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Lapsus Calami

154 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che indica un errore involontario commesso nello scrivere, un 'errore di penna'.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Correzione di errore materiale tra testo e dispositivo
La controversia riguarda la richiesta del Lavoratore per ottenere la correzione di errore materiale di un precedente provvedimento emesso dalla Corte di Cassazione nei confronti dell'Azienda datrice di lavoro. Nel testo del dispositivo finale della sentenza precedente, la Corte aveva indicato per sbaglio l'accoglimento del secondo motivo e il rigetto del primo. Al contrario, l'intera motivazione dimostrava l'accoglimento del primo motivo e la bocciatura del secondo. Nessuna delle parti ha sollevato obiezioni alla richiesta. I giudici di legittimita hanno accertato la presenza di una pura svista di scrittura non incidente sulla decisione sostanziale. La Suprema Corte ha dunque disposto la rettifica ufficiale del dispositivo, allineandolo perfettamente al testo della motivazione.
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Privilegio del credito professionale: no alla tutela su somme indifferenziate
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per ottenere il pagamento dei propri compensi. Il professionista pretendeva il riconoscimento della prelazione sull'intero importo comprensivo di accessori, spese anticipate e oneri fiscali. Il giudice delegato ha riconosciuto il credito collocandolo tra i debiti ordinari, negando la garanzia richiesta. Il Tribunale ha confermato il rigetto dell'opposizione: il creditore non ha separato la quota di compenso netto soggetta a prelazione dalle voci ordinarie escluse dal beneficio temporale e normativo. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del legale, stabilendo che il privilegio del credito professionale presuppone l'onere preciso di specificare e scorporare le somme privilegiate rispetto a quelle prive di tutela speciale.
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Errore Materiale Offerta Gara: Cassazione Conferma Intervento Giudice
Una Azienda Partecipante è stata esclusa da una gara d'appalto per servizi di ristorazione. L'Ente Appaltante ha rilevato un presunto errore materiale offerta gara d'appalto nella proposta tecnica, che menzionava posate in plastica e bicchieri monouso anziché acciaio e vetro. Il Consiglio di Stato ha annullato l'esclusione, ritenendo che si trattasse di un lapsus calami e che l'Ente Appaltante avrebbe dovuto attivare il soccorso procedimentale. L'Azienda Aggiudicataria ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo un eccesso di potere giurisdizionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il Consiglio di Stato ha agito nei limiti della sua giurisdizione interpretando l'offerta e non sostituendosi all'amministrazione.
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Soccorso Procedimentale: Errore nell’Offerta non Esclude da Appalto
L'Ente Appaltante ha escluso un Raggruppamento di Imprese da una gara per servizi di ristorazione, ritenendo la sua offerta tecnica ambigua riguardo posate e bicchieri. Il Consiglio di Stato ha annullato l'esclusione, qualificando l'incoerenza come un "lapsus calami" (errore materiale) e sostenendo l'obbligo di attivare il soccorso procedimentale negli appalti per chiarire. L'Azienda Ricorrente ha impugnato la decisione, accusando il Consiglio di Stato di aver invaso la discrezionalità amministrativa e di aver creato una nuova norma sul soccorso procedimentale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il giudice amministrativo ha agito nei limiti della sua giurisdizione, interpretando una norma esistente senza crearne una nuova.
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Correzione di errore materiale: vince la ditta ma paga i costi
La controversia nasce da una svista contenuta in una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. I giudici avevano rigettato le pretese di un gruppo di dipendenti contro la propria azienda. Nella motivazione il collegio stabiliva che la parte sconfitta doveva pagare le spese legali. Nel testo del dispositivo finale, tuttavia, la Corte condannava per sbaglio l'impresa vincitrice invece dei dipendenti soccombenti. L'azienda ha promosso un ricorso per ottenere la correzione di errore materiale. La Suprema Corte ha accolto l'istanza riconoscendo una mera svista di scrittura non incidente sul merito della decisione. I giudici hanno rettificato il testo del provvedimento, ponendo formalmente le spese a carico dei lavoratori.
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Correzione errore materiale tra motivazione e dispositivo
La controversia nasce da una discrepanza presente in una precedente decisione della Suprema Corte. Nella motivazione del provvedimento i giudici avevano indicato una corte d'appello diversa rispetto a quella correttamente individuata nel dispositivo finale. Il Lavoratore ha quindi promosso il procedimento per la correzione errore materiale per sanare tale divergenza ed evitare incertezze sulla prosecuzione del giudizio. L'Azienda resistente non ha sollevato obiezioni. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, rilevando un mero errore di battitura che non altera la sostanza della decisione. Il testo della motivazione viene rettificato per allinearsi al dispositivo e garantire il corretto rinvio della causa.
