Due sorelle ereditano la farmacia paterna. Una di esse aveva acceso un mutuo personale per ripianare i debiti dell'attività del padre. Dopo la morte del genitore, la sorella creditrice chiede all'altra il rimborso delle rate. I giudici di merito rigettano la domanda, ritenendo che la disposizione testamentaria della farmacia costituisse una institutio ex re certa. Di conseguenza, la sorella creditrice, diventando coerede, è subentrata pro quota anche nel debito paterno, determinando l'estinzione del credito per confusione per la sua quota del cinquanta percento, mentre l'altra metà era già stata rimborsata. La Cassazione conferma la decisione, respingendo il ricorso e condannando la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.
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