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art. 88 T.U.L.P.S.

35 provvedimenti

Raccolta abusiva di scommesse: la Cassazione punisce l’esercente
La titolare di un centro elaborazione dati è stata condannata per il reato di raccolta abusiva di scommesse. Durante un controllo, le autorità hanno accertato che la gestrice permetteva ai clienti privi di conto personale di puntare tramite il proprio profilo telematico per conto di una società estera priva di concessione italiana e licenza di pubblica sicurezza. La difesa sosteneva che la normativa europea proteggesse l'attività transfrontaliera e che sussistesse la buona fede della titolare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'intermediazione diretta e anonima integra un reato autonomo dell'operatore nazionale, rendendo irrilevanti i rapporti con l'allibratore estero. L'operatore commerciale ha il dovere rigoroso di conoscere la legge penale e non può invocare l'ignoranza scusabile.
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Scommesse illegali: la Cassazione conferma la condanna per attività abusiva
Due donne, amministratrice e socia di una società, sono state condannate per esercizio abusivo di scommesse. Hanno allestito un centro scommesse in una cartoleria, raccogliendo denaro e gestendo scommesse sportive online per conto di un operatore maltese senza le necessarie autorizzazioni italiane. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi. Ha confermato che l'attività era illecita, non essendo l'operatore maltese escluso dalle gare per motivi discriminatori. La difesa non ha dimostrato l'ignoranza inevitabile della legge né la particolare tenuità del fatto, data l'organizzazione dell'attività e la manomissione dei software. La condanna e il pagamento delle spese processuali sono stati confermati.
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Raccolta Scommesse Abusiva: La Cassazione Conferma la Condanna
Un Lavoratore è stato condannato per **raccolta scommesse abusiva**. Egli gestiva un centro scommesse per conto di un operatore estero senza le necessarie concessioni e licenze italiane. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo che l'attività di intermediazione per la raccolta di scommesse sportive richiede sia una concessione statale che una licenza di pubblica sicurezza. La difesa del Lavoratore ha sostenuto la discriminazione dell'operatore estero e l'applicabilità di regimi di regolarizzazione, ma la Corte ha respinto queste argomentazioni. Ha chiarito che l'ignoranza della legge non è scusabile per chi svolge professionalmente un'attività commerciale e che le normative di regolarizzazione non estinguono i reati pregressi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Particolare tenuità del fatto: il ritardo non evita la condanna
L'Imputato, condannato per la gestione abusiva di scommesse online, ha proposto ricorso in Cassazione invocando la particolare tenuità del fatto dopo che la sentenza d'appello gli è stata notificata con diciassette anni di ritardo. La difesa ha sostenuto che il lungo tempo trascorso e la scarsa gravità della condotta giustificassero l'esclusione della punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ritardo nelle notifiche non basta per concedere la particolare tenuità del fatto. La richiesta era generica e non dimostrava un'offesa minima, considerato anche che l'imputato aveva precedenti specifici. L'inammissibilità ha precluso la dichiarazione di prescrizione del reato e ha comportato la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Raccolta abusiva di scommesse: no alla tutela UE senza sanatoria
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore contro la revoca della misura interdittiva nei confronti di un gestore di scommesse affiliato a un operatore estero. Il Tribunale aveva escluso il reato ritenendo l'operatore discriminato dalle gare statali. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che la mancata adesione alla procedura di regolarizzazione prevista dalla Legge di Stabilità del 2015 rende irrilevante qualsiasi precedente discriminazione. Chi sceglie di non regolarizzarsi non può invocare la tutela europea per evitare la condanna per raccolta abusiva di scommesse. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per scommesse abusive
Il Gestore di un locale commerciale era stato condannato per aver svolto attività di intermediazione per scommesse in favore di una società estera senza la necessaria licenza di Pubblica Sicurezza. Il fatto era avvenuto nel 2014. Il Gestore ha proposto ricorso in Cassazione, eccependo che la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza della Corte di Appello. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, confermando che il termine di prescrizione era decorso prima della decisione di secondo grado. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato.
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Opposizione a ordinanza ingiunzione: decide l’ufficio non il bar
La titolare di un bar ha proposto opposizione a ordinanza ingiunzione emessa dall'Agenzia delle Dogane per l'installazione di apparecchi da gioco senza autorizzazione. Il Tribunale di Trapani ha declinato la competenza a favore del Tribunale di Marsala, luogo di commissione dell'infrazione. Il Tribunale di Marsala ha sollevato conflitto di competenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza spetta al Tribunale di Trapani. Per le violazioni in materia di giochi d'azzardo, la norma speciale prevede che la competenza territoriale appartenga al giudice del luogo in cui ha sede l'ufficio dell'amministrazione che ha emesso il provvedimento sanzionatorio, prevalendo sulla regola generale del luogo di commissione dell'infrazione.
