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Liquidazione Equitativa

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496 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Indebito arricchimento: la prova dell’incarico P.A.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32662/2024, si è pronunciata sul tema dell'indebito arricchimento nei confronti della Pubblica Amministrazione. Il caso riguarda due professionisti che avevano richiesto un compenso per un'attività di progettazione svolta senza un contratto formale. La Corte ha confermato la decisione di merito, riconoscendo l'indennizzo solo per la parte di attività per cui era provato un vantaggio diretto per l'ente. Per la restante attività, svolta su incarico di una società terza, la domanda è stata respinta, sottolineando l'importanza cruciale della prova del conferimento diretto dell'incarico per poter agire per indebito arricchimento.
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Prova del danno: Rifiuto illegittimo delle testimonianze
A seguito dell'affondamento di un'imbarcazione in un porto turistico durante una mareggiata, il proprietario ha intrapreso una lunga battaglia legale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sulla prova del danno: il giudice non può ritenere generica e quindi inammissibile una prova testimoniale volta a dimostrare l'esistenza e la natura dei danni, per poi concludere che il danno non è stato provato. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per un nuovo esame che tenga conto delle testimonianze ingiustamente escluse.
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Lavoro domenicale: indennità aggiuntiva è dovuta
La Corte di Cassazione ha stabilito che il lavoro domenicale, anche se compensato con un giorno di riposo infrasettimanale, deve essere retribuito con un'indennità aggiuntiva per la sua particolare penosità. La sentenza conferma che il sacrificio degli interessi familiari e sociali legati alla domenica merita un compenso ulteriore, un "quid pluris", che può essere determinato dal giudice in via equitativa se non previsto dal contratto collettivo.
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Perdita di chance: risarcimento per inadempimento
Una società manifatturiera cita in giudizio una società di telecomunicazioni per inadempimento contrattuale relativo alla mancata realizzazione di un sito web e di un portale e-commerce. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, cassa la sentenza d'appello che aveva negato il risarcimento per la perdita di chance. La Suprema Corte chiarisce che la prova di tale danno non richiede la certezza del mancato guadagno, ma la dimostrazione di una concreta possibilità di ottenerlo, la cui quantificazione può avvenire in via equitativa.
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Risarcimento danno demansionamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32527/2024, ha confermato il diritto al risarcimento danno demansionamento per due dipendenti bancari, anche in presenza di una precedente sentenza che aveva escluso il risarcimento per un periodo anteriore. La Corte ha stabilito che la continuità del demansionamento in un periodo successivo costituisce un illecito distinto, per il quale è possibile richiedere e ottenere un nuovo risarcimento. Inoltre, ha ribadito che il danno alla professionalità può essere provato anche in via presuntiva e liquidato equitativamente dal giudice sulla base di elementi come la durata e la gravità del demansionamento.
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Risarcimento danni demansionamento: ricorso inammissibile
Un dipendente pubblico, vicecomandante della polizia municipale, subisce un demansionamento e chiede il risarcimento danni. La Corte d'Appello riconosce il danno ma lo liquida in via equitativa. Il dipendente ricorre in Cassazione contestando la quantificazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, in quanto le censure miravano a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità. L'ordinanza chiarisce i limiti del ricorso per il risarcimento danni demansionamento.
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Lavoro domenicale: indennità per maggiore penosità
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore a ricevere un'indennità aggiuntiva per il lavoro domenicale, liquidata in via equitativa, a causa della sua maggiore penosità. Questa penosità è presunta e non richiede una prova specifica del danno da parte del lavoratore. La Corte ha inoltre stabilito che le maggiorazioni corrisposte con continuità, come quelle per lavoro notturno e domenicale, devono essere incluse nel calcolo del TFR e delle mensilità supplementari.
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Lavoro domenicale: indennità per maggiore penosità
Una società di servizi ha contestato una sentenza che riconosceva a un dipendente un inquadramento superiore e un'indennità per il lavoro domenicale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la maggiore penosità del lavoro domenicale è presunta e non necessita di prova specifica, giustificando un compenso aggiuntivo. Ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro se questo non è assistito da un regime di stabilità reale.
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Danno conseguenza: prova essenziale nella diffamazione
Un professionista ha citato in giudizio un giornalista e il suo intervistato per diffamazione. La Corte d'Appello aveva concesso un risarcimento, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Il motivo fondamentale è che il danneggiato non ha fornito prove specifiche del pregiudizio subito. La sentenza ribadisce che il danno conseguenza derivante da una diffamazione non può essere presunto, ma deve essere allegato e dimostrato concretamente dalla parte lesa.
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Concorrenza sleale: risarcimento e valutazione prove
Una società che gestiva un parcheggio non autorizzato vicino a un aeroporto, su terreni con diversa destinazione d'uso, è stata citata in giudizio per concorrenza sleale dal fornitore ufficiale dei parcheggi aeroportuali. La Corte di Cassazione ha confermato le sentenze dei tribunali di merito, dichiarando inammissibile il ricorso della società soccombente. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove, sia per determinare la durata dell'illecito sia per quantificare il danno, è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno che non sussistano gravi vizi procedurali, qui non riscontrati.
