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Limite Tabellare

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È la quantità massima di sostanza stupefacente che, secondo la legge, si presume sia destinata all'uso personale. Superare questa soglia è un forte indizio di spaccio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione di sostanze stupefacenti: 900 dosi e l’uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato era stato trovato in possesso di un quantitativo di hashish quaranta volte superiore al limite di legge, pari a circa 900 dosi singole. La difesa sosteneva la tesi dell'uso personale, ma non ha fornito alcuna prova a supporto. I giudici di legittimità hanno confermato che un quantitativo così elevato esclude logicamente il consumo esclusivamente personale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando la condanna penale e infliggendo al ricorrente anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: i bilancini superano l’uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di lieve entità dello spaccio a carico di un giovane trovato in possesso di hashish, cocaina e tre bilancini di precisione. L'imputato sosteneva l'uso personale della droga e l'uso lecito dei bilancini. I giudici hanno invece ritenuto legittima la valutazione complessiva del tribunale, basata sulla varietà delle sostanze e sulla presenza degli strumenti di pesatura. La Suprema Corte ha inoltre escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché la diversità delle droghe e l'attrezzatura dimostrano una condotta non trascurabile. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale o spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e rapina impropria. L'imputato era stato trovato con circa 19,5 grammi di marijuana suddivisi in dosi in strada e ulteriori 104,6 grammi a casa, oltre a 290 euro in contanti. La difesa sosteneva l'uso esclusivamente personale della droga, supportata dalle dichiarazioni dei familiari. La Suprema Corte ha però confermato la condanna, stabilendo che il superamento dei limiti tabellari, unito alla suddivisione in dosi e al possesso di denaro, costituisce prova logica dell'attività di spaccio. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di stupefacenti: bilancino e dosi incastrano l’imputato
Un uomo viene condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Egli si difende sostenendo che la droga fosse per uso personale. La Corte di Cassazione respinge il suo ricorso, stabilendo un principio chiaro: il solo superamento della quantità massima consentita per uso personale non è una prova automatica di spaccio, ma lo diventa se unito ad altri elementi. In questo caso, la varietà delle droghe, la loro suddivisione in dosi, le modalità di occultamento e il possesso di strumenti per pesare e confezionare hanno reso inverosimile la tesi dell'uso personale. La condanna è quindi confermata.
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Detenzione di stupefacenti per spaccio: contanti e dosi bastano
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di detenzione di stupefacenti per spaccio. Sebbene il solo superamento del limite di quantità per uso personale non sia una prova decisiva, diventa determinante se unito ad altri indizi. Nel caso specifico, l'imputato possedeva diverse tipologie di droghe già suddivise in dosi, una somma di denaro contante non giustificata (740 euro) e risultava disoccupato. Secondo i giudici, l'insieme di questi elementi rendeva del tutto inverosimile la tesi dell'uso personale, provando invece l'intenzione di vendere la sostanza. L'imputato ha quindi perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
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Detenzione ai fini di spaccio: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nei confronti di due imputati, rigettando i ricorsi per inammissibilità. La difesa sosteneva la destinazione all'uso personale della sostanza e contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che il superamento del limite tabellare, sebbene non sia prova esclusiva, costituisce un elemento decisivo se unito alle modalità dell'azione e alle condizioni personali dei soggetti. Inoltre, il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto legittimo in quanto basato sulla gravità oggettiva dei fatti e sulla personalità dei rei.
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