Un operatore di telefonia mobile ha citato in giudizio un concorrente per pratiche di 'retention' illecite. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha annullato la sentenza di secondo grado che aveva riconosciuto un risarcimento milionario. Il punto centrale della decisione è la distinzione tra la prova della condotta illecita e la prova del 'danno evento', ossia la dimostrazione che tale condotta abbia effettivamente causato un pregiudizio concreto all'attore. Secondo la Suprema Corte, non basta provare l'illecito, ma è necessario dimostrare il nesso causale con il danno subito prima di poter procedere a una liquidazione, anche equitativa.
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