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Correzione errore materiale: il Comune paga, non l’Assicurazione
La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza di una Società per la correzione errore materiale di una precedente ordinanza. L'errore consisteva nell'aver erroneamente condannato un'altra Società di Assicurazioni e un privato a pagare le spese legali, anziché il Comune. La Corte ha riconosciuto un evidente lapsus calami, ovvero un errore di scrittura. Ha quindi disposto la modifica del dispositivo dell'ordinanza originaria, stabilendo che fosse il Comune a dover rimborsare le spese legali alla Società ricorrente.
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Cane Abbaia, Vicini Disturbati: Cassazione Conferma Condanna per Quiete Pubblica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una proprietaria di cane per il reato di Disturbo alla quiete pubblica. Il Tribunale aveva sanzionato la donna per l'abbaiare continuo del suo cane, percepito in tutto lo stabile e disturbante per i vicini. La proprietaria ha presentato ricorso, sostenendo che il disturbo non fosse generalizzato e che potessero esserci altri cani. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per il Disturbo alla quiete pubblica basta la potenziale idoneità a disturbare un numero indeterminato di persone, non l'effettivo disturbo di molti. La sentenza ha anche chiarito un errore materiale sull'ammontare del risarcimento.
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Violazione norme antinfortunistiche: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministratore Unico di un'azienda, condannato per la violazione norme antinfortunistiche previste dal D.Lgs. 81/2008. L'imputato era ben consapevole delle irregolarità riscontrate dagli ispettori della sicurezza, ma aveva volutamente lasciato inalterato lo stato dei luoghi aziendali. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione delle prove testimoniali. Inoltre, la presenza di un mero errore materiale sul nome nella motivazione non annulla la condanna se l'identità dell'imputato è certa. L'inammissibilità del ricorso impedisce anche l'applicazione della prescrizione del reato maturata successivamente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Associazione narcotraffico: Custodia cautelare confermata in Cassazione
Un imputato aveva ricevuto una misura di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad una associazione finalizzata al narcotraffico. Il Tribunale del riesame aveva confermato la misura. La Cassazione, in un precedente ricorso, aveva annullato l'ordinanza limitatamente al reato associativo, rinviando per nuovo esame. Il Tribunale del riesame, come giudice del rinvio, ha nuovamente respinto la richiesta dell'imputato, confermando la sussistenza dell'associazione e la sua partecipazione. L'imputato ha presentato un nuovo ricorso in Cassazione, contestando la motivazione del Tribunale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo le censure infondate e confermando la legittimità della custodia cautelare.
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Inammissibilità ricorso in Cassazione: Coltello e difese respinte
Un Lavoratore è stato condannato per aver portato un coltello a serramanico senza giustificato motivo. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la nullità del sequestro, l'inutilizzabilità delle sue dichiarazioni, la presunta diversità tra accusa e condanna e il diniego della non punibilità per speciale tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso in Cassazione, ritenendo i motivi infondati o generici. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto e reati edilizi in Cassazione
Un proprietario è stato condannato per aver ricostruito un edificio in una posizione diversa rispetto al permesso di costruire rilasciato. La difesa ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando l'assenza di precedenti e il rispetto della volumetria. Il Tribunale ha inflitto una pena pecuniaria e l'ordine di demolizione, omettendo di motivare sulla richiesta di tenuità. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale e la legittimità della demolizione per modifiche essenziali al progetto. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la sentenza con rinvio poiché il giudice di merito deve valutare espressamente la particolare tenuità del fatto.
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Misure cautelari e traffico di droga: tempo lungo ma vincolo saldo
Un indagato ha contestato l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava l'obbligo di dimora e l'obbligo di firma. L'accusa riguarda la partecipazione a un'associazione finalizzata allo spaccio e la realizzazione di specifici reati di cessione di stupefacenti. La difesa ha sostenuto la nullità del primo provvedimento per la mancata citazione del nome nell'elenco dei fornitori, la debolezza delle intercettazioni e il lungo tempo trascorso dagli eventi. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'omissione iniziale era un mero errore di battitura. Inoltre, il tempo trascorso non cancella la pericolosità sociale derivante dall'inserimento in una rete criminale strutturata. Il quadro probatorio giustifica appieno le misure cautelari e traffico di droga.
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Pericolosità sociale: la Cassazione chiarisce le misure di prevenzione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Individuo a cui era stata applicata una misura di prevenzione di sorveglianza speciale. L'Individuo contestava la validità dell'avviso di udienza, sostenendo che non specificava chiaramente la categoria di pericolosità sociale a lui attribuita, con riferimenti normativi contraddittori. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che, nel contesto delle misure di prevenzione, non si viola il diritto di difesa se l'avviso indica i fatti concreti alla base della proposta, anche se la qualificazione giuridica della pericolosità sociale dovesse poi cambiare. L'importante è che la difesa possa confrontarsi sui fatti. La sentenza rafforza il principio che la sostanza dei fatti prevale sulla forma nella definizione della pericolosità sociale.
