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Licenza Di Pubblica Sicurezza

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Autorizzazione rilasciata dalla Questura (ai sensi dell'art. 88 TULPS) indispensabile per gestire legalmente scommesse sul territorio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Raccolta abusiva di scommesse e divieti in appello
Un gestore di un locale subisce una condanna per il reato di raccolta abusiva di scommesse per aver svolto attività di intermediazione senza la prescritta licenza di pubblica sicurezza. L'imputato propone ricorso per cassazione contestando l'applicazione di una pena accessoria decisa in appello, la violazione delle norme europee e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici spiegano che le pene accessorie previste obbligatoriamente dalla legge non violano il divieto di peggioramento della pena in appello. L'organizzazione complessa e la gestione diretta delle scommesse confermano la piena responsabilità penale del gestore.
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Raccolta abusiva di scommesse: condanna per intermediari non UE
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un intermediario che gestiva scommesse per conto di un allibratore estero senza possedere la necessaria licenza di pubblica sicurezza. La difesa sosteneva che l'operatore straniero fosse stato escluso ingiustamente dalle procedure di concessione in Italia. I giudici hanno invece accertato che la società estera non aveva mai presentato domanda di partecipazione alle gare per ottenere la concessione statale. Di conseguenza, l'attività dell'intermediario configura pienamente il reato di raccolta abusiva di scommesse. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per via di motivi meramente ripetitivi e contrari alla giurisprudenza consolidata, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Raccolta Scommesse Abusiva: La Cassazione Conferma la Condanna
Un Lavoratore è stato condannato per **raccolta scommesse abusiva**. Egli gestiva un centro scommesse per conto di un operatore estero senza le necessarie concessioni e licenze italiane. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo che l'attività di intermediazione per la raccolta di scommesse sportive richiede sia una concessione statale che una licenza di pubblica sicurezza. La difesa del Lavoratore ha sostenuto la discriminazione dell'operatore estero e l'applicabilità di regimi di regolarizzazione, ma la Corte ha respinto queste argomentazioni. Ha chiarito che l'ignoranza della legge non è scusabile per chi svolge professionalmente un'attività commerciale e che le normative di regolarizzazione non estinguono i reati pregressi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Raccolta abusiva di scommesse tra internet point e reato
Il gestore di un locale è stato condannato per il reato di raccolta abusiva di scommesse per aver svolto intermediazione senza concessione statale né licenza di pubblica sicurezza. L'esercente operava mediante un computer collegato a un operatore estero, consentendo le giocate tramite il proprio conto personale e incassando contanti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che la disponibilità di un conto personale e l'incasso diretto integrano un'attività illegale organizzata, non una semplice navigazione internet. Il legame con un operatore straniero privo di concessione non esenta dalle autorizzazioni italiane. La pena resta confermata con l'obbligo di svolgere lavori di pubblica utilità.
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Bar o centro scommesse: condanna per raccolta abusiva di scommesse
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per la titolare di un bar responsabile del reato di raccolta abusiva di scommesse. Il locale era allestito in modo funzionale e quasi esclusivo all'accettazione di puntate su eventi sportivi senza la necessaria autorizzazione ministeriale. Gli agenti avevano rinvenuto monitor per il palinsesto sportivo, tre postazioni informatiche e stampanti per rilasciare le ricevute di gioco per conto di una società concessionaria a distanza. I giudici supremi hanno respinto le doglianze della difesa, ribadendo che non è possibile richiedere alla Cassazione una nuova valutazione delle prove già congruamente accertate.
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Scommesse clandestine: internet point condannato dalla Cassazione
Due gestori di un internet point e rivendita di ricariche hanno subito una condanna per il reato di scommesse clandestine. Durante un controllo, le forze dell'ordine hanno accertato l'assenza della licenza di pubblica sicurezza. Inoltre, gli operanti hanno sorpreso uno degli imputati dietro al bancone nell'atto di gestire le giocate, con ammissione della gestione congiunta. La difesa ha proposto ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove e sostenendo l'estraneità di uno dei due soggetti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi perché fondati su questioni di fatto già esaminate dai giudici di merito. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Raccolta abusiva di scommesse: condanna annullata in Cassazione
Il gestore di una ricevitoria veniva condannato per il reato di raccolta abusiva di scommesse per conto di un operatore estero privo di concessione statale. L'imputato aveva richiesto la licenza di pubblica sicurezza, negatagli a causa della mancanza di concessione in capo alla società straniera, illegittimamente esclusa dai bandi di gara nazionali in violazione del diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione rileva che la normativa interna sul gioco d'azzardo deve essere disapplicata se contrasta con i principi europei di libertà di stabilimento e prestazione di servizi. Tuttavia, poiché il reato si è estinto per il decorso del tempo durante il processo, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza di condanna per intervenuta prescrizione.
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Licenza di pubblica sicurezza: delega non esonera
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un organizzatore di eventi, confermando la sua condanna per violazione delle prescrizioni della sua licenza di pubblica sicurezza. La Corte ha ribadito che la licenza è personale e le relative responsabilità non possono essere trasferite a un delegato, il quale deve comunque operare sotto la vigilanza del titolare. L'appello è stato respinto in quanto le motivazioni erano basate su una rivalutazione dei fatti, non ammissibile in sede di legittimità.
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