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Licenza Raccolta Scommesse: Bar multato, la Cassazione decide

Una società ha ricevuto una multa di 20.000 euro per aver installato apparecchi per scommesse in un bar-tabacchi senza la specifica autorizzazione. La società sosteneva che la licenza del bar fosse sufficiente. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: la licenza per gestire un bar (art. 86 T.U.L.P.S.) e la licenza raccolta scommesse (art. 88 T.U.L.P.S.) sono due autorizzazioni distinte e non intercambiabili. L’attività di scommesse è considerata un’attività commerciale separata che richiede un proprio, specifico, titolo autorizzativo. Di conseguenza, la multa è stata confermata.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 8694 Anno 2023
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Pubblicato il 1 maggio 2026 in Giurisprudenza Civile

Bar e scommesse: la licenza generica non basta

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale per tutti gli esercenti di locali pubblici: la licenza per gestire un bar non autorizza automaticamente l’installazione di apparecchi per il gioco. Per questa attività è necessaria una specifica licenza raccolta scommesse, come previsto da una normativa distinta. La sentenza nasce dal caso di una società che, ritenendo sufficiente l’autorizzazione del bar, si è vista recapitare una pesante sanzione amministrativa. Vediamo insieme come si sono svolti i fatti e qual è il principio di diritto che i giudici hanno affermato con forza.

I fatti: sei terminali di gioco e una multa da 20.000 euro

La vicenda ha origine da un controllo effettuato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Durante l’ispezione presso un esercizio commerciale adibito a bar-tabacchi, gli agenti accertavano la presenza di sei apparecchi di intrattenimento. Questi dispositivi permettevano la raccolta di scommesse per conto di un noto operatore del settore. Il problema era che né il gestore del bar né la società che aveva installato i terminali possedevano la licenza specifica richiesta dall’articolo 88 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (T.U.L.P.S.). Di conseguenza, l’Agenzia emetteva un’ordinanza ingiunzione, condannando la società e il suo legale rappresentante al pagamento di una sanzione di 20.000 euro.

La difesa della società: una sola licenza per tutto?

La società multata ha impugnato il provvedimento, sostenendo una tesi precisa. A suo avviso, il bar era già in possesso della licenza di polizia prevista dall’articolo 86 del T.U.L.P.S., necessaria per l’apertura di esercizi pubblici. Secondo la sua interpretazione, questo titolo autorizzativo sarebbe stato sufficiente a coprire anche l’installazione degli apparecchi per le scommesse. La logica era che, poiché entrambe le licenze richiedono requisiti soggettivi simili e sottopongono il locale al controllo delle autorità, una seconda autorizzazione sarebbe stata superflua. In pratica, la licenza del bar avrebbe dovuto ‘assorbire’ anche quella per i giochi.

Il chiarimento della Cassazione sulla licenza raccolta scommesse

La Corte di Cassazione ha completamente smontato la tesi difensiva, confermando la validità della multa. I giudici hanno spiegato che le due licenze, quella per l’apertura di un bar (art. 86) e la licenza raccolta scommesse (art. 88), sono ontologicamente diverse. Non sono sovrapponibili perché si riferiscono ad attività commerciali e merceologiche completamente distinte. Da un lato c’è la somministrazione di alimenti e bevande, dall’altro l’organizzazione e la gestione di scommesse. Il possesso della prima non implica né autorizza in alcun modo l’esercizio della seconda.

Le motivazioni: perché la licenza per le scommesse è un’autorizzazione a parte

La Corte ha sottolineato che la legge distingue nettamente i due ambiti. L’articolo 86 del T.U.L.P.S. regola l’apertura di locali come bar, ristoranti e sale giochi lecite. L’articolo 88, invece, è una norma specifica che disciplina l’esercizio delle scommesse, un’attività considerata molto più delicata per l’ordine pubblico e che può essere concessa solo a soggetti specificamente autorizzati dallo Stato. La licenza raccolta scommesse è quindi un’autorizzazione aggiuntiva e non un’estensione di quella esistente. Confondere le due cose significa ignorare la volontà del legislatore di sottoporre il settore del gioco a un controllo più stringente e mirato. La richiesta di una licenza separata garantisce che solo operatori qualificati e controllati possano gestire questo tipo di attività.

Le conclusioni: la sanzione è legittima e va pagata

In conclusione, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. Il principio stabilito è inequivocabile: chiunque intenda installare apparecchi per la raccolta di scommesse all’interno di un locale pubblico, anche se già autorizzato come bar o tabacchi, deve obbligatoriamente ottenere la specifica licenza prevista dall’art. 88 del T.U.L.P.S. In assenza di tale titolo, l’installazione è illegale e la sanzione amministrativa è pienamente legittima. La società è stata quindi condannata a pagare non solo la multa originaria, ma anche le spese legali del giudizio finale.

La licenza per aprire un bar mi autorizza a installare apparecchi per scommesse?
No, la licenza per l’apertura di un bar (art. 86 T.U.L.P.S.) non è sufficiente. Per la raccolta di scommesse è necessaria una licenza specifica e distinta (art. 88 T.U.L.P.S.).

Cosa rischio se installo apparecchi per scommesse senza la licenza corretta?
Si rischia una sanzione amministrativa pecuniaria molto elevata per ogni apparecchio installato illegalmente, come confermato in questa sentenza.

Perché servono due licenze diverse per bar e scommesse nello stesso locale?
Perché sono considerate due attività commerciali distinte. La gestione di un bar e l’esercizio delle scommesse hanno implicazioni diverse per la sicurezza pubblica e richiedono controlli e autorizzazioni separate.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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