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Maltrattamento Di Animali

27 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il maltrattamento di animali, in diritto penale, è il reato previsto dall'art. 544-ter del codice penale ai sensi del quale: "1. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da 3 mesi a 18 mesi o con la multa da euro a euro. 2. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. 3. La pena è aumentata della metà se dai fatti cui al primo comma deriva la morte dell'animale."

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Uccelli in gabbia: Maltrattamento di animali e furto aggravato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per furto aggravato di fauna selvatica e maltrattamento di animali. L'uomo aveva utilizzato reti illegali per catturare uccelli e li aveva detenuti in piccole gabbie, usandoli come richiami vivi, causando loro lesioni e sofferenze. La Suprema Corte ha ribadito che la caccia senza licenza con metodi proibiti costituisce furto ai danni dello Stato. Ha anche chiarito che l'uso degli uccelli come richiami vivi in condizioni di sofferenza configura il maltrattamento di animali, distinguendolo dalla mera detenzione incompatibile.
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Maltrattamento di animali: Ricorso inammissibile, condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata, confermando la sua condanna per maltrattamento di animali. La ricorrente aveva contestato la motivazione della sentenza d'appello, che aveva ritenuto provato il reato basandosi su condizioni igienico-sanitarie precarie, assenza di cibo e acqua per i cuccioli. La Cassazione ha ritenuto la motivazione dei giudici precedenti logica e coerente. Ha inoltre respinto la richiesta di derubricazione del reato e la concessione delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena, poiché l'imputata aveva già usufruito di tale beneficio due volte. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Maltrattamento di animali: condanna anche senza lesioni
Un uomo ha subito la condanna per il delitto di maltrattamento di animali dopo aver sottoposto a sevizie il cane della compagna. Un testimone ha visto l'imputato schiacciare le zampe all'animale e scaraventarlo nella cuccia sul balcone di casa. La difesa ha sostenuto l'assenza di ferite visibili e ha chiesto di derubricare l'accusa in danneggiamento di cose altrui. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che il reato punisce la crudeltà verso gli esseri senzienti e non tutela la proprietà privata. Di conseguenza, la condanna penale resta confermata anche senza lesioni fisiche certificate sul cane.
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Maltrattamento di animali: confermata la reclusione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione nei confronti di una proprietaria per il delitto di maltrattamento di animali. La donna custodiva cani, cavalli, asini e gatti in condizioni igieniche gravemente degradate e del tutto inidonee alla loro natura. Tale condotta ha cagionato sofferenze diffuse, lesioni fisiche e il decesso di alcuni esemplari. I sopralluoghi della Polizia Giudiziaria hanno provato la gravità dei fatti. La Suprema Corte ha respinto il ricorso difensivo, chiarendo che le gravi sofferenze e la morte configurano un delitto doloso e non una semplice contravvenzione per cattiva custodia. L'imputata perde definitivamente il giudizio e deve risarcire le spese all'associazione animalista costituita.
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Maltrattamento di animali: confermato il sequestro di 224 husky
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di 224 cani di razza Siberian Husky ai danni di un allevatore, accusato del reato di maltrattamento di animali (art. 544-ter c.p.). Il Tribunale del Riesame aveva convalidato la misura a causa delle gravissime condizioni igienico-sanitarie della struttura, del forte sovraffollamento e dello stato di denutrizione e disidratazione riscontrato su oltre il 41% degli esemplari. L'allevatore ha proposto ricorso lamentando vizi procedurali e contestando le valutazioni di fatto dei giudici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la detenzione di animali in condizioni produttive di gravi sofferenze integra il reato contestato. L'allevatore perde la custodia dei cani ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Maltrattamento di animali: la prescrizione cancella la condanna
Il proprietario di alcuni animali veniva condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di maltrattamento di animali, a seguito di analisi ematiche che avevano rivelato anomalie. L'imputato proponeva ricorso in Cassazione eccependo l'omesso avviso per lo svolgimento delle analisi di laboratorio e la mancata valutazione di una consulenza tecnica difensiva. La Corte di Cassazione ha rilevato la fondatezza delle doglianze difensive, evidenziando la carenza di motivazione dei giudici d'appello. Tuttavia, a causa del decorso del tempo, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, non sussistendo elementi evidenti per una piena assoluzione nel merito.
