La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e rapina impropria. L'imputato era stato trovato con circa 19,5 grammi di marijuana suddivisi in dosi in strada e ulteriori 104,6 grammi a casa, oltre a 290 euro in contanti. La difesa sosteneva l'uso esclusivamente personale della droga, supportata dalle dichiarazioni dei familiari. La Suprema Corte ha però confermato la condanna, stabilendo che il superamento dei limiti tabellari, unito alla suddivisione in dosi e al possesso di denaro, costituisce prova logica dell'attività di spaccio. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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