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Ius Superveniens

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1338 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Aiuti di Stato: il ruolo del CdA è attività d’impresa?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso a pubblica udienza una causa riguardante il diniego di un rimborso fiscale, previsto per le vittime di un sisma, a una contribuente anche per i redditi derivanti dalla sua partecipazione a un consiglio di amministrazione. Il caso solleva una questione nuova e di particolare rilevanza: stabilire se l'attività di componente di un CdA si qualifichi come 'attività d'impresa' secondo il diritto europeo, ricadendo così nelle restrizioni sugli Aiuti di Stato. La Corte ha ritenuto necessario un approfondimento in pubblica udienza data l'assenza di precedenti specifici sul punto.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: costi e IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34332/2025, si pronuncia su un caso di operazioni soggettivamente inesistenti. Viene confermato l'indetraibilità dell'IVA in mancanza di prova della buona fede del contribuente, ma viene accolto il ricorso sulla deducibilità dei costi, chiarendo che l'onere di provare l'esistenza di un'azione penale che ne impedisca la deduzione spetta all'Amministrazione finanziaria e non al contribuente.
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Processo tributario e sentenza penale: il nuovo art. 21-bis
Una società, accusata di frode IVA e assolta in sede penale, vede la Corte d'Appello annullare gli avvisi di accertamento. L'Agenzia Fiscale ricorre in Cassazione, contestando la trasposizione automatica del giudizio penale nel processo tributario. La Suprema Corte, data l'entrata in vigore di una nuova norma (art. 21-bis D.Lgs. 74/2000) sull'efficacia della sentenza penale nel processo tributario e la pendenza di una decisione delle Sezioni Unite sulla sua interpretazione, ha disposto un rinvio della causa a nuovo ruolo, sospendendo di fatto la decisione.
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Prova buona fede: diligenza richiesta nelle frodi IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34306/2025, ha esaminato un caso di frode IVA (frode carosello), chiarendo la ripartizione dell'onere della prova buona fede. È stato stabilito che un operatore professionale, per detrarre l'IVA e dedurre i costi, deve dimostrare di aver agito con una diligenza superiore alla media, non limitandosi a controlli formali sui fornitori. La presenza di indizi di frode, come legami pregressi con gli ideatori dello schema illecito, impone verifiche sostanziali sull'effettiva operatività della controparte. La Corte ha quindi respinto il ricorso del contribuente, confermando l'accertamento fiscale perché la società non aveva fornito una prova a contrario sufficiente a dimostrare la sua totale estraneità alla frode.
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Efficacia sentenza penale: il caso rinviato alle S.U.
La Corte di Cassazione esamina un caso riguardante un accertamento fiscale a carico di un presunto amministratore di fatto. Durante il giudizio, entra in vigore una nuova norma che sancisce l'efficacia della sentenza penale di assoluzione nel processo tributario. Poiché il contribuente è stato assolto in sede penale con formula piena e sentenza irrevocabile per gli stessi fatti, la Corte si trova a dover interpretare la portata della nuova legge. A causa di importanti questioni interpretative sull'applicazione della norma, la Corte ha sospeso il giudizio e rinviato la causa, in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite per fare chiarezza.
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Spese legali e ius superveniens: chi paga?
Un ente religioso si opponeva a delle cartelle di pagamento, vincendo in primo grado. In appello, a causa di una nuova legge (ius superveniens), il ricorso originario è stato dichiarato inammissibile e l'ente condannato a pagare tutte le spese legali. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che in tema di spese legali e ius superveniens, si applica il principio di soccombenza: la parte il cui ricorso viene respinto, anche per una nuova norma, è considerata soccombente e deve pagare le spese.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti d’ufficio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo. La decisione si fonda su una legge entrata in vigore durante il processo, che limita l'impugnazione estratto di ruolo a specifici casi di pregiudizio. La Corte ha stabilito che l'inammissibilità può essere rilevata d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio, anche se non eccepita in precedenza, cassando la sentenza precedente senza rinvio.
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Estratto di ruolo: quando l’impugnazione è inammissibile
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo, lamentando la mancata notifica delle cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile per causa sopravvenuta. La Corte ha applicato una nuova legge che limita drasticamente l'impugnazione dell'estratto di ruolo solo a casi di specifico e dimostrato pregiudizio, condizione non provata dal ricorrente. La decisione si fonda sul principio dello 'ius superveniens', ovvero l'applicazione di una norma entrata in vigore a processo già iniziato.
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Estinzione del giudizio: la rottamazione quater
Una società del settore sanitario aveva impugnato un verbale di accertamento per debiti contributivi emesso dall'ente previdenziale. Dopo essere risultata soccombente in appello, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il processo, ha aderito alla 'rottamazione quater' pagando la prima rata. La Suprema Corte, applicando una nuova legge interpretativa (ius superveniens), ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che il versamento della prima rata è sufficiente per perfezionare la definizione agevolata e terminare la controversia.
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Esenzione IMU immobili merce: la dichiarazione è d’obbligo
Una società di costruzioni si è vista negare l'esenzione IMU per gli "immobili merce" relativa all'anno 2014 a causa della mancata presentazione della dichiarazione richiesta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che la dichiarazione era una condizione indispensabile per beneficiare dell'agevolazione. La Corte ha chiarito che le modifiche legislative successive, pur essendo più favorevoli, non hanno efficacia retroattiva e che la perdita del beneficio non costituisce una sanzione, escludendo così l'applicazione del principio del 'favor rei'.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33649/2025, ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è inammissibile se non fondata su uno dei motivi tassativamente previsti dall'art. 12, comma 4-bis, del d.P.R. 602/1973. Nel caso specifico, un contribuente aveva impugnato un estratto di ruolo eccependo la prescrizione quinquennale dei crediti. La Corte ha accolto il ricorso incidentale dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione, dichiarando l'azione del contribuente inammissibile per carenza di interesse ad agire, poiché la prescrizione non rientra tra le cause specifiche che consentono tale impugnazione. La decisione si basa su una norma sopravvenuta (ius superveniens) applicabile ai processi in corso.