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Maltrattamento di animali: niente spese alle parti civili
Il legale rappresentante di una struttura acquatica veniva condannato nei primi gradi di giudizio per il reato di maltrattamento di animali, per aver tenuto alcuni delfini in spazi angusti e inadeguati. L'imputato ha successivamente proposto ricorso in Cassazione, ma ha poi presentato formale rinuncia allo stesso. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per rinuncia, condannando il ricorrente alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende. I giudici hanno inoltre negato il rimborso delle spese legali alle associazioni animaliste costituite come parti civili, poiché queste si sono limitate a depositare memorie standard dopo aver appreso della rinuncia, senza fornire alcun contributo utile o concreto alla decisione della causa.
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Maltrattamento di animali: condannati i veterinari complici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due veterinari pubblici. Il Primo Veterinario è stato condannato per maltrattamento di animali e falso ideologico: nella sua qualità di controllore, non ha impedito le gravi sevizie inflitte ai bovini all'interno di un macello e ha falsificato i registri attestando visite mai eseguite. Il Secondo Veterinario è stato condannato per aver minacciato una collega per costringerla a interrompere le ispezioni e le sanzioni contro la stessa azienda. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale dei due professionisti, ribadendo che lo stordimento dell'animale non esclude la punibilità per il reato di maltrattamento di animali e che il veterinario pubblico ha un preciso dovere giuridico di vigilanza e di tutela del benessere animale.
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Maltrattamento di animali: tagliare le ali è reato penale
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di undici fenicotteri e tre pellicani a cui erano state tagliate le penne remiganti. Il proprietario sosteneva che la tarpatura fosse un'operazione indolore e che i volatili vivessero in un'area recintata. I giudici hanno invece stabilito che questa pratica configura il reato di maltrattamento di animali. Il taglio delle penne impedisce il volo, altera l'equilibrio motorio e causa un grave stress psicofisico, mortificando l'istinto naturale dei volatili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Maltrattamento di animali: crisi economica non giustifica la crudeltà
La Corte di Cassazione ha annullato l'assoluzione per i gestori di un canile accusati di maltrattamento di animali. La Corte d'Appello li aveva assolti giustificando le pessime condizioni della struttura con la mancanza di fondi pubblici. La Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: le difficoltà economiche non integrano lo 'stato di necessità' e non possono mai giustificare il maltrattamento di animali. La sofferenza degli animali, causata da incuria e condizioni inadeguate, costituisce reato a prescindere da problemi finanziari. Il caso è stato rinviato per un nuovo processo che dovrà seguire questa indicazione.
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Maltrattamento di animali: condanna certa, ricorso inutile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per maltrattamento di animali a carico di un imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi presentati erano generici e non criticavano in modo specifico la sentenza precedente. I giudici hanno ritenuto che la condanna fosse ben motivata, basandosi sulla denuncia, sul referto veterinario e sulle stesse dichiarazioni dell'imputato. Di conseguenza, la condanna per il reato di maltrattamento di animali è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Video privato lo incastra: condanna per maltrattamento di animali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato maltrattamento di animali a carico di un uomo che lanciava sassi contro i cani del vicino. La vicenda, provata grazie a un video di sorveglianza privata, stabilisce un principio importante: le riprese private sono prove documentali valide in un processo penale. La Corte ha ritenuto che l'esigenza di accertare un reato prevalga sul diritto alla riservatezza. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare tutte le spese processuali, una multa e il risarcimento alla parte civile, confermando la gravità del reato di maltrattamento di animali.
