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Liquidazione Equitativa

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496 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Indennità di sopraelevazione: quando è dovuta?
Il proprietario di un lastrico solare realizza una sopraelevazione, e la proprietaria dei piani inferiori agisce in giudizio per ottenere l'indennità di sopraelevazione e il risarcimento di vari danni. La Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso incidentale, cassa la sentenza di merito per motivazione apparente sulla quantificazione del danno per la violazione delle distanze legali, specificando che la liquidazione equitativa deve essere motivata con criteri concreti e non può essere arbitraria. Viene inoltre confermata la debenza dell'indennità, non ravvisando una rinuncia implicita in un precedente atto di donazione.
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Liquidazione equitativa del danno: la Cassazione
Un utente, agente di commercio, subisce l'interruzione della linea telefonica per 12 giorni. Il Giudice di Pace liquida un danno di 400 euro. Il Tribunale, in appello, nega il risarcimento per carenza di prova sul quantum. La Cassazione cassa la sentenza d'appello, affermando che la difficoltà di provare l'esatto ammontare del danno non impedisce la liquidazione equitativa del danno, una volta accertata la sua esistenza (l'an).
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Liquidazione equitativa del danno: il caso dell’ex-amm.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ex amministratore di condominio al risarcimento del danno, stabilito tramite liquidazione equitativa, per non aver restituito la documentazione condominiale. La Corte ha chiarito che, anche in assenza di prove di appropriazione indebita, la condotta omissiva che rende estremamente difficile la gestione successiva costituisce un danno risarcibile. L'ordinanza sottolinea i presupposti per la liquidazione equitativa del danno e i requisiti di autosufficienza del ricorso per cassazione.
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Distanze legali costruzioni: anche una tettoia conta
In un caso di violazione delle distanze legali costruzioni, la Corte di Cassazione ha confermato che una tettoia-autorimessa stabile e ancorata al suolo deve essere considerata una 'costruzione' a tutti gli effetti. Di conseguenza, è soggetta alla norma che impone una distanza minima di 10 metri dalle pareti finestrate degli edifici vicini. La Corte ha rigettato il ricorso dei costruttori, confermando l'ordine di arretramento parziale dell'edificio e il risarcimento del danno, stabilendo principi chiave sulla qualificazione dei manufatti edilizi.
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Trasformazione regressiva: i crediti non si estinguono
Una farmacia subisce danni da allagamenti. La Corte d'Appello nega il risarcimento per i danni del 2007, ritenendo che la trasformazione della società (s.n.c.) in ditta individuale e la successiva cancellazione implicassero la rinuncia ai crediti. La Cassazione ribalta la decisione, chiarendo che in caso di trasformazione regressiva i rapporti giuridici, inclusi i crediti, si concentrano sull'unico socio superstite, che continua l'attività come ditta individuale. Non vi è estinzione della società, ma una continuazione, quindi i crediti non possono considerarsi rinunciati.
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Danno reputazionale: prova presuntiva e liquidazione
Un'agente di polizia, condannata per calunnia ai danni di alcuni colleghi, ha impugnato la sentenza civile che la obbligava al risarcimento del danno reputazionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prova di tale danno, per sua natura "impalpabile", può essere fornita anche tramite presunzioni e massime di esperienza. Il giudice può quindi inferire l'esistenza del pregiudizio dalla gravità dei fatti e dal contesto, procedendo a una liquidazione equitativa anche in assenza di prove dirette su specifiche conseguenze negative.
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Mancato guadagno: prova e liquidazione equitativa
La Corte di Cassazione si pronuncia su un complesso caso di risarcimento per mancato guadagno derivante dalla violazione di un accordo di subappalto. La sentenza chiarisce importanti principi procedurali, stabilendo che l'annullamento della decisione sull'importo del danno (quantum) non inficia la precedente sentenza, passata in giudicato, che accertava il diritto al risarcimento (an). Viene inoltre confermata la legittimità del ricorso alla prova presuntiva e alla liquidazione equitativa per determinare il danno da mancato guadagno, basandosi sulla normale aspettativa di profitto di un'impresa.
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Liquidazione equitativa: i poteri del giudice di rinvio
In una complessa vicenda di espropriazione illegittima, la Corte di Cassazione si pronuncia sulla liquidazione equitativa del danno. Viene stabilito che, nel giudizio di rinvio, l'impugnazione sulla quantificazione riapre l'intera questione, legittimando anche una decisione peggiorativa per l'appellante ('reformatio in peius'). Le critiche generiche al metodo di stima del giudice sono ritenute inammissibili se non accompagnate da valide alternative.
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Spese legali: chi paga se vince un solo attore?
