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Longa Manus

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51 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Società pubblica: può citare l’ente locale socio?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23386/2024, ha stabilito che una società pubblica, anche se interamente partecipata da un ente locale, possiede una personalità giuridica autonoma e distinta. Di conseguenza, può agire in giudizio contro l'ente stesso per ottenere il pagamento dei corrispettivi dovuti. Il caso riguardava una società di gestione ambientale che aveva richiesto il pagamento di interessi di mora a un Comune per il ritardato saldo di fatture. La Corte ha confermato che tale rapporto costituisce una "transazione commerciale" ai sensi del D.Lgs. 231/2002, legittimando l'applicazione degli interessi moratori previsti dalla normativa, e ha respinto la tesi del Comune secondo cui la società fosse una semplice "longa manus" dell'amministrazione.
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Ingiusta detenzione: negata se c’è colpa grave
La Corte di Cassazione ha negato la riparazione per ingiusta detenzione a un ingegnere, sebbene assolto dall'accusa di corruzione. La decisione si fonda sul principio che la condotta gravemente colposa dell'interessato, che ha contribuito a creare un'apparenza di reato e a determinare la misura cautelare, costituisce una condizione ostativa al risarcimento, anche in caso di successiva assoluzione.
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Trasferimento fraudolento di valori: la Cassazione
Un individuo è stato condannato per il reato di trasferimento fraudolento di valori per aver fittiziamente registrato una società, gestore di un bar, in nome di un terzo per conto del reale proprietario. L'obiettivo era sottrarre i beni a possibili misure di prevenzione patrimoniali. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso poiché mirava a una rivalutazione dei fatti e ha ritenuto la motivazione della corte d'appello completa e logica.
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TOSAP cavalcavia: la concessionaria autostradale paga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15204/2024, ha stabilito che una società concessionaria autostradale è tenuta al pagamento della TOSAP per l'occupazione dello spazio aereo sovrastante il suolo comunale tramite un cavalcavia. La Corte ha chiarito che l'esenzione prevista per lo Stato non si estende al concessionario, in quanto quest'ultimo è un soggetto privato che gestisce l'infrastruttura con autonomia e a fini di lucro, realizzando così il presupposto impositivo della tassa.
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TOSAP cavalcavia autostradale: paga il concessionario
Una società di gestione autostradale si opponeva al pagamento della TOSAP richiesta da un Comune per l'occupazione dello spazio aereo sovrastante una strada comunale da parte di un cavalcavia autostradale. La società sosteneva di essere esente in quanto concessionaria dello Stato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la TOSAP per il cavalcavia autostradale è dovuta dal concessionario. L'esenzione fiscale prevista per lo Stato non si estende alla società concessionaria, che occupa il suolo pubblico per svolgere un'attività d'impresa con scopo di lucro.
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TOSAP cavalcavia: concessionari autostradali pagano
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15167/2024, ha stabilito che la tassa per l'occupazione di spazi pubblici (TOSAP) è dovuta anche dalle società concessionarie autostradali per i cavalcavia che sovrastano strade comunali. La Corte ha chiarito che l'esenzione fiscale prevista per lo Stato non si estende alle società private che, pur gestendo un servizio pubblico, operano in regime di concessione con autonomia imprenditoriale e scopo di lucro. Il presupposto della tassa è l'oggettiva sottrazione di spazio pubblico, in questo caso l'aria sovrastante la strada, a prescindere dalla proprietà statale dell'infrastruttura.
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Donazione modale: non è reddito ma liberalità indiretta
Una madre dona un'attività al figlio, imponendogli di versare una somma rateizzata al padre. L'Agenzia delle Entrate qualifica le somme come reddito, ma la Cassazione annulla l'accertamento. La Corte stabilisce che si tratta di una donazione modale, che realizza una liberalità indiretta dalla madre al padre, e quindi le somme non sono tassabili come reddito da lavoro dipendente.
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Estorsione e usura: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per estorsione, usura e lesioni, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. La sentenza chiarisce principi fondamentali: il reato di estorsione si considera consumato, e non solo tentato, anche quando la vittima consegna il denaro sotto il controllo della polizia. Inoltre, il reato di usura sussiste anche se il patto per gli interessi illeciti viene stipulato in un momento successivo alla concessione del prestito iniziale. Infine, viene ribadita la responsabilità a titolo di concorso per chi, pur non essendo presente, coordina un'aggressione fisica.
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Estorsione sul lavoro: minaccia di licenziamento
La Corte di Cassazione conferma la condanna per estorsione sul lavoro nei confronti di un responsabile del personale che aveva minacciato di licenziamento i dipendenti per costringerli a firmare un accordo di conciliazione sindacale svantaggioso, con cui rinunciavano a diritti retributivi e contributivi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Canone occupazione suolo: quando paga il concessionario
Una società concessionaria di autostrade ha contestato il pagamento del canone occupazione suolo pubblico per un viadotto su una strada comunale, sostenendo di essere un'estensione dello Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la società, in quanto soggetto giuridico distinto che persegue un fine di lucro, è tenuta al pagamento del canone. L'interesse pubblico dell'opera non costituisce un motivo di esenzione automatica.