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Cavallo morto per incuria: condanna per maltrattamento di animali
La Corte di Cassazione conferma la condanna per maltrattamento di animali a carico del proprietario di un allevamento. L'uomo aveva lasciato i suoi cavalli in uno stato di grave incuria, senza cure mediche e profilassi, causando la morte di una cavalla. La difesa sosteneva che il decesso fosse dovuto a una caduta accidentale. I giudici hanno invece stabilito che la morte è stata la conseguenza diretta del prolungato stato di malnutrizione e sofferenza. La sentenza chiarisce che il reato di maltrattamento di animali sussiste anche in caso di omissione, ovvero quando si sceglie consapevolmente di non prendersi cura dell'animale, causandogli una 'lesione' intesa come apprezzabile diminuzione dell'integrità fisica.
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Maltrattamento di animali: Cani Sani Restituiti al Padrone
Una nota associazione ha denunciato il proprietario di due cani per presunto maltrattamento di animali, ottenendo dal Pubblico Ministero il sequestro e l'affido definitivo degli stessi. Il Tribunale del Riesame ha annullato il provvedimento, ordinando la restituzione dei cani al proprietario, poiché i controlli veterinari hanno accertato l'ottimo stato di salute e le buone condizioni igieniche degli animali. L'associazione ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'abnormità della decisione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che senza prove concrete di sofferenza non sussiste il reato e che il proprietario ha pieno diritto di impugnare il sequestro.
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Maltrattamento di animali: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il decesso del proprio cane, causato da violente percosse. La sentenza impugnata aveva accertato che l'animale era morto per lesioni traumatiche, confermate da molteplici testimonianze oculari. La Suprema Corte ha ribadito che il maltrattamento di animali, una volta accertato nei gradi di merito con adeguata motivazione, non può essere oggetto di una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Maltrattamento di animali: validità della condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di maltrattamento di animali a carico di un imputato che aveva proposto ricorso basandosi su vizi formali. Tra le doglianze, l'errata indicazione del luogo di nascita e la mancanza di una pagina nella sentenza di primo grado. La Suprema Corte ha stabilito che tali errori non inficiano la validità del provvedimento se l'identificazione del reo è certa e la motivazione complessiva risulta coerente. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Maltrattamento di animali: i limiti della tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per maltrattamento di animali a carico di un soggetto che deteneva cinque cani in condizioni igieniche e nutrizionali pessime. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, sottolineando che la gravità della condotta e il numero di animali coinvolti impediscono l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Inoltre, l'inammissibilità originaria del ricorso preclude la possibilità di far valere la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza di secondo grado.
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Maltrattamento di animali: condanna per catene corte
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di maltrattamento di animali a carico di un proprietario che deteneva cinque cani in condizioni degradanti. Gli animali erano legati permanentemente con catene corte, privi di acqua, cibo e adeguati ripari igienici in un'area ricoperta di materiali di risulta. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile, poiché la consapevolezza delle pessime condizioni di detenzione integra pienamente l'elemento soggettivo del dolo. Inoltre, è stata negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa del numero di esemplari coinvolti e della durata della condotta omissiva.
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Maltrattamento di animali: sequestro del cane sporco
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un cane detenuto in condizioni igieniche degradate su un balcone privato. Il proprietario, indagato per il reato di maltrattamento di animali ai sensi dell'art. 727 c.p., aveva contestato la misura cautelare lamentando vizi procedurali e l'assenza di sofferenza fisica dell'animale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la detenzione in un ambiente insalubre e colmo di deiezioni è incompatibile con la natura dell'animale e configura una sofferenza penalmente rilevante, indipendentemente dallo stato di salute apparente del cane.
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Maltrattamento di animali e detenzione incompatibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per maltrattamento di animali a carico di un soggetto che deteneva animali in condizioni incompatibili con la loro natura. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché non presentava allegazioni tecniche, come perizie veterinarie, limitandosi a contestare il merito della decisione senza prove adeguate.
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