Tabella Giochi Proibiti: Obbligo Esteso anche ai Circoli Privati secondo la Cassazione
Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24274/2024) ha riaffermato un principio fondamentale per i gestori di locali e associazioni: l’obbligo di esporre la tabella giochi proibiti non riguarda solo le sale gioco tradizionali, ma si estende anche ai circoli privati che offrono apparecchiature per il gioco d’azzardo. Questa decisione consolida un orientamento rigoroso, sottolineando che la natura del locale non esonera dal rispetto delle normative di pubblica sicurezza.
I Fatti del Caso
Il caso ha origine dalla condanna del presidente di un’associazione e gestore della relativa sala giochi, situata all’interno di un circolo privato. L’imputato era stato accusato di non aver esposto la tabella dei giochi proibiti prevista dall’art. 110 del T.u.l.p.s. (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza). Il controllo delle forze dell’ordine aveva inoltre portato al sequestro amministrativo di sei apparecchi videoterminali, denominati “Totem”, privi di seriali identificativi e installati senza la prescritta licenza.
Sia in primo grado che in appello, il gestore era stato condannato alla pena (condizionalmente sospesa) di quindici giorni di arresto. L’imputato ha quindi proposto ricorso per cassazione, sostenendo che le macchine fossero semplici videoterminali e non apparecchi da gioco, e che la sua responsabilità penale fosse stata affermata senza prove tecniche adeguate.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che le argomentazioni della difesa miravano a una rivalutazione dei fatti, un’operazione preclusa nel giudizio di legittimità, che si concentra esclusivamente sulla corretta applicazione del diritto.
Le Motivazioni: la tabella giochi proibiti è un obbligo inderogabile
La Corte ha basato la sua decisione su alcuni punti cardine:
Non semplici monitor, ma apparecchi da gioco
I giudici di merito avevano già accertato, con prove concrete, che gli apparecchi “Totem” non erano semplici monitor. Essi consentivano l’accesso a giochi proibiti tramite l’inserimento di una moneta e di un codice PIN. Questo accertamento era stato supportato dal personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dalla testimonianza di un cliente, rendendo la ricostruzione dei fatti solida e non contestabile in Cassazione.
L’obbligo si estende ai circoli privati
La Cassazione ha ribadito un principio già consolidato: l’obbligo di esporre la tabella dei giochi proibiti si applica a “tutte le sale da biliardo o da gioco” e anche agli “altri esercizi, compresi i circoli privati”, a condizione che siano muniti di autorizzazione ai sensi dell’art. 86 del T.u.l.p.s. Poiché il circolo in questione gestiva apparecchi da gioco che richiedevano tale licenza, era tenuto a rispettare anche l’obbligo di esposizione della tabella.
Irrilevanza delle altre doglianze
Le ulteriori lamentele sollevate dal ricorrente, relative a una presunta illegittimità costituzionale della norma sanzionatoria e a vizi formali di un avviso di accertamento, sono state giudicate “oscure” e comunque irrilevanti per il processo penale in corso. La Corte ha quindi respinto tali argomentazioni come non pertinenti.
Le Conclusioni: Implicazioni per i Gestori
Questa sentenza invia un messaggio chiaro a tutti i gestori di locali, inclusi i presidenti di associazioni e circoli privati. L’installazione di qualsiasi apparecchiatura che consenta il gioco d’azzardo, anche se mascherata da semplice videoterminale, fa scattare una serie di obblighi previsti dal T.u.l.p.s. Tra questi, l’esposizione della tabella giochi proibiti è un dovere non eludibile. La decisione conferma che il tentativo di contestare in Cassazione l’accertamento fattuale sulla natura degli apparecchi è una strategia destinata a fallire. Per i gestori, la lezione è chiara: la massima trasparenza e il pieno rispetto delle normative sulla pubblica sicurezza sono l’unica via per evitare sanzioni penali e amministrative.
L’obbligo di esporre la tabella dei giochi proibiti vale anche per i circoli privati?
Sì. La Corte di Cassazione ha confermato che l’obbligo si estende anche ai circoli privati quando questi sono muniti dell’autorizzazione per installare apparecchi da gioco, come previsto dall’art. 86 del T.u.l.p.s.
È possibile contestare in Cassazione la natura di un apparecchio da gioco se i giudici precedenti lo hanno già qualificato come tale?
No. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio perché mirava a una nuova valutazione dei fatti (la natura delle macchine), un’attività che spetta esclusivamente ai giudici di primo e secondo grado e non può essere oggetto del giudizio di legittimità della Cassazione.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile per colpa del ricorrente, quest’ultimo viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, come avvenuto nel caso di specie con una sanzione di 3.000 Euro.