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Istanza Di Riesame

55 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È un mezzo di impugnazione previsto dal codice di procedura penale con cui l'indagato o il suo difensore possono chiedere a un tribunale (il Tribunale della Libertà) di riesaminare la legittimità e il merito di una misura cautelare o di un decreto di sequestro.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Misura cautelare e ricorso: la revoca cancella le spese legali
Un automobilista subisce l'arresto per resistenza a pubblico ufficiale dopo un controllo su strada. Il giudice per le indagini preliminari applica l'obbligo di firma presso la polizia giudiziaria. L'indagato contesta la decisione prima davanti al tribunale del riesame e poi in Cassazione, lamentando l'assenza di prove e gravi disagi lavorativi legati agli orari della caserma. Nelle more del giudizio di legittimità, il giudice delle indagini preliminari dispone la formale revoca della misura cautelare. La Suprema Corte dichiara quindi il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Poiché l'inammissibilità deriva dal venir meno dell'atto impugnato e non da colpa del ricorrente, i giudici escludono qualsiasi condanna al pagamento delle spese di giudizio o di sanzioni verso la Cassa delle ammende.
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Istanza di riesame cautelare: valida anche se depositata altrove?
Un individuo ha ricevuto una misura cautelare di divieto di dimora. Ha presentato un'istanza di riesame cautelare presso un Tribunale diverso da quello che aveva emesso il provvedimento. Il Tribunale di Napoli ha dichiarato l'istanza inammissibile, ritenendola tardiva perché non depositata presso la propria cancelleria. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che l'istanza di riesame cautelare è tempestiva anche se presentata presso qualsiasi ufficio giudiziario del luogo in cui l'interessato si trova, purché entro i termini previsti. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale di Napoli per un nuovo esame.
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Istanza di riesame e prove a carico: arresto confermato
Un uomo subisce la custodia cautelare in carcere per una rapina aggravata in una sala scommesse, incastrato dalle impronte digitali sul bancone. La difesa presenta un'istanza di riesame sostenendo la frequentazione abituale del locale da parte dell'indagato e contesta l'inutilizzabilità di una nota investigativa con cui i testimoni smentivano tale circostanza. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'indagato. L'informativa risultava già inserita nel portale telematico prima della discussione. Inoltre, il Pubblico Ministero ha l'obbligo di trasmettere solo gli atti posti a fondamento della misura e quelli a favore dell'indagato, potendo depositare ulteriori elementi d'accusa anche durante l'udienza. La misura restrittiva resta pienamente valida con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per saltum errato: la Cassazione salva la difesa
Due indagati hanno proposto un ricorso per saltum direttamente alla Corte di Cassazione contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentata estorsione e lesioni. La difesa ha denunciato l'illegittimità delle intercettazioni, l'errata applicazione dell'aggravante mafiosa e il difetto di motivazione sulle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso diretto è ammesso solo per violazioni di legge e non per contestare vizi di motivazione. Tuttavia, in forza del principio di conservazione degli atti di impugnazione, i giudici non hanno respinto l'atto, ma lo hanno riqualificato d'ufficio come istanza di riesame, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale competente per la valutazione del merito.
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Riesame del sequestro preventivo: non proprietario sconfitto
Un indagato ha impugnato il sequestro preventivo di una nave da diporto intestata a una società straniera. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile il riesame per carenza di interesse, poiché l'indagato non era proprietario del bene. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la cancellazione della misura cautelare avrebbe favorito l'archiviazione del procedimento penale a suo carico. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso. Il principio di diritto stabilisce che il riesame del sequestro preventivo proposto dall'indagato non proprietario richiede un interesse concreto e attuale a rimuovere un pregiudizio giuridico diretto sul bene, non potendo consistere nella mera speranza di un esito favorevole nelle indagini principali.
