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1338 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Equa riparazione Legge Pinto: persa se la causa si estingue
Un gruppo di dipendenti pubblici ha richiesto l'equa riparazione Legge Pinto a causa della durata eccessiva di un giudizio previdenziale. Il processo originario si era tuttavia estinto per inattività dopo il decesso del loro avvocato. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento. Secondo le norme attuali, se una causa si estingue per inattività o rinuncia, si presume l'assenza di un danno morale risarcibile. Per superare questa presunzione occorre fornire una prova contraria che le parti non hanno presentato. Inoltre, i richiedenti hanno proseguito la causa pur sapendo che la giurisprudenza aveva già dichiarato infondata la loro pretesa originaria. Di conseguenza, l'Amministrazione statale non deve versare alcun indennizzo per il ritardo processuale.
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Equo indennizzo Legge Pinto: il ritardo giudiziario e i danni
Un cittadino ha richiesto l'equo indennizzo Legge Pinto per la durata eccessiva di una causa di separazione durata oltre dieci anni. La Corte d'Appello ha respinto la domanda ritenendo presunta l'assenza di danno, poiché il processo si era estinto per inattività delle parti. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione favorendo il cittadino. I giudici supremi hanno chiarito che la presunzione di disinteresse non scatta se l'abbandono della causa deriva proprio dai tempi insostenibili della giustizia. Se le parti scelgono di accordarsi in sede di divorzio per disperazione di fronte ai continui rinvii d'ufficio, il diritto al risarcimento economico rimane valido. La causa deve essere riesaminata.
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Accertamento induttivo: Fisco obbligato a stimare i costi
L'Agenzia delle Entrate ha eseguito un accertamento induttivo verso una società a causa della mancanza dei registri contabili, asseritamente rubati. L'ufficio ha raddoppiato i termini di accertamento per presunti reati tributari. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato il raddoppio per le imposte dirette ed IVA, escludendolo per l'IRAP, ma non ha considerato i costi d'impresa. La Corte di Cassazione ha stabilito che nell'accertamento induttivo il Fisco deve sempre stimare anche i costi sostenuti per evitare di tassare il profitto lordo anziché il guadagno netto, rispettando la capacità contributiva. Inoltre, ha confermato che il raddoppio dei termini non si applica all'IRAP, priva di sanzioni penali. La sentenza è stata cassata con rinvio per la determinazione dei costi.
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Termine lungo di impugnazione: quando il Fisco perde i termini
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato una sentenza di primo grado relativa ad avvisi di accertamento. Il processo originario era stato annullato dalla Cassazione per difetto di contraddittorio nei confronti dei soci e rinviato al primo giudice. L'Ufficio ha notificato l'appello decorso il termine di sei mesi, ritenendo applicabile il vecchio termine annuale poiché la causa originaria era stata avviata prima della riforma del 2009. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso fiscale. I giudici hanno chiarito che il rinvio restitutorio azzera il processo precedente. Di conseguenza, il nuovo giudizio deve rispettare le regole vigenti al momento della ripartenza. Il termine lungo di impugnazione applicabile era dunque quello ridotto di sei mesi, rendendo l'appello tardivo e confermando la vittoria definitiva dei contribuenti.
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Revoca agevolazioni prima casa: contano anche cantina e soffitta
La controversia nasce dalla revoca agevolazioni prima casa disposta dall'Agenzia delle Entrate per un immobile compravenduto nel 2012. L'amministrazione ha riqualificato la casa come immobile di lusso per aver superato il limite di 240 metri quadrati di superficie utile. Nel calcolo sono stati compresi un sottotetto e la cantina collegata. Il contribuente ha impugnato il provvedimento sostenendo che tali ambienti non fossero abitabili secondo le norme edilizie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che rileva la concreta utilizzabilità degli spazi e non la loro abitabilità formale. Inoltre, le modifiche normative del 2014 sulle categorie catastali non si applicano retroattivamente alle compravendite precedenti. Il contribuente perde definitivamente la causa ed è condannato al pagamento delle spese legali.
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Indeducibilità dei costi di stock lending: la Cassazione decide
Un'azienda ha stipulato un contratto di prestito di azioni (stock lending) con una società estera, incassando dividendi quasi esentasse e deducendo interamente le alte commissioni pagate. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'operazione, recuperando a tassazione le commissioni dedotte. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero fiscale, sancendo l'indeducibilità dei costi di stock lending in quanto l'operazione è assimilabile all'usufrutto di azioni. Di conseguenza, i costi sostenuti per acquisire il diritto ai dividendi non sono deducibili ai sensi del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto la richiesta dell'azienda di ricalcolare le sanzioni applicando il principio del trattamento più favorevole introdotto da una riforma successiva, rinviando la decisione ai giudici di merito per questo specifico aspetto.