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TOSAP cavalcavia autostradale: quando è dovuta?
Una società di gestione autostradale ha contestato un avviso di accertamento per la tassa sull'occupazione di suolo pubblico (TOSAP) relativa a un cavalcavia che attraversa una strada comunale. La società sosteneva che l'area fosse demanio statale e di essere esente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la TOSAP per cavalcavia autostradale è dovuta. La motivazione si basa sul fatto che la strada sottostante rimane di proprietà comunale e che l'esenzione fiscale prevista per lo Stato non si estende alla società concessionaria, un'entità privata che opera con scopo di lucro.
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Canone occupazione suolo pubblico: Cassazione chiarisce
Una società concessionaria di autostrade si opponeva al pagamento del canone occupazione suolo pubblico per un cavalcavia su una strada comunale, sostenendo di agire come braccio operativo dello Stato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la società, in quanto soggetto privato con finalità di lucro, è distinta dallo Stato e non può beneficiare delle sue esenzioni. Il canone è dovuto per la semplice occupazione di fatto del suolo, a prescindere dalla proprietà dell'infrastruttura.
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Tassazione cavalcavia: la concessionaria deve pagare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2164/2024, ha stabilito che la società concessionaria di una rete autostradale è tenuta al pagamento della tassa per l'occupazione di suolo pubblico (TOSAP) per i cavalcavia che sovrastano strade comunali. La Corte ha chiarito che la natura privata e lucrativa dell'attività del concessionario esclude l'applicazione dell'esenzione fiscale prevista per lo Stato, anche se l'opera è di proprietà statale. La tassazione del cavalcavia autostradale è dovuta in quanto si tratta di un'occupazione di fatto di un bene demaniale comunale da parte di un soggetto privato.
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Società in house: vale come ente impositore?
Una società di riscossione, operante come società in house di un Comune, ha visto respingere la sua domanda di ammissione a un passivo fallimentare. La Cassazione ha cassato la decisione, stabilendo che il giudice di merito ha errato nel non valutare la natura di 'in house' della società. Tale qualifica, se provata, la equipara a un ente impositore, consentendole di fondare la propria pretesa creditoria sui soli avvisi di accertamento definitivi, senza necessità di notificare cartelle di pagamento.
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Valore in dogana: royalties e condizione di vendita
La Cassazione ha stabilito che le royalties pagate per un marchio devono essere incluse nel valore in dogana dei beni importati se il licenziante esercita un controllo sulla produzione, anche se non è il venditore diretto. Questo controllo rende il pagamento delle royalties una condizione implicita della vendita, essenziale per determinare il corretto valore in dogana.
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Partecipazione associazione mafiosa: quando è stabile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per partecipazione ad associazione mafiosa. La Corte conferma che la 'messa a disposizione' e l'agire come 'longa manus' di un capo clan in episodi estorsivi strategici dimostrano un inserimento stabile e organico nel sodalizio, superando la tesi di una partecipazione meramente sporadica.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, confermando la misura cautelare. La sentenza ribadisce che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza spetta al giudice di merito e che l'inutilizzabilità di una prova in sede di legittimità deve superare la 'prova di resistenza', dimostrandone la decisività.
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Partecipazione mafiosa: vicinanza non è prova
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare, stabilendo che per configurare il reato di partecipazione mafiosa non è sufficiente la mera "vicinanza" a un esponente di spicco del clan. È necessario dimostrare un'integrazione stabile e organica nell'associazione e che le attività illecite abbiano concretamente contribuito a rafforzare l'intero sodalizio, non solo un singolo membro. La Corte ha invece ritenuto sussistenti gli indizi per il reato di trasferimento fraudolento di valori.
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Responsabilità società in house e affidamento
Un'impresa avvia un progetto basandosi sulle rassicurazioni di una società portuale, ente 'in house' del Comune. Quando il progetto si rivela irrealizzabile per vincoli urbanistici, la Corte di Cassazione interviene. Con l'ordinanza n. 13003/2025, stabilisce che la responsabilità della società in house è aggravata. Essendo 'longa manus' della P.A., non può scaricare sul privato l'onere di una diligenza che essa stessa non ha avuto, tutelando così l'affidamento del cittadino.
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Partecipazione mafiosa: non basta il narcotraffico
La Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di partecipazione mafiosa, distinguendola da quella per narcotraffico. L'adesione a un'associazione per lo spaccio, anche se gestita da un clan, non prova automaticamente la partecipazione mafiosa. È necessaria la prova di un contributo concreto e consapevole al programma del clan. Il ricorso è stato accolto limitatamente a questo punto.
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