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Riesame sequestro preventivo: sanatoria bocciata se tardiva
Un indagato subisce il sequestro preventivo dello smartphone e della scheda SIM. Il difensore presenta la prima richiesta di riesame sequestro preventivo tramite strumenti telematici, ma l'atto manca della firma digitale prescritto dalla legge. Il Tribunale la dichiara inammissibile. Successivamente, la difesa propone una seconda istanza per sanare il vizio formale. I giudici respingono anche questo secondo tentativo perché presentato oltre il termine perentorio di dieci giorni dall'esecuzione del sequestro. L'indagato ricorre in Cassazione sostenendo che il secondo atto debba sanare il primo e retroagire. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che una seconda impugnazione è valida soltanto se presentata entro la scadenza originaria. La notifica al difensore non rileva per il calcolo dei termini, che decorrono dall'esecuzione della misura. L'indagato viene condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Istanza di riesame: no al ricorso se manca l’atto da impugnare
Un cittadino ha presentato un'istanza di riesame lamentando la sparizione di alcuni fascicoli civili, ipotizzando un sequestro penale mai notificato. Il Presidente del Tribunale ha rifiutato di registrare la richiesta poiché mancavano gli estremi del provvedimento contestato. Il cittadino ha fatto ricorso, definendo l'atto abnorme. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il rifiuto di iscrizione non è un provvedimento decisorio e non può essere impugnato direttamente. Il cittadino non perde il diritto di difesa, ma deve ripresentare l'istanza di riesame indicando correttamente l'atto che intende contestare. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Conversione sequestro: legittima anche dopo 48 ore se cambia il motivo
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di conversione del sequestro probatorio in preventivo di una somma di denaro. Un indagato si opponeva alla misura, sostenendo che la richiesta fosse avvenuta oltre il termine di 48 ore e che mancasse un legame tra il denaro e il reato di spaccio. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: il termine di 48 ore vale solo per la convalida dei sequestri d'urgenza e non per la richiesta di sequestro preventivo al giudice. Inoltre, ha chiarito che il sequestro preventivo era legittimo non per il legame con il reato, ma per la sproporzione tra la somma e i redditi dell'indagato, rendendo la conversione pienamente valida.
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Fuggitivo si costituisce: riesame tardivo e carcere confermato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato che, dopo un periodo di latitanza, si era costituito e aveva impugnato l'ordinanza di custodia cautelare oltre il termine di 10 giorni. La sentenza chiarisce che, in caso di riesame tardivo latitante, il termine per ricorrere decorre dalla notifica dell'atto al difensore d'ufficio. Spetta al latitante dimostrare di non aver avuto conoscenza del provvedimento per cause a lui non imputabili, una prova che non è stata fornita. La scelta di sottrarsi alla giustizia non sospende i termini processuali e le sue conseguenze ricadono sull'indagato.
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Impugnazione Sequestro Conservativo: Errore Fatale in Cassazione
Un uomo, condannato per spaccio e resistenza a pubblico ufficiale, presenta ricorso in Cassazione contro il sequestro di una somma di denaro. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: l'impugnazione del sequestro conservativo non si fa con il ricorso diretto in Cassazione, ma attraverso un'apposita procedura chiamata 'riesame'. La sentenza evidenzia come la scelta dello strumento legale errato precluda la possibilità di contestare il provvedimento, rendendo la decisione definitiva. L'errore procedurale si è rivelato fatale, comportando per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese e di una multa.
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Sospensione feriale termini: errore del Tribunale, ricorso valido
Un indagato, sottoposto a custodia cautelare per reati legati agli stupefacenti, presenta istanza di riesame. Il Tribunale la dichiara inammissibile perché tardiva, calcolando erroneamente la scadenza senza considerare la sospensione feriale dei termini. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'indagato, stabilendo un principio fondamentale: la sospensione feriale dei termini è automatica e non si interrompe con la semplice presentazione dell'atto durante il periodo feriale. Per rinunciarvi, serve una manifestazione di volontà esplicita. La Corte ha quindi annullato la decisione del Tribunale, che dovrà ora esaminare nel merito la richiesta dell'indagato.