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Opposizione all’esecuzione: l’esproprio non ferma la demolizione
I Vicini ottengono una condanna definitiva alla demolizione di un edificio del Proprietario per violazione delle distanze legali. Durante il processo, il Comune espropria la strada tra le proprietà. Il Proprietario propone un'opposizione all'esecuzione, sostenendo che l'esproprio esclude la violazione delle distanze. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Proprietario. I fatti estintivi avvenuti prima del giudicato non possono essere fatti valere con l'opposizione all'esecuzione, ma andavano dedotti nel giudizio di merito. I Vicini vincono la causa e il Proprietario deve demolire l'opera.
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Rimborso imposte sisma: i tagli di bilancio non cancellano il giudicato
Il Contribuente ha ottenuto una sentenza definitiva che condanna l'Agenzia delle Entrate al Rimborso imposte sisma per i tributi versati tra il 1990 e il 1992 in Sicilia. L'Amministrazione Finanziaria ha pagato solo il 50% della somma, invocando una legge successiva che dimezza i rimborsi in caso di fondi insufficienti. Il Contribuente ha quindi avviato un giudizio di ottemperanza. La Corte di Cassazione ha stabilito che i limiti di bilancio non cancellano il diritto al rimborso integrale stabilito dal giudicato. Tuttavia, la nuova normativa si applica alle modalità di pagamento. Se i fondi ordinari sono esauriti, il giudice o il commissario ad acta devono attivare procedure contabili straordinarie, come l'ordine di pagamento in conto sospeso, per garantire l'integrale soddisfacimento del credito senza subire tagli definitivi.
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Sopravvenienze attive e leasing: la Cassazione frena il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro un'azienda per recuperare imposte non versate. Tra i rilievi principali, l'ufficio contestava l'omessa tassazione di alcune sopravvenienze attive derivanti dalla cancellazione di debiti non documentati da fatture e l'errata applicazione dell'esenzione IVA sulla cessione di un contratto di leasing immobiliare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che le sopravvenienze attive imponibili si configurano solo se la passività cancellata era stata precedentemente dedotta. Inoltre, la cessione di un contratto di leasing, anche se immobiliare, costituisce sempre una prestazione di servizi ai fini IVA, beneficiando del regime di non imponibilità per le esportazioni. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Procedimento disciplinare: il ritardo cancella il licenziamento
Un'Azienda Sanitaria ha licenziato un dipendente per recidiva basandosi su sanzioni disciplinari precedenti. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il licenziamento, ordinando la reintegrazione del lavoratore e la restituzione di un bonus, poiché l'amministrazione era decaduta dai termini per l'azione disciplinare. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che per gli illeciti commessi prima del 22 giugno 2017 si applicano i vecchi e più brevi termini del procedimento disciplinare previsti dal D.Lgs. 165/2001, e non le modifiche più favorevoli introdotte dal D.Lgs. 75/2017. Di conseguenza, l'azione disciplinare tardiva ha reso nullo il licenziamento.
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Rimborso imposte terremoto: stop della Cassazione alle imprese
I Contribuenti, eredi di un cittadino colpito dal sisma del 1990, hanno richiesto il rimborso del 90% delle imposte versate (IRPEF e ILOR) per gli anni 1991 e 1992, basandosi sulla legge n. 289/2002. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che tale agevolazione costituisse un aiuto di Stato illegale e incompatibile con il diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che il "Rimborso imposte terremoto" non spetta a chi svolge attività economica (imprese e professionisti), a meno che non si provi il rispetto dei limiti del regime "de minimis" o la sussistenza di un nesso diretto tra il danno subito e l'aiuto, senza sovracompensazioni. La causa è stata rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame.
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Regolamento de minimis: documenti salvi ma rimborso a rischio
Un pediatra convenzionato ha richiesto il rimborso del 90% delle imposte versate per gli anni 1990-1992, beneficiando delle agevolazioni per le vittime del sisma in Sicilia. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la richiesta, sostenendo l'invalidità della domanda priva di documenti e l'incompatibilità dell'aiuto con il diritto europeo. La Corte di Cassazione ha chiarito che la mancanza iniziale di documenti non rende nulla la domanda, potendo questi essere presentati in giudizio. Tuttavia, ha accolto il ricorso del Fisco poiché il giudice d'appello ha omesso di verificare se il professionista, equiparato a un'impresa, rispettasse i limiti del Regolamento de minimis. La sentenza è stata cassata con rinvio per effettuare tale accertamento.
