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Misura Cautelare — Anno 2025

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1142 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Cautelare

Provvedimenti

Aggravamento misura cautelare per reiterazione reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo agli arresti domiciliari a cui era stata aggravata la misura con la custodia in carcere. Il ritrovamento durante una perquisizione di sostanze stupefacenti, cellulari multipli e denaro è stato ritenuto prova sufficiente di un aggravamento delle esigenze cautelari e della reiterazione dell'attività illecita, giustificando così l'aggravamento della misura cautelare ai sensi dell'art. 299 c.p.p.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione contro un'ordinanza di arresti domiciliari per spaccio. Il motivo? L'appello si limitava a riproporre una diversa valutazione dei fatti già respinta dal Tribunale del Riesame, senza evidenziare vizi di legittimità o illogicità manifesta della motivazione.
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Aggravamento misura cautelare per violazione
La Corte di Cassazione conferma l'aggravamento della misura cautelare in carcere per un individuo che, dopo aver violato un obbligo di presentazione, si è reso irreperibile impedendo la notifica di un successivo obbligo di dimora. La Corte ha stabilito che la violazione della prima misura e la successiva irreperibilità sono sufficienti a dimostrare l'inadeguatezza di misure meno afflittive, giustificando l'aggravamento misura cautelare anche in deroga ai limiti di pena.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentato omicidio e associazione a delinquere. La Corte ha stabilito che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza deve essere unitaria e coerente, non basata su un'analisi frammentata dei singoli elementi probatori. Il Tribunale del riesame aveva correttamente motivato la propria decisione, collegando logicamente tutti gli elementi a carico dell'indagato, e la Cassazione non può sostituire la propria valutazione dei fatti a quella del giudice di merito.
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Inammissibilità ricorso cassazione: limiti al riesame
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento di una misura cautelare. La sentenza ribadisce che il ricorso per cassazione non può limitarsi a proporre una diversa interpretazione delle prove, ma deve individuare vizi di legittimità. Nel caso specifico, il PM chiedeva un riesame dei fatti, contestando la valutazione del Tribunale sulla sufficienza degli indizi e sull'attualità delle esigenze cautelari, ma senza dimostrare una manifesta illogicità nella motivazione del provvedimento impugnato.
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Gravi indizi di colpevolezza: la valutazione unitaria
Un individuo ricorre contro una misura cautelare per rapina, sostenendo la debolezza dei singoli elementi a suo carico. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che i gravi indizi di colpevolezza emergono da una valutazione complessiva e unitaria del quadro probatorio, non dall'analisi isolata di ogni singolo elemento.
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Valutazione individuale misura cautelare: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato in custodia cautelare per narcotraffico, che chiedeva gli arresti domiciliari sulla base della concessione della stessa misura a un coimputato. La sentenza ribadisce che la valutazione individuale della misura cautelare si fonda su elementi strettamente personali e non sulla posizione di altri, poiché ogni profilo di pericolosità sociale deve essere analizzato singolarmente.
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Ingiusta detenzione: quando la colpa grave la esclude
Un soggetto, assolto dopo un lungo periodo di custodia cautelare, si è visto negare il risarcimento per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che il suo tentativo di inquinare le prove durante le indagini costituisse una colpa grave, tale da aver contribuito a causare il suo arresto e a escludere il diritto all'indennizzo.
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Associazione mafiosa: quando si partecipa al clan?
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un'imputata contro una misura cautelare per partecipazione ad un'associazione mafiosa a conduzione familiare. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la valutazione del Tribunale del Riesame sui gravi indizi di colpevolezza. La Corte ha ritenuto che il ruolo di collegamento con il padre detenuto e la gestione degli interessi economici del clan fossero elementi sufficienti a configurare la partecipazione al sodalizio criminale, anche in assenza di condotte violente dirette.
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Esigenze cautelari: la valutazione del Giudice
La Cassazione conferma l'obbligo di dimora per un imprenditore accusato di traffico di rifiuti. Nonostante la liquidazione delle società e la fine delle indagini, le esigenze cautelari persistono a causa della capacità dell'imputato di reiterare il reato attraverso altre strutture.
