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Misura Cautelare — Anno 2025

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1142 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Cautelare

Provvedimenti

Riparazione ingiusta detenzione: negata se c’è colpa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex imputato che chiedeva una riparazione per ingiusta detenzione. La richiesta è stata respinta perché, nonostante la successiva assoluzione e prescrizione dei reati, il suo comportamento, caratterizzato da grave colpa e imprudenza nell'intrattenere rapporti con un noto criminale per affari, ha dato causa all'adozione della misura cautelare nei suoi confronti. La sentenza sottolinea che il diritto all'indennizzo non è automatico ma è escluso in presenza di condotte gravemente negligenti.
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Riparazione detenzione: sì se trattenuto senza titolo
La Corte di Cassazione ha stabilito il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione a favore di un uomo che, sebbene prosciolto per vizio totale di mente, era stato trattenuto in carcere per mesi senza un valido titolo giuridico. La sentenza di proscioglimento aveva reso inefficace la misura cautelare, ma la successiva misura di sicurezza era stata applicata solo tempo dopo, creando un vuoto normativo che ha reso la detenzione illegittima e quindi risarcibile.
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Favoreggiamento aggravato: quando scatta il carcere?
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per una donna accusata di favoreggiamento aggravato per aver aiutato la latitanza di un boss mafioso. La decisione si basa su prove concrete come video sorveglianza e scorte in auto ('a staffetta'), ritenendo tali condotte sufficienti a dimostrare la piena consapevolezza e la gravità dei fatti, giustificando la misura di massimo rigore e respingendo la richiesta di arresti domiciliari.
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Partecipazione associativa: annullata misura cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di partecipazione associativa. La motivazione del Tribunale è stata ritenuta inadeguata a dimostrare un ruolo funzionale dell'indagata nell'organizzazione criminale, basandosi su elementi non conclusivi come la gestione di denaro del coniuge e la veicolazione di lettere dal carcere. La Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Interrogatorio preventivo: Cassazione annulla arresti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari per la mancata esecuzione dell'interrogatorio preventivo dell'indagato, reso obbligatorio da una recente riforma. La sentenza stabilisce che tale omissione costituisce una nullità insanabile che il Tribunale del Riesame non può correggere, comportando l'immediata revoca della misura e la liberazione della persona coinvolta.
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Estradizione e misura cautelare: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a misura cautelare in attesa di estradizione. I motivi, che contestavano la sussistenza dei presupposti per l'estradizione stessa, sono stati ritenuti generici e non pertinenti alla sede del riesame della misura, dovendo essere sollevati nel procedimento principale di estradizione. La decisione conferma la netta separazione tra la valutazione delle esigenze cautelari e il merito della domanda di consegna.
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Estradizione misura cautelare: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'ordinanza che confermava la misura cautelare degli arresti domiciliari disposta per finalità di estradizione. Il ricorrente sosteneva l'insussistenza delle condizioni per l'estradizione e la mancanza di motivazione sul pericolo di fuga. La Corte ha stabilito che le questioni di merito sull'estradizione non possono essere sollevate in sede di riesame della misura cautelare, che ha il solo scopo di assicurare la persona alla giustizia straniera. Pertanto, l'analisi sull'estradizione misura cautelare è separata da quella di merito.
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Tempo silente: custodia cautelare e reati di mafia
La Corte di Cassazione ha stabilito che il 'tempo silente', ovvero il lungo periodo trascorso in custodia cautelare, non è di per sé sufficiente a giustificare la revoca o la sostituzione della misura per un imputato di associazione mafiosa. La presunzione di pericolosità per tali reati richiede prove concrete di rescissione dei legami con il sodalizio criminale per essere superata, e il solo decorso del tempo in carcere non costituisce un 'fatto nuovo' idoneo a tal fine.
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Partecipazione clan: quando è reato per la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma una misura cautelare per i reati di estorsione aggravata e partecipazione a un clan di stampo camorristico. La sentenza chiarisce che per la partecipazione clan è sufficiente un ruolo attivo e consapevole, anche per un breve periodo, e che l'estorsione con metodo mafioso può avvenire tramite intimidazione 'silente', basata sulla sola fama criminale del sodalizio, senza necessità di minacce esplicite.
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Esigenze cautelari e mafia: quando restano valide
La Corte di Cassazione conferma la misura degli arresti domiciliari per un indagato per estorsione aggravata dal metodo mafioso, dichiarando inammissibile il suo ricorso. La sentenza sottolinea come le esigenze cautelari persistano in assenza di prove concrete di un reale distacco dell'indagato dall'ambiente criminale, ritenendo insufficienti a tal fine un'offerta di risarcimento e una presunta collaborazione lavorativa.