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Concorrenza sleale e scommesse: lo scontro tra Stato e UE
Un concessionario italiano per la raccolta di scommesse sportive ha citato in giudizio un operatore estero e il suo affiliato locale, accusandoli di concorrenza sleale per aver avviato la stessa attività nello stesso comune senza le licenze statali richieste. La Corte d'Appello ha respinto la domanda di risarcimento, ritenendo che le norme italiane sulle licenze violassero il diritto dell'Unione Europea e andassero quindi disapplicate. Il concessionario ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, data la particolare complessità e rilevanza della questione riguardante il rapporto tra concessioni nazionali e norme europee, non ha ancora deciso il vincitore, ma ha disposto il rinvio della causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Raccolta abusiva di scommesse: condanna annullata in Cassazione
Il gestore di una ricevitoria veniva condannato per il reato di raccolta abusiva di scommesse per conto di un operatore estero privo di concessione statale. L'imputato aveva richiesto la licenza di pubblica sicurezza, negatagli a causa della mancanza di concessione in capo alla società straniera, illegittimamente esclusa dai bandi di gara nazionali in violazione del diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione rileva che la normativa interna sul gioco d'azzardo deve essere disapplicata se contrasta con i principi europei di libertà di stabilimento e prestazione di servizi. Tuttavia, poiché il reato si è estinto per il decorso del tempo durante il processo, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza di condanna per intervenuta prescrizione.
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Raccolta abusiva di scommesse: condannati i gestori senza licenza
Due gestori di un centro scommesse sono stati condannati per la raccolta abusiva di scommesse per conto di un operatore maltese privo di concessione statale e licenza di pubblica sicurezza. I giudici hanno accertato che il centro non si limitava alla trasmissione dei dati, ma raccoglieva direttamente giocate anonime usando conti propri. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei gestori, confermando la loro responsabilità penale. La Corte ha chiarito che le presunte discriminazioni subite dal bookmaker estero nei bandi di gara non scriminano l'attività dei gestori italiani se questi effettuano un'intermediazione diretta e non autorizzata. Inoltre, è stata esclusa la particolare tenuità del fatto a causa della continuazione dell'attività illecita anche dopo i controlli.
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Scommesse abusive: conto personale del gestore costa la condanna
Il Gestore di un centro scommesse italiano, affiliato a un allibratore estero, è stato condannato per il reato di scommesse abusive. L'imputato raccoglieva giocate dai clienti utilizzando un proprio conto gioco personale, anziché far aprire singoli conti ai clienti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che tale condotta costituisce un'illecita attività di intermediazione e non una semplice trasmissione dati. La Corte ha inoltre escluso la particolare tenuità del fatto a causa della ripetitività e del volume delle scommesse raccolte in un breve periodo. Il ricorso del Gestore è stato rigettato, con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Raccolta scommesse non autorizzata: condanna annullata
Due gestori di un centro scommesse sono stati condannati per la raccolta scommesse non autorizzata per conto di un allibratore estero. La Corte di Cassazione ha accolto il loro ricorso, annullando la condanna emessa dalla Corte d'Appello. I giudici di legittimità hanno rilevato che la sentenza d'appello era priva di una motivazione reale, essendosi limitata a richiamare sinteticamente la decisione di primo grado senza rispondere alle contestazioni della difesa. Inoltre, la Corte d'Appello ha ignorato i consolidati orientamenti giurisprudenziali sui bookmaker esteri discriminati dallo Stato italiano. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza, rinviando il caso alla Corte d'Appello di Salerno per un nuovo esame, che dovrà verificare anche l'eventuale prescrizione del reato.
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Raccolta abusiva di scommesse: condanna annullata
I Gestori di un centro scommesse venivano condannati per il reato di raccolta abusiva di scommesse in assenza della licenza di pubblica sicurezza. I ricorrenti lamentavano che il diniego dell'autorizzazione derivasse dalla discriminazione subita dal bookmaker austriaco a cui erano affiliati, in violazione del diritto dell'Unione Europea. La Corte d'appello aveva ignorato la richiesta di acquisire la prova del diniego. La Corte di Cassazione, ribadendo che la normativa penale interna va disapplicata se contraria al diritto eurounitario, rileva che il ricorso non è inammissibile. Tuttavia, essendo il reato ormai estinto per il decorso del tempo, annulla la sentenza di condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione.
