna e alla popolazione carceraria presente. La normativa non impone una rigida identità di prodotti tra istituti diversi.

Le circolari ministeriali assicurano comunque una tutela fondamentale. L’elenco interno deve sempre garantire prodotti congrui e adeguati alle esigenze alimentari e sanitarie di tutti i ristretti. Qualora un detenuto manifesti particolari necessità di salute o alimentari, la normativa di settore consente di richiedere integrazioni specifiche direttamente alla direzione penitenziaria.

Le motivazioni: assenza di lesione nella spesa dei detenuti in carcere

I giudici di legittimità hanno respinto le censure del detenuto, evidenziando la totale genericità dei motivi di ricorso. La semplice differenza tra i cataloghi delle merci in uso in carceri differenti non lede alcun diritto soggettivo del recluso. L’istituto di reclusione offriva un elenco del tutto idoneo a soddisfare i fabbisogni nutrizionali e di salute.

La Suprema Corte ha chiarito che l’assenza di specifici generi alimentari presenti altrove non costituisce un comportamento illegittimo dell’amministrazione. Il ricorrente non ha dimostrato alcun danno concreto e individualizzato alla propria sfera giuridica o alla propria salute. Inoltre, l’ordinamento prevede già strumenti per integrare il catalogo su richiesta motivata, procedura ignorata dal detenuto prima di sollevare la questione in sede giudiziaria.

Le conclusioni: inammissibilità e spese processuali per la spesa dei detenuti in carcere

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal detenuto. Il provvedimento ha confermato che la difformità tra elenchi di merci tra diversi carceri non viola l’articolo 3 della Costituzione quando la fornitura di base rimane adeguata e dignitosa.

A causa dell’inammissibilità del ricorso e dell’assenza di cause di esonero, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Il detenuto dovrà inoltre versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, chiudendo definitivamente il contenzioso.

I carceri devono offrire tutti gli stessi generi alimentari ai detenuti?
No, gli istituti penitenziari possono predisporre elenchi differenti di prodotti acquistabili, a condizione che la lista garantisca sempre generi adeguati alla salute e alla corretta nutrizione.

Un detenuto può richiedere cibi non presenti nell’elenco ufficiale del carcere?
Sì, le circolari dell’amministrazione penitenziaria consentono di avanzare una richiesta motivata per integrare o modificare l’elenco in presenza di specifiche e comprovate esigenze personali o sanitarie.

Cosa rischia chi presenta un ricorso generico e inammissibile in Cassazione?
La persona che propone un ricorso dichiarato inammissibile deve pagare le spese legali del processo e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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