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Gravi indizi di colpevolezza e misure cautelari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati legati agli stupefacenti. La Corte ha confermato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, chiarendo che per la cessione di droga è sufficiente l'accordo tra le parti, e ha rigettato tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli sull'attualità delle esigenze cautelari e sulla qualificazione dei fatti.
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Affectio societatis: Cassazione e associazione criminale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa contestava la sussistenza della 'affectio societatis' e la necessità della misura detentiva. La Corte ha ritenuto logica la motivazione del Tribunale del Riesame, basata sulla pluralità di reati, la collaborazione stabile e la condivisione dei proventi, confermando che tali elementi sono sufficienti a dimostrare l'inserimento consapevole nel sodalizio criminoso.
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Partecipazione associativa: quando si è membri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per narcotraffico. La sentenza chiarisce i criteri per distinguere un semplice fornitore da un membro effettivo di un'organizzazione criminale, affermando che un rapporto di fornitura stabile e continuativo, essenziale per la vita del sodalizio, integra la partecipazione associativa. La Corte ha inoltre confermato il ruolo apicale del ricorrente, subentrato nella gestione dopo l'arresto del capo precedente, e ha ritenuto insufficienti un contratto di lavoro e l'incensuratezza a superare le esigenze cautelari per reati di tale gravità.
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Esigenze cautelari: il tempo non basta a escluderle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia in carcere per associazione di stampo camorristico. La Corte ha stabilito che, per reati così gravi, la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari non può essere superata dal solo trascorrere del tempo. È necessaria la prova di un distacco concreto e irreversibile dal sodalizio criminale, che nel caso di specie mancava. La decisione conferma la linea dura della giurisprudenza su questo tema.
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Adeguatezza misura cautelare: la motivazione è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia in carcere per il reato di ricettazione. Sebbene le prove del reato fossero state ritenute valide, la Corte ha rilevato una totale assenza di motivazione riguardo l'adeguatezza della misura cautelare applicata. La sentenza sottolinea che il giudice deve sempre spiegare perché ha scelto la misura più restrittiva, come la detenzione in carcere, e perché misure meno afflittive non sarebbero state sufficienti, riaffermando il principio di proporzionalità.
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Corruzione per la funzione: il confine con l’accordo politico
Un consigliere comunale, accusato di corruzione per aver pattuito la sua permanenza in un movimento politico in cambio di un lavoro per il figlio, vede annullata la misura cautelare a suo carico. La Procura ricorre in Cassazione, ma il ricorso viene dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ritiene dubbia la stessa configurabilità del reato di corruzione per la funzione, poiché l'accordo non riguardava direttamente l'esercizio delle funzioni pubbliche ma una scelta politica, e giudica il ricorso una mera rilettura dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Sequestro preventivo: la Cassazione annulla la misura
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per oltre 10 milioni di euro a carico di un imprenditore accusato di bancarotta. La Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione sul 'periculum in mora', chiarendo che la natura fungibile del denaro non giustifica automaticamente la misura. Inoltre, è stato violato il principio sull'onere della prova riguardo la provenienza lecita delle somme, in linea con le recenti Sezioni Unite. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Partecipazione mafiosa: non basta il narcotraffico
La Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di partecipazione mafiosa, distinguendola da quella per narcotraffico. L'adesione a un'associazione per lo spaccio, anche se gestita da un clan, non prova automaticamente la partecipazione mafiosa. È necessaria la prova di un contributo concreto e consapevole al programma del clan. Il ricorso è stato accolto limitatamente a questo punto.
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Ricorso per Saltum: Inammissibile contro misure cautelari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per saltum proposto contro l'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva negato la revoca della misura cautelare dell'obbligo di dimora. La Corte ha ribadito che l'unico rimedio contro tali provvedimenti è l'appello ai sensi dell'art. 310 c.p.p., e non il ricorso diretto in Cassazione, riservato solo alle ordinanze che applicano per la prima volta una misura restrittiva della libertà personale.
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Appello cautelare: l’errore sulla sentenza definitiva
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Milano che aveva dichiarato inammissibile un appello cautelare. Il Tribunale aveva erroneamente ritenuto che la sentenza di condanna fosse divenuta definitiva, facendo venir meno l'interesse del ricorrente. La Cassazione ha chiarito che la pendenza di un ricorso per cassazione contro la sentenza impedisce che questa diventi irrevocabile, mantenendo vivo l'interesse alla revisione della misura cautelare.
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