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Ricusazione giudice: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la valutazione di un giudice sulla proporzionalità di una misura cautelare rispetto alla "pena irroganda" non costituisce motivo di ricusazione. Tale valutazione è un adempimento richiesto dalla legge e non un'anticipazione del giudizio sulla colpevolezza dell'imputato. Il ricorso di un imputato, che sosteneva la parzialità del giudice per aver usato tale espressione nel negargli la revoca degli arresti domiciliari, è stato quindi respinto.
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Concorso in usura: la Cassazione sul ruolo dell’esattore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24109/2025, ha chiarito i contorni del concorso in usura. La Corte ha stabilito che chi tenta di riscuotere un credito usurario, anche senza successo, dopo che sono già state pagate delle rate, commette concorso in usura e non il meno grave reato di favoreggiamento reale. Questo perché l'usura è un reato a consumazione prolungata, che si perpetua con ogni pagamento. Nella stessa sentenza, è stato dichiarato inammissibile il ricorso di un'altra imputata contro la misura della custodia in carcere per reati di reimpiego e autoriciclaggio, ritenendo la misura adeguata alla sua elevata pericolosità sociale.
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Aggravante mafiosa: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di trasferimento fraudolento di valori ed estorsione, aggravati dal metodo mafioso. La sentenza sottolinea che le censure sull'inutilizzabilità delle prove devono essere sollevate nei gradi di merito e ribadisce la validità della presunzione di pericolosità legata all'aggravante mafiosa, confermando la decisione del Tribunale del riesame.
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Riparazione ingiusta detenzione: colpa e risarcimento
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una decisione che riconosceva una riparazione per ingiusta detenzione ridotta per colpa lieve. Secondo la Suprema Corte, la condotta di chi aiuta consapevolmente a occultare proventi illeciti non può essere qualificata come colpa lieve, ma integra una condizione ostativa (dolo o colpa grave) che può escludere del tutto il diritto al risarcimento. La motivazione della Corte d'Appello è stata ritenuta contraddittoria per aver descritto un comportamento doloso per poi qualificarlo come lievemente colposo.
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Misura cautelare proporzionata e ricorso: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per ricettazione di beni di lusso. La decisione si fonda sulla corretta valutazione del pericolo di recidiva da parte del Tribunale del riesame. La Corte ribadisce che il ricorso non può mirare a una nuova valutazione dei fatti, ma solo a contestare vizi di legittimità o manifesta illogicità della motivazione che giustifica una misura cautelare proporzionata.
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Favoreggiamento aggravato: bugie e omissioni a verbale
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso. Un soggetto, testimone di un'aggressione, aveva mentito agli inquirenti per proteggere gli autori, legati a un clan. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la trasmissione difettosa degli atti di indagine non invalida la misura cautelare e che mentire per aiutare un indagato costituisce di per sé il reato di favoreggiamento aggravato, non essendo una condotta protetta dal diritto a non autoaccusarsi.
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Agevolazione mafiosa: la prova nel narcotraffico
La Cassazione conferma la misura cautelare per un soggetto accusato di narcotraffico con l'aggravante di agevolazione mafiosa. Decisive le intercettazioni che dimostrano la consapevolezza di operare a vantaggio di un sodalizio mafioso, rendendo irrilevante il tempo trascorso e la detenzione per altra causa.
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Pericolo inquinamento probatorio: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva revocato la custodia cautelare a due indagati per furto. La Corte ha stabilito che il pericolo di inquinamento probatorio era stato erroneamente escluso, precisando che i tentativi di occultare i profitti del reato costituiscono un rischio concreto che giustifica la misura, anche a indagini avanzate.
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Interesse a impugnare: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il motivo principale risiede nella mancanza di un concreto interesse a impugnare: anche se il ricorso fosse stato accolto per il reato di lesioni, la custodia sarebbe rimasta in vigore per il più grave reato di estorsione. La Corte ha ribadito che l'impugnazione deve mirare a un vantaggio pratico e attuale per il ricorrente, non a una mera correzione teorica del provvedimento.
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Associazione mafiosa: il ruolo della cooperativa schermo
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari per un soggetto accusato di partecipazione in un'associazione mafiosa dedita al controllo del settore della pesca. La Corte ha ritenuto che il ruolo di presidente di una cooperativa fosse in realtà una copertura per le attività illecite del clan. Il ricorso, basato su una diversa interpretazione dei fatti, è stato respinto in quanto i gravi indizi di colpevolezza sono stati ritenuti solidi e ben motivati dal tribunale di merito.
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