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Rimborso imposte sisma: sì ai documenti tardivi ma stop UE
Un medico pediatra ha richiesto il rimborso imposte sisma pari al 90% delle tasse versate per gli anni 1990-1992, a seguito del terremoto in Sicilia del 1990. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che la domanda iniziale fosse priva di documenti e che, trattandosi di un lavoratore autonomo, l'agevolazione violasse le norme europee sugli aiuti di Stato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancanza iniziale di documenti non rende nulla la domanda, poiché le prove possono essere prodotte in giudizio. Tuttavia, ha accolto il ricorso del Fisco perché i giudici d'appello non hanno verificato se il rimborso rispettasse i limiti comunitari del "de minimis" applicabili anche ai professionisti. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Conguagli partite pregresse: il gestore vince contro gli utenti
Quattro utenti del servizio idrico hanno contestato le fatture dell'Ente Gestore, che richiedeva il pagamento di somme a titolo di conguagli partite pregresse per gli anni dal 2005 al 2011. Il Tribunale aveva ritenuto illegittimi tali addebiti, ritenendo che il gestore non avesse provato la sussistenza di costi imprevisti e imprevedibili. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente Gestore. I giudici hanno chiarito che i conguagli sono legittimi se conformi al Metodo Tariffario Normalizzato previsto dal d.m. 1 agosto 1996, volto a garantire la copertura integrale dei costi del servizio. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza, rinviando la causa al Tribunale per verificare la correttezza dei calcoli tariffari.
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Rimborso imposte sisma: la Cassazione smentisce il Fisco
Un imprenditore colpito dal terremoto del 1990 in Sicilia ha richiesto il rimborso del 90% delle imposte versate nel triennio 1990-1992. L'Amministrazione Finanziaria ha opposto un rifiuto, confermato dai giudici d'appello, ritenendo l'agevolazione un aiuto di Stato illegale e incompatibile con il diritto europeo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'imprenditore. I giudici di legittimità hanno stabilito che il divieto europeo non è assoluto: i giudici di merito devono verificare concretamente se l'agevolazione rientri nei limiti del regime de minimis o costituisca un indennizzo compatibile per calamità naturali. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame, garantendo la possibilità di ottenere il rimborso imposte sisma.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: no alla detrazione IVA
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato tre avvisi di accertamento a una società per irregolarità IVA legate a cessioni di beni. La società ha impugnato gli atti chiedendo l'applicazione retroattiva di una norma di favore che consente la deduzione dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici di merito hanno rigettato il ricorso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la disciplina più favorevole introdotta nel 2012 si applica esclusivamente alle imposte dirette. In materia di IVA, invece, resta precluso il diritto alla detrazione per le fatture relative a operazioni soggettivamente inesistenti, poiché l'indicazione di un soggetto fittizio altera la corretta applicazione dell'imposta. La Suprema Corte ha quindi rigettato definitivamente il ricorso della società, condannandola a pagare le spese di giudizio.
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Notifica della cartella di pagamento: valida se ritirata in sede
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava due cartelle esattoriali per difetto di notifica. La CTR riteneva nulla la notifica poiché consegnata a un soggetto non chiaramente riconducibile alla società. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ufficio, stabilendo che la notifica della cartella di pagamento presso la sede legale a un soggetto presente nei locali si presume valida. Spetta al contribuente dimostrare l'inidoneità del ricevente. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Rimborso imposte sisma 1990: i dipendenti battono il fisco
Una contribuente siciliana, colpita dal terremoto del 1990, ha richiesto il rimborso delle imposte IRPEF versate per il triennio 1990-1992 tramite il proprio datore di lavoro. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato la richiesta, sostenendo che il beneficio non spettasse ai lavoratori dipendenti e che l'istanza fosse tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando il diritto al Rimborso imposte sisma 1990 nella misura del 90% di quanto versato. I giudici hanno chiarito che l'agevolazione spetta al lavoratore (soggetto passivo sostanziale) e che la domanda, presentata nel 2009, rispetta ampiamente il termine di decadenza di due anni stabilito dalla legge di interpretazione autentica.
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Detrazione IVA: l’Azienda perde sui costi ma ottiene sanzioni ridotte
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento con cui il Fisco contestava l'indebita deduzione di costi infragruppo e l'illegittima detrazione IVA su contributi incondizionati versati alla grande distribuzione. La Corte di Cassazione ha confermato che i costi per servizi di gestione devono rispettare il principio di competenza ed essere imputati all'anno di esecuzione, anche se fatturati successivamente. Inoltre, ha stabilito che i contributi privi di controprestazione sono semplici passaggi di denaro fuori campo IVA, escludendo la detrazione IVA anche se erroneamente applicata in fattura. La Corte ha però accolto il ricorso limitatamente alla rideterminazione delle sanzioni, ordinando al giudice di rinvio di applicare le nuove norme più favorevoli all'Azienda.
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Deduzione dei costi aziendali: fisco rigido ma sanzioni ridotte
Un'azienda assicurativa ha dedotto dal proprio reddito d'impresa i costi per una convention aziendale organizzata da un'altra società del gruppo a favore dei dipendenti di quest'ultima. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione dei costi aziendali, ritenendoli indeducibili. La Corte di Cassazione ha confermato l'indeducibilità delle spese, in quanto l'obbligo organizzativo e i relativi costi facevano capo alla banca capogruppo e non alla società assicurativa. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla rideterminazione delle sanzioni pecuniarie, ordinando al giudice di rinvio di applicare la normativa sopravvenuta più favorevole al contribuente per l'infedele dichiarazione.
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