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Debito restitutorio lavoratore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che non si era pronunciata sulla richiesta di un lavoratore di detrarre le retribuzioni maturate dopo la conversione del contratto dal suo debito restitutorio verso l'azienda. L'ordinanza chiarisce che le somme percepite dopo la conversione del rapporto non sono ripetibili, in quanto dovute, e il giudice del rinvio deve esaminare specificamente tale domanda.
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Esenzione ICI enti non commerciali e aiuti di Stato
La Corte di Cassazione interviene sulla questione dell'esenzione ICI per enti non commerciali, chiarendo la sua natura di aiuto di Stato. La sentenza in esame cassa con rinvio la decisione di merito che aveva concesso un rimborso a una parrocchia per un immobile adibito a scuola. A seguito di una nuova normativa europea (ius superveniens), il giudice dovrà verificare se l'agevolazione rientra nel regime "de minimis" (aiuti inferiori a 200.000 euro in tre anni), unico caso in cui l'esenzione ICI per enti non commerciali è considerata compatibile con il diritto dell'Unione Europea. L'onere della prova spetta all'ente che richiede il beneficio.
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Esenzione ICI enti non commerciali: le nuove regole
Un ente non commerciale si è visto negare l'esenzione ICI per un immobile parzialmente concesso in uso a un altro istituto religioso per attività didattiche. La Corte di Cassazione, applicando una nuova normativa europea sugli aiuti di Stato (ius superveniens), ha annullato la precedente decisione. Il caso è stato rinviato per verificare se il rapporto contrattuale, la natura non commerciale delle attività e il rispetto della soglia 'de minimis' per gli aiuti di Stato giustifichino l'esenzione ICI per enti non commerciali.
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Esenzione IMU enti non commerciali: la Cassazione
Una fondazione che gestisce una scuola paritaria ha contestato avvisi di accertamento per ICI e IMU, sostenendo di avere diritto all'esenzione fiscale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33583/2025, ha annullato la decisione dei giudici d'appello, che avevano negato il beneficio basandosi sulla notorietà del prestigio della scuola e sulla percezione di "corrispettivi notevoli". La Corte ha stabilito che la valutazione deve essere concreta e non generica, ordinando un nuovo esame del caso. Questo nuovo giudizio dovrà verificare se l'attività didattica sia svolta con modalità non commerciali e se l'eventuale aiuto di Stato rientri nel regime "de minimis", alla luce delle nuove normative europee (ius superveniens).
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Esenzione ICI enti non commerciali: la Cassazione
Un ente non commerciale, proprietario di un immobile, ne concedeva una porzione in uso a un altro istituto religioso per attività didattiche a fronte di un canone annuo irrisorio. Il Comune negava l'esenzione ICI, emettendo un avviso di accertamento. La Corte di Cassazione, a fronte di una nuova normativa europea sugli aiuti di Stato (ius superveniens), ha cassato la precedente sentenza. Ha rinviato la causa al giudice di merito per verificare se l'esenzione rientri nei limiti del regime "de minimis" e per accertare la natura del contratto (locazione o comodato) e la non commercialità delle attività svolte. La decisione sottolinea l'importanza di conformarsi al diritto unionale in materia di aiuti di Stato anche per le agevolazioni fiscali nazionali.
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Rimborso Fiscale Sisma: Prova e Dovere di Collaborazione
La Corte di Cassazione affronta il tema del rimborso fiscale sisma, stabilendo che l'Amministrazione Finanziaria ha un dovere di collaborazione e non può negare un rimborso per mancata prova se possiede già i documenti. Tuttavia, la Corte cassa la sentenza di merito per omessa pronuncia sulla qualifica di imprenditore del contribuente, aspetto decisivo per la verifica sulla compatibilità con le norme UE sugli aiuti di Stato, e rinvia il caso per un nuovo esame.
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Motivazione per relationem: Cassazione annulla sentenza
Una società di ingegneria ha impugnato un avviso di accertamento fiscale relativo a deduzioni e agevolazioni per un impianto. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione d'appello. La Corte ha ritenuto la sentenza viziata da una motivazione per relationem meramente apparente, in quanto il giudice si era limitato a richiamare la decisione di primo grado e gli atti della controparte senza un'autonoma e critica valutazione, violando così l'obbligo di motivazione. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Un contribuente, dopo aver ottenuto l'annullamento di una cartella esattoriale, ha impugnato la sentenza solo per la parte in cui il giudice aveva disposto la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che in caso di vittoria totale, la parte soccombente deve rimborsare le spese legali. La compensazione è un'eccezione che richiede una motivazione specifica, assente in questo caso. Il principio del giudicato ha inoltre impedito di rimettere in discussione il merito della causa nonostante una nuova legge.
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Spese legali: il giudice non può scendere sotto i minimi
Un contribuente si opponeva a delle cartelle di pagamento, ottenendo ragione. Tuttavia, le spese legali liquidate in suo favore erano inferiori ai minimi di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, affermando il principio che i minimi tariffari sono inderogabili per il giudice. La Corte ha quindi rideterminato l'importo per il primo grado, ma ha compensato le spese dei gradi successivi a causa di una nuova legge (ius superveniens) che avrebbe reso inammissibile l'azione iniziale.
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