La Corte di Cassazione conferma la condanna per diversi familiari di un latitante per il reato di procurata inosservanza di pena. La sentenza chiarisce che, sebbene esista una solidarietà familiare, questa non può tradursi in un aiuto attivo e organizzato volto a sottrarre il congiunto all'esecuzione della pena. Le condotte, consistenti nell'organizzare spostamenti con auto di scorta e nel fornire appoggio logistico, sono state ritenute idonee a integrare il reato, superando il limite della mera assistenza morale.
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