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Manifestamente Infondato — Anno 2024

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577 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Manifestamente Infondato

Provvedimenti

Revoca indulto: quando si perde il beneficio? La Cass.
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca indulto a una donna condannata per nuovi reati commessi nel quinquennio successivo alla legge del 2006. La condanna a una pena superiore a due anni, anche se divenuta definitiva molto dopo, è sufficiente a far perdere il beneficio. La Corte ha ritenuto l'appello manifestamente infondato, sottolineando che rileva il momento della commissione del nuovo reato, non quello del passaggio in giudicato della sentenza.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per minaccia aggravata. Il ricorso è stato respinto perché i motivi erano una mera ripetizione di argomenti già valutati e perché l'asserita violazione procedurale sulla credibilità dei testimoni è risultata manifestamente infondata. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: no dal Giudice di Pace
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per minaccia. Il caso chiarisce che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) non è applicabile nei procedimenti di competenza del Giudice di Pace. I motivi basati su censure di fatto o su normative inapplicabili sono stati rigettati.
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Revoca sospensione condizionale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava la mancata revoca della sospensione condizionale della pena. Il motivo, sollevato per la prima volta in Cassazione, è stato ritenuto manifestamente infondato, poiché la richiesta di una pena sostitutiva non implica una tacita richiesta di revoca del beneficio. L'inammissibilità ha comportato la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile e recidiva: motivazione adeguata
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, confermando una condanna per reati connessi agli stupefacenti e false dichiarazioni. La contestazione sulla motivazione della recidiva è stata ritenuta manifestamente infondata, in quanto la Corte d'Appello aveva fornito una giustificazione adeguata, logica e priva di contraddizioni.
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Ricorso inammissibile: quando è generico e infondato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per minaccia aggravata. La decisione si fonda sulla genericità di un motivo, che si limitava a riproporre argomenti già respinti, e sulla manifesta infondatezza di un altro. Questa ordinanza evidenzia i requisiti di specificità necessari per un ricorso, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Il caso offre spunti cruciali sulla corretta formulazione di un ricorso inammissibile.
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Attenuanti generiche: no con precedenti penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego delle attenuanti generiche. La decisione si basa sulla correttezza della valutazione della Corte d'Appello, che aveva negato il beneficio in ragione dei precedenti penali del soggetto, pur avendo già ridotto la pena. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione sui precedenti penali è un giudizio di merito non sindacabile in sede di legittimità se, come in questo caso, non è manifestamente illogico.
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Attenuanti generiche: quando i precedenti le negano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati fiscali, il quale lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte ha stabilito che la presenza di numerosi precedenti penali, anche se non contestati ai fini della recidiva, è un elemento sufficiente per negare il beneficio, in quanto indice negativo della personalità dell'imputato ai sensi dell'art. 133 del codice penale.
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Attenuanti generiche: quando i precedenti le escludono
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego delle attenuanti generiche. La decisione si fonda sulla corretta valutazione della corte d'appello, che ha considerato ostativi i numerosi precedenti penali del ricorrente e l'assenza di elementi positivi a suo favore, confermando la condanna al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Querela per furto: chi può presentarla in negozio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per furto aggravato in un supermercato. I ricorrenti contestavano la validità della querela per furto, sostenendo che il responsabile della sicurezza non fosse legittimato a presentarla. La Corte ha stabilito che la querela è valida per due motivi: in primo luogo, la denuncia della direttrice con la formula 'ad ogni effetto di legge' esprimeva già la volontà di perseguire i colpevoli. In secondo luogo, e in ogni caso, il responsabile della sicurezza è titolare di una 'detenzione qualificata' dei beni e quindi legittimato a sporgere querela per proteggerli, anche senza una procura formale.
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Inammissibilità ricorso: quando le censure sono generiche
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da due imputati condannati per lesioni personali aggravate. Il motivo, basato su una presunta errata applicazione delle norme sulla determinazione della pena, è stato ritenuto manifestamente infondato e generico. La Corte ha stabilito che la valutazione del giudice di merito, fondata sui precedenti penali e sulle modalità del reato, rientra nel suo potere discrezionale e non è sindacabile se congrua e logica. L'esito conferma il principio di inammissibilità del ricorso in assenza di censure specifiche.
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Valore di querela: la formula e la Cassazione
Un individuo, condannato per furto, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la nullità della querela. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la formula "denuncio ad ogni effetto di legge" è sufficiente a manifestare la volontà di punire il colpevole, attribuendo così pieno valore di querela all'atto. La decisione si fonda sul principio del 'favor querelae', secondo cui nel dubbio si privilegia l'interpretazione che rende valida la querela.
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Particolare tenuità del fatto: no se si supera la soglia
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un contribuente condannato per omessa dichiarazione. La richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto è stata respinta poiché l'imposta evasa di oltre 75.000 euro superava di quasi il 50% la soglia di punibilità di 50.000 euro, escludendo la lieve entità dell'offesa.
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Detenzione di stupefacenti: quando il ricorso è infondato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La sentenza conferma che, nel caso di reato di lieve entità, il narcotest è sufficiente a provare la natura della sostanza, rendendo irrilevante la determinazione del principio attivo. Inoltre, il possesso di dosi già confezionate e di bilancini di precisione, unitamente a circostanze inverosimili, costituisce prova sufficiente per escludere l'uso personale e configurare l'illecita detenzione di stupefacenti.
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Fatto di lieve entità: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha ribadito che per la concessione dell'ipotesi di fatto di lieve entità è necessaria una valutazione globale di tutti gli elementi del caso. La presenza di aspetti che denotano professionalità nell'attività di spaccio è sufficiente a escludere tale attenuante, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Recidiva: quando è legittima? Cassazione decide
Un soggetto condannato per evasione ricorre in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. La decisione si basa sulla logicità della motivazione della Corte d'Appello, che ha correttamente valorizzato i due precedenti penali e la pericolosità sociale espressa dal nuovo reato per giustificare l'aggravante della recidiva.
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Sospensione feriale termini: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, ribadendo un principio fondamentale: la sospensione feriale termini processuali non si estende al termine concesso al giudice per la redazione e il deposito delle motivazioni della sentenza. L'impugnazione, basata sull'erroneo presupposto che tale termine fosse stato sospeso durante il periodo estivo, è stata giudicata manifestamente infondata, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso in Cassazione: i motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso presentato da due imputati. L'ordinanza chiarisce che un ricorso in Cassazione non può limitarsi a ripetere argomenti già respinti in appello né contestare valutazioni di fatto, come quelle sulle sanzioni sostitutive, se la motivazione non è manifestamente illogica. Inoltre, il mancato rispetto dei termini per l'impugnazione comporta l'inammissibilità del ricorso.
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Concorso rapina resistenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35194/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina e resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato sosteneva che la resistenza dovesse essere assorbita dalla rapina impropria. La Corte ha rigettato questa tesi, confermando il principio del concorso rapina resistenza: i due reati coesistono quando la violenza è usata contro un soggetto di cui si conosce la qualifica di pubblico ufficiale ed è strumentale anche a garantire l'impunità.
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Querela truffa: chi è la persona offesa dal reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa. L'ordinanza chiarisce un principio fondamentale sulla querela truffa: la legittimazione a sporgere la denuncia-querela spetta unicamente a chi subisce il danno patrimoniale, che non sempre coincide con la persona indotta in errore. I motivi del ricorso sono stati ritenuti in parte manifestamente infondati e in parte generici, in quanto miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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