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Intimidazione

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Condotta volta a incutere timore nella vittima per costringerla a compiere atti contrari alla propria volontà.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Art. 500 c.p.p. e testimoni intimiditi: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina e altri reati, dichiarando inammissibili i ricorsi presentati dagli imputati. Il fulcro della decisione riguarda l'applicazione dell'Art. 500 c.p.p., che permette l'acquisizione delle dichiarazioni rese durante le indagini se il testimone appare intimidito durante il processo. La Corte ha stabilito che l'intimidazione può essere desunta da elementi sintomatici emersi in aula, rendendo legittimo il recupero delle precedenti accuse anche senza prove dirette di violenza fisica.
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Narcotraffico e metodo mafioso: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per narcotraffico e detenzione di armi a carico di esponenti di un'organizzazione criminale. La decisione valida l'uso delle intercettazioni ambientali e telefoniche come prova determinante per ricostruire la struttura del sodalizio e le sue finalità illecite. La Corte ha inoltre riconosciuto l'aggravante del metodo mafioso, evidenziando come le azioni del gruppo fossero volte a imporre il controllo sul territorio attraverso spedizioni punitive e l'uso di armi da fuoco per intimidire i rivali.
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Associazione mafiosa: i criteri per i nuovi gruppi
La Corte di Cassazione ha confermato la natura di associazione mafiosa per un gruppo criminale emergente operante in un quartiere cittadino. La sentenza chiarisce che anche le piccole mafie possono essere qualificate ai sensi dell'art. 416-bis c.p. se esercitano un'effettiva forza di intimidazione e generano omertà nel territorio. La decisione affronta anche temi legati al concorso esterno, alla validità delle intercettazioni ambientali e alla valutazione della premeditazione in episodi di sangue. Unico annullamento parziale riguarda la mancata motivazione sulla richiesta di derubricazione di un reato di droga per una delle ricorrenti.
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Associazione mafiosa: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per un soggetto accusato di associazione mafiosa operante in un quartiere periferico. Il gruppo criminale esercitava un controllo capillare del territorio attraverso l'intimidazione e la violenza, sostituendosi allo Stato nella risoluzione di controversie. La decisione ribadisce che la forza del vincolo associativo e l'assoggettamento della popolazione sono elementi sufficienti a configurare il reato, anche in contesti urbani circoscritti, indipendentemente dalla denominazione specifica del gruppo.
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Estorsione aggravata e metodo mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza cautelare nei confronti di un soggetto accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'indagato, agendo come prestanome per un esponente di spicco di un clan criminale, aveva accompagnato la vittima presso l'abitazione del boss per la consegna di denaro. La difesa contestava la mancanza di prove sulla consapevolezza dell'indagato e sulla sussistenza dell'aggravante mafiosa. La Suprema Corte ha però stabilito che la sola presenza di un soggetto legato al clan configura un'intimidazione silente, rendendo superflua una minaccia esplicita. È stato inoltre confermato il rischio di recidiva basato sui legami persistenti con l'organizzazione criminale.
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