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Deposito telematico impugnazione: Errore PEC, ricorso perso
La Corte di Cassazione ha chiarito le regole per il deposito telematico impugnazione. Un ricorso è stato dichiarato inammissibile perché inviato tramite PEC a un indirizzo email istituzionale ma non a quello specifico e ufficiale previsto da un decreto ministeriale. La Corte ha stabilito un principio rigoroso: l'uso di un indirizzo PEC non presente negli elenchi ufficiali rende l'atto nullo, anche se l'indirizzo appartiene allo stesso ufficio giudiziario. Il rischio di un simile errore ricade interamente sulla parte che effettua il deposito. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato respinto, confermando che nel processo telematico la forma è sostanza.
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Istanza di riesame: ammissibilità e prova esecuzione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che dichiarava inammissibile un'istanza di riesame per un presunto difetto di prova riguardo all'esecuzione di un sequestro preventivo. La Corte ha chiarito che se il ricorrente allega il verbale di esecuzione, il tribunale non può ignorarlo, ribadendo l'obbligo di acquisizione d'ufficio degli atti necessari per valutare l'interesse ad agire.
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Istanza di riesame: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per narcotraffico e autoriciclaggio. La decisione si basa sulla genericità dei motivi relativi al sequestro e sulla tardività della richiesta di comparizione personale all'udienza di riesame, che deve essere formulata contestualmente all'istanza stessa. La Corte ha inoltre confermato la corretta valutazione delle esigenze cautelari, come il pericolo di fuga e di recidiva, da parte del Tribunale del riesame.
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Legittimazione ricorso sequestro: chi può impugnare?
La Cassazione chiarisce la questione della legittimazione al ricorso contro un sequestro. Un legale rappresentante, indagato personalmente, non può impugnare in proprio il sequestro di beni appartenenti alla sua società. È necessaria una procura speciale per agire in nome della persona giuridica titolare dei beni.
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Sequestro probatorio: legittimo anche con reato incerto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'esercente contro un sequestro probatorio di oltre 60.000 articoli con marchi sospettati di contraffazione. La Corte ha stabilito che il sequestro probatorio è legittimo anche quando la qualificazione giuridica del reato è ancora incerta, poiché il suo scopo primario è proprio quello di accertare i fatti. Inoltre, ha confermato la validità del sequestro dell'intero compendio di beni, e non solo di campioni, data la loro intrinseca illiceità e la previsione della confisca obbligatoria in caso di condanna.
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Interesse ad agire: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un sequestro probatorio. La decisione si fonda sulla mancanza di interesse ad agire dell'imprenditore in quanto persona fisica, poiché i beni sequestrati appartenevano alla sua società. La Corte chiarisce che solo la persona giuridica, in quanto titolare dei beni, avrebbe avuto la legittimazione a impugnare il provvedimento cautelare.
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Interrogatorio preventivo: quando eccepire la nullità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41645/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di arresti domiciliari. Il motivo del ricorso era il mancato espletamento dell'interrogatorio preventivo. La Corte ha stabilito che tale nullità, definita a regime intermedio, deve essere eccepita nelle sedi opportune (interrogatorio di garanzia o riesame) e non per la prima volta in Cassazione, pena la decadenza dal diritto di farla valere.
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Fatto di lieve entità: non basta la piccola quantità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per spaccio. La difesa sosteneva il 'fatto di lieve entità' basandosi sulla modica quantità di stupefacente (5,02 grammi). La Corte ha ribadito che la valutazione non può limitarsi al solo dato quantitativo, ma deve considerare il contesto complessivo. Nel caso specifico, l'intensa e organizzata attività di spaccio, provata da 525 visite in 45 giorni e dall'uso di sistemi di sorveglianza, escludeva la possibilità di qualificare il reato come di lieve entità, giustificando la misura cautelare.
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Diritto di comparire riesame: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare perché al tribunale del riesame era stato negato all'indagato il diritto di comparire. La sentenza chiarisce che la richiesta di comparizione può essere validamente presentata con una seconda istanza, purché entro i termini di legge, senza che il diritto si 'consumi' con la prima. La violazione del diritto di comparire al riesame costituisce una nullità procedurale.
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