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Risarcimento medici specializzandi: spetta anche pre-1982
Un gruppo di professionisti della salute ha citato in giudizio lo Stato per ottenere il risarcimento medici specializzandi, lamentando la mancata retribuzione durante i corsi di specializzazione frequentati tra il 1980 e il 1982. La richiesta derivava dal ritardo dell'Italia nel recepire le direttive europee sulla corretta remunerazione della formazione medica. La Corte di Cassazione ha confermato che anche i medici iscritti prima del 1982 hanno diritto alla compensazione economica per il periodo successivo al primo gennaio 1983 fino al termine degli studi. Al contempo, il giudice di legittimità ha accolto il ricorso delle amministrazioni pubbliche in merito al calcolo errato degli anni effettivi di corso per taluni medici, stabilendo che l'indennizzo vada parametrato solo sulla durata reale della scuola. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per ricalcolare l'ammontare preciso delle somme dovute.
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Revocazione per errore di fatto: rigetto per mancata specificità
Una società contribuente ha impugnato una pronuncia della Corte di Cassazione richiedendo la revocazione per errore di fatto. L'azienda sosteneva che i giudici avessero erroneamente dichiarato il ricorso privo di specificità per mancata allegazione di documenti, nonostante tali atti fossero presenti nel fascicolo di merito richiesto in trasmissione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la censura non riguarda un errore materiale di percezione, bensì una valutazione di diritto processuale sull'obbligo di autosufficienza degli atti. La semplice richiesta di acquisire il fascicolo non esonera la parte dall'onere di trascrivere il contenuto dei documenti rilevanti nell'atto introduttivo. La società è stata quindi condannata al pagamento delle spese di lite.
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Correzione errore materiale: sanzione raddoppiata per il ricorso
Un cittadino condannato ha presentato istanza per la correzione errore materiale contro una sentenza della Corte di Cassazione. Il ricorrente chiedeva di cancellare o ridurre la sanzione di duemila euro inflitta a favore della Cassa delle ammende, ritenendola sproporzionata rispetto alla presunta infondatezza della sua impugnazione originaria. I giudici supremi hanno respinto la richiesta qualificandola come inammissibile. Il procedimento di correzione serve infatti soltanto a rimediare a mere sviste materiali o errori di calcolo evidenti. La contestazione sul valore della sanzione riguarda invece una scelta discrezionale del giudice e attiene al merito della decisione. Per effetto dell'inammissibilità dell'istanza e della colpa processuale riscontrata, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento di ulteriori tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese del procedimento.
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Correzione di errore materiale: da 300 a 3000 euro di spese
L'Ente Previdenziale ha perso il ricorso contro il Cittadino. I giudici hanno condannato l'ente pubblico a pagare le spese legali. Tuttavia, nel testo depositato dell'ordinanza, l'importo dei compensi professionali indicava la cifra di euro 300 anziché euro 3.000, per una mera svista di battitura rispetto a quanto deciso in camera di consiglio. Il Cittadino ha quindi richiesto la correzione di errore materiale. La Suprema Corte ha verificato il verbale interno di udienza e ha accertato la discordanza dovuta a una svista di redazione. I giudici hanno accolto l'istanza e hanno rettificato ufficialmente la cifra a euro 3.000.
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Notifica del ricorso all’indirizzo errato: l’Ente perde la causa
L'Ente Previdenziale ha impugnato una sentenza che riconosceva alla Lavoratrice il diritto alla pensione di vecchiaia a partire dal compimento dell'età anagrafica. L'Ente ha affidato l'atto all'ufficiale giudiziario nell'ultimo giorno utile, indicando però un numero civico sbagliato. L'ufficiale non ha reperito la destinataria e la notifica del ricorso è fallita. L'Ente ha riavviato la procedura solo in un secondo momento, oltre il termine decadenziale di impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e tardivo. Lo sbaglio nell'indirizzo è imputabile esclusivamente alla negligenza dell'Ente. La decisione di appello a favore della Lavoratrice è diventata definitiva.
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Concordato in appello: accordo vincolante e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da più imputati contro la sentenza di secondo grado che rideterminava la loro pena. Gli imputati avevano formalizzato un concordato in appello, rinunciando ai motivi ordinari di impugnazione. Successivamente, la difesa ha promosso ricorso per Cassazione, lamentando mancati proscioglimenti e presunti errori sui limiti edittali del furto in abitazione. I Supremi Giudici hanno chiarito che l'accordo preclude la riproposizione dei punti rinunciati, salvo vizi nel consenso o vera illegalità della pena. L'inesatta citazione del minimo edittale costituisce un mero errore materiale se la sanzione rientra nella cornice di legge applicabile. I condannati devono pagare le spese di lite e una sanzione pecuniaria.
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