Un imputato, condannato per tentata rapina, propone appello. I giudici di secondo grado escludono l'aggravante della recidiva ma applicano una riduzione per il tentativo inferiore rispetto a quella concessa in primo grado. L'imputato ricorre in Cassazione denunciando la violazione del divieto di reformatio in peius. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice d'appello non può peggiorare i singoli passaggi del calcolo della pena stabiliti in primo grado, anche se la sanzione finale risulta inferiore. Di conseguenza, la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza limitatamente alla pena, rideterminandola al ribasso in dieci mesi e venti giorni di reclusione.
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