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Lieve Entità Reato Stupefacenti

7 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione Stupefacenti: Quando la “Lieve Entità” Non Si Applica
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione illecita di cocaina, hashish e marijuana. Ha presentato ricorso per cassazione, contestando il diniego di riqualificazione del reato come "lieve entità reato stupefacenti". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la notevole quantità di droga, da cui si potevano ricavare centinaia di dosi, è sufficiente a escludere la lieve entità del fatto, indicando una potenziale offensività e diffusibilità dell'attività di spaccio. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità reato stupefacenti: quando la gravità esclude il beneficio
Un individuo ha presentato ricorso contro una sentenza che escludeva la `lieve entità reato stupefacenti` per un'accusa di spaccio. La Corte d'Appello aveva ritenuto il fatto grave, considerando la quantità di droga e l'attività non occasionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso `inammissibile`, confermando la correttezza della valutazione precedente. Ha stabilito che la gravità del reato escludeva la possibilità di applicare la `lieve entità`, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità reato stupefacenti: Cassazione conferma gravità
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo che contestava il mancato riconoscimento della "lieve entità reato stupefacenti" per la detenzione di sostanze. Il ricorrente sosteneva un vizio di motivazione nella sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la Corte d'Appello aveva correttamente valutato la gravità del fatto, considerando la quantità di droga, le dosi ricavabili e la presenza di bilancini, fogli di conteggi e denaro. Il tentativo di rivalutare i fatti da parte del ricorrente non era ammissibile in sede di legittimità. L'individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di droga: la Cassazione nega la lieve entità per attività organizzata
Un Individuo è stato condannato per spaccio di cocaina e detenzione di proiettili. Ha impugnato la sentenza, chiedendo il riconoscimento della `lieve entità reato stupefacenti`. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta. L'Individuo ha quindi presentato ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione e violazione di legge. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la valutazione della `lieve entità` deve essere complessiva. Ha ritenuto la motivazione del giudice di merito adeguata, basata su elementi come strumenti per il confezionamento, una contabilità e la quantità di droga, che indicavano un'attività organizzata. L'Individuo ha perso e dovrà pagare le spese processuali.
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Lieve entità reato stupefacenti: la quantità che fa la differenza
Un individuo è stato condannato per detenzione di marijuana (576 grammi). Ha presentato ricorso, sostenendo un errore nel calcolo delle dosi ricavabili dal principio attivo (16,4 grammi), che avrebbe dovuto qualificare il reato come di **lieve entità reato stupefacenti**. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il calcolo delle dosi (656 singole da 16.400 mg di principio attivo) era corretto. La quantità di stupefacente escludeva la possibilità di considerare il fatto di lieve entità. L'individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Stupefacenti: 489 dosi non sono “lieve entità reato stupefacenti”
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato come "lieve entità reato stupefacenti", sostenendo di aver solo trasportato la droga. La Corte ha ribadito che la valutazione della "lieve entità" richiede un'analisi complessiva di tutti gli elementi, inclusi quantità e qualità della sostanza. Nel caso specifico, le 489 dosi di cocaina trasportate impedivano di considerare il fatto di lieve entità. La decisione conferma che la quantità di droga è un fattore determinante per escludere la minore gravità del reato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità reato stupefacenti: quando il giudice non è incompatibile
Un Lavoratore, condannato per traffico di cocaina e detenzione di munizioni, ha impugnato la sentenza. Ha sostenuto l'incompatibilità del giudice, che aveva autorizzato intercettazioni in un procedimento connesso, e ha chiesto l'applicazione della 'lieve entità reato stupefacenti' per uso personale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'autorizzazione di intercettazioni in un caso diverso non rende il giudice incompatibile. Inoltre, la quantità di droga (265 dosi) e il ruolo del Lavoratore escludevano la 'lieve entità', e non ha provato la sua tossicodipendenza. La condanna è stata confermata.
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