Un politico, citato per diffamazione da tre soggetti (due persone fisiche e una società), veniva condannato a risarcire solo una di esse. La Corte d'Appello, tuttavia, lo obbligava a pagare una parte delle spese legali a tutti e tre, inclusi i due che avevano perso la causa. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla ripartizione delle spese legali: in caso di pluralità di domande, la soccombenza va valutata per ogni singolo rapporto processuale. Pertanto, il convenuto deve rimborsare le spese solo all'attore vittorioso, mentre le parti soccombenti non hanno diritto ad alcun rimborso e possono, anzi, essere condannate a pagare le spese alla controparte.
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Prova del danno: la Cassazione e l’onere probatorio
Un'imprenditrice agricola ha citato in giudizio un istituto di credito per una presunta segnalazione illegittima a una centrale rischi, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e non. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda per mancata prova del danno. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove e l'opportunità di ricorrere a presunzioni rientrano nel potere discrezionale dei giudici di merito e non sono riesaminabili in sede di legittimità se la motivazione è coerente. L'onere della prova del danno non era stato assolto.
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Obbligo di lavaggio DPI: la Cassazione conferma
Una società di trasporti è stata condannata a risarcire un dipendente per i costi sostenuti per il lavaggio degli indumenti da lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato che, anche per un magazziniere esposto a rischi in un ambiente promiscuo, tali indumenti si qualificano come Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). La sentenza sottolinea l'obbligo di lavaggio a carico del datore di lavoro per garantire la manutenzione e l'efficienza dei DPI, proteggendo la salute del lavoratore.
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Danno rapporto parentale: prova e liquidazione
La Corte d'Appello di Trieste ha confermato la condanna di un'azienda sanitaria al risarcimento per il danno da perdita del rapporto parentale subito dai familiari di una paziente deceduta a seguito di complicazioni mediche. La sentenza chiarisce che, sebbene per i familiari stretti il legame affettivo sia presunto, l'intensità di tale legame, necessaria per quantificare il danno, deve essere provata concretamente. La Corte ha ritenuto insufficiente la mera non contestazione da parte dell'azienda, basando la sua decisione sulle prove testimoniali che hanno dimostrato la profondità e la costanza dei rapporti tra la defunta e i suoi cari.
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Occupazione illegittima: la prova della proprietà
Un Comune ha citato in giudizio un'emittente radiofonica per l'occupazione illegittima di un terreno con un impianto di trasmissione. In primo grado la domanda è stata respinta per carenza di prova della proprietà. La Corte d'Appello ha riformato la sentenza, riconoscendo la proprietà del Comune sulla base di visure catastali storiche e perizie. Di conseguenza, ha dichiarato l'occupazione illegittima, ordinato la rimozione dell'impianto e condannato l'emittente al risarcimento del danno per la perdita della possibilità di godimento del bene, liquidato in via equitativa.
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Concorrenza sleale: quando il danno non è provato
Un'impresa di ristorazione ha citato in giudizio un concorrente per concorrenza sleale, accusandolo di aver avviato un'attività simile in un locale non idoneo e senza le dovute autorizzazioni. La Corte d'Appello, pur confermando l'esistenza della concorrenza sleale, ha respinto la richiesta di risarcimento danni. La decisione sottolinea che l'attore non è riuscito a fornire prove sufficienti e coerenti del danno economico subito né a dimostrare un nesso di causalità diretto tra l'attività illecita del concorrente e la propria diminuzione di fatturato.
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Danno estetico: come si calcola il risarcimento?
La sentenza analizza la liquidazione del danno estetico derivante dalla trasformazione di un sottotetto in un'abitazione, con modifiche alla facciata e appropriazione di parti comuni. A seguito di un rinvio della Corte di Cassazione per carenza di motivazione, la Corte d'Appello ha ricalcolato il risarcimento in modo analitico, riducendolo da oltre 158.000 euro a circa 23.450 euro. Il caso evidenzia come la quantificazione del danno estetico non possa essere arbitraria, ma debba basarsi su criteri logici e specifici, anche quando si ricorre a una liquidazione equitativa.
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Occupazione sine titulo: condanna e risarcimento
La sentenza analizza un caso di occupazione sine titulo di un terreno privato, su cui una società aveva installato un elettrodotto senza autorizzazione. Il Tribunale di Bari ha accolto la domanda della proprietaria, ordinando l'immediata rimozione della linea elettrica a spese della società e condannandola al risarcimento del danno. La decisione chiarisce che il danno non è 'in re ipsa' (automatico), ma deve essere provato, sebbene sia sufficiente dimostrare, anche tramite presunzioni, il pregiudizio derivante dall'impossibilità di utilizzare il bene, come nel caso di un terreno destinato ad attività di B&B.
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