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Bancarotta preferenziale e onere della prova del danno
In un caso di richiesta di risarcimento danni derivante da una condanna per bancarotta preferenziale, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dei creditori che quelli incidentali dei debitori. La Corte ha ribadito che i creditori devono fornire prova rigorosa del danno subito e che non è possibile sollevare questioni giuridiche nuove in sede di legittimità. Ha inoltre confermato la correttezza della liquidazione equitativa del danno operata dal giudice di merito, data la difficoltà di calcolare l'esatto ammontare in pendenza di una procedura fallimentare.
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Responsabilità intermediario e calcolo del danno
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità di un intermediario finanziario per aver mantenuto una linea di gestione patrimoniale divenuta inadeguata a seguito di un'operazione di finanziamento garantita dal portafoglio stesso. L'ordinanza chiarisce che il risarcimento del danno subito dagli investitori deve essere calcolato in modo analitico e non equitativo, a meno che non sia provata l'impossibilità di una stima precisa. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova e corretta quantificazione del danno.
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Onere della prova risarcimento danni: il caso Cass.
Due proprietari citavano in giudizio il loro Condominio per ottenere il risarcimento dei danni a seguito della rottura di una condotta fognaria, chiedendo sia le spese di ripristino sia un indennizzo per il mancato utilizzo di un'unità immobiliare resa inagibile. Mentre la richiesta per le spese di ripristino veniva accolta, quella per il danno da mancato utilizzo veniva respinta in primo e secondo grado per genericità. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando come l'onere della prova risarcimento danni gravi sull'attore, il quale deve specificare con precisione l'immobile, la sua consistenza e le prove del pregiudizio subito, non potendo rimediare a tali mancanze in fasi successive del processo.
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Distanze legali: come si calcola il risarcimento?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10329/2025, interviene su un caso di violazione delle distanze legali in edilizia. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del costruttore, stabilendo che, in caso di violazione, quest'ultimo ha la facoltà alternativa di arretrare l'opera o di avanzarla fino al confine per costruire in aderenza, se il regolamento locale lo consente. Inoltre, ha chiarito che il risarcimento del danno non è automatico ('in re ipsa'), ma va provato dal danneggiato, che deve allegare il pregiudizio concreto subito. Infine, la Corte ha censurato la decisione d'appello per aver liquidato un danno (da infiltrazioni) su cui si era già formato un giudicato interno di rigetto.
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Responsabilità appaltatore: chi paga i danni?
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità appaltatore e del direttore lavori per gravi vizi di costruzione (infiltrazioni da un terrazzo). Rigettati i ricorsi che tentavano di rimettere in discussione l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove, come la CTU. La Corte ribadisce che il suo ruolo non è quello di un terzo grado di merito e conferma la condanna solidale al risarcimento del danno.
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Minaccia con arma: niente tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo condannato per minaccia aggravata dall'uso di una pistola. La Corte ha stabilito che la minaccia con arma è un fatto intrinsecamente grave che non può beneficiare della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'art. 131-bis c.p. La gravità della condotta, data dall'effetto intimidatorio dell'arma, è sufficiente a escludere tale beneficio, senza che il giudice debba analizzare altri elementi potenzialmente favorevoli all'imputato. Confermato anche il risarcimento del danno morale liquidato in via equitativa.
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Lite temeraria: come si calcola il risarcimento
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per lite temeraria di 50.000 euro contro un Ente di Riscossione. La Corte ha stabilito che il risarcimento del danno non può basarsi su vicende processuali passate o su un importo generico, ma deve essere specificamente provato e quantificato in relazione al singolo processo in cui la richiesta è avanzata.
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Liquidazione equitativa danno: quando il giudice nega?
Un gestore di un impianto di carburanti ha citato in giudizio una società petrolifera per recesso illegittimo da un contratto di comodato, chiedendo il risarcimento per il mancato guadagno. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, chiarendo che per ottenere una liquidazione equitativa del danno, il danneggiato deve prima fornire prove concrete sull'esistenza e sull'entità del pregiudizio subito. In assenza di una prova adeguata, il giudice non può intervenire per quantificare il danno.
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Dequalificazione: come si prova il danno professionale?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda di telecomunicazioni al risarcimento per dequalificazione professionale di un suo dipendente. Il lavoratore, un quadro con lunga esperienza nelle risorse umane, era stato assegnato a compiti marginali in un settore informatico senza formazione. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene il danno non sia automatico, può essere provato tramite presunzioni basate sulla durata, la gravità e la natura del demansionamento, legittimando la liquidazione equitativa del danno da parte del giudice.
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Risarcimento sinistro stradale: colpa esclusiva U-turn
Un motociclista subisce gravi lesioni a seguito di un incidente causato da un autocarro che eseguiva un'inversione a 'U' vietata. Il Tribunale di Venezia ha riconosciuto la colpa esclusiva del conducente dell'autocarro, basando la sua decisione sulle risultanze di una Consulenza Tecnica d'Ufficio. La sentenza analizza dettagliatamente il calcolo del risarcimento sinistro stradale, sia per il danno non patrimoniale che per quello patrimoniale, rigettando la tesi del concorso di colpa del motociclista.
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