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Scommesse: Licenza commerciale non basta, Cassazione attende l’UE
L'Agenzia delle Dogane ha multato il gestore di un esercizio commerciale per aver raccolto giocate per conto di un bookmaker estero senza la specifica licenza per raccolta scommesse (art. 88 T.U.L.P.S.). Il gestore sosteneva che la licenza commerciale generica (art. 86 T.U.L.P.S.) fosse sufficiente e che la normativa italiana violasse i principi europei di libera prestazione dei servizi. La Corte di Cassazione ha deciso di non emettere una sentenza definitiva. Ha sospeso il giudizio in attesa di una pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione Europea su un caso simile. L'esito della vicenda dipenderà quindi da questa futura decisione europea, che chiarirà la compatibilità della legge italiana con le norme comunitarie.
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Errore del PM: ricorso inammissibile e marchi subito restituiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per aspecificità presentato da un Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro di marchi legati a una società di scommesse. L'appello è stato giudicato talmente confuso e pieno di riferimenti a persone e provvedimenti estranei alla causa da non poter essere esaminato. La Corte ha ritenuto impossibile comprendere le ragioni del PM, definendo gli errori non come semplici sviste ma come un difetto strutturale dell'atto. Di conseguenza, la decisione di restituire i beni al loro legittimo proprietario è diventata definitiva, sancendo la sua vittoria a causa di un grave errore procedurale della controparte.
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Licenza Raccolta Scommesse: Bar multato, la Cassazione decide
Una società ha ricevuto una multa di 20.000 euro per aver installato apparecchi per scommesse in un bar-tabacchi senza la specifica autorizzazione. La società sosteneva che la licenza del bar fosse sufficiente. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: la licenza per gestire un bar (art. 86 T.U.L.P.S.) e la licenza raccolta scommesse (art. 88 T.U.L.P.S.) sono due autorizzazioni distinte e non intercambiabili. L'attività di scommesse è considerata un'attività commerciale separata che richiede un proprio, specifico, titolo autorizzativo. Di conseguenza, la multa è stata confermata.
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Scommesse e licenza TULPS: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sanzione amministrativa da 30.000 euro irrogata a un esercizio pubblico per l'installazione di apparecchi da intrattenimento senza la licenza prescritta. Il caso riguardava la raccolta di scommesse per conto di un operatore estero privo di concessione nazionale. I ricorrenti sostenevano che la normativa italiana contrastasse con il diritto dell'Unione Europea, in particolare riguardo alle restrizioni del bando per le concessioni. La Suprema Corte ha stabilito che l'obbligo della licenza di polizia ex art. 88 T.U.L.P.S. è autonomo e necessario per la tutela dell'ordine pubblico e il contrasto alla ludopatia, indipendentemente dalla legittimità della raccolta scommesse operata dal bookmaker straniero.
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Slot-machines: responsabilità licenze
Una società proprietaria di slot-machines è stata sanzionata per aver mantenuto i propri apparecchi in un locale che svolgeva attività di scommesse senza la licenza di polizia prescritta. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, stabilendo che il proprietario degli apparecchi ha l'obbligo di vigilare sulla regolarità amministrativa del locale non solo al momento dell'installazione, ma per tutta la durata dell'uso. La palese presenza di materiale pubblicitario di scommesse abusive nel locale fa scattare la presunzione di colpa a carico del distributore, che non può invocare la buona fede se l'illecito era facilmente riconoscibile dai propri addetti.
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Rottamazione-quater e sanzioni TULPS: la sospensione
Una società operante nel settore dei giochi è stata sanzionata per aver installato apparecchi da intrattenimento in un locale privo della licenza prescritta dal TULPS. Dopo la conferma della sanzione nei primi due gradi di giudizio, i ricorrenti hanno adito la Cassazione chiedendo la sospensione del processo per aver aderito alla Rottamazione-quater. La Suprema Corte ha rilevato la necessità di chiarire se la sospensione prevista dalla legge di bilancio 2023 si applichi anche ai giudizi riguardanti l'ordinanza-ingiunzione sanzionatoria e non solo a quelli relativi alla cartella esattoriale.
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Licenza sala giochi: quando serve l’art. 88 TULPS?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30971/2023, ha stabilito che la licenza sala giochi generica ex art. 86 T.U.L.P.S. non è sufficiente per installare apparecchi da intrattenimento (AWP) se nel locale si svolge anche attività di raccolta scommesse. In tal caso, è obbligatoria la specifica autorizzazione prevista dall'art. 88 T.U.L.P.S. La Corte ha rigettato il ricorso del titolare di una sala, confermando la sanzione amministrativa e validando l'accertamento dell'attività di scommesse basato su prove presuntive.
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