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Intimato — Anno 2025

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301 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Indennità disoccupazione: no automaticità per DIS-COLL
La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio di automaticità delle prestazioni non si applica all'indennità di disoccupazione DIS-COLL per i lavoratori parasubordinati. Un collaboratore a progetto si era visto negare il sussidio perché il committente non aveva versato i contributi. A differenza dei lavoratori dipendenti, per i collaboratori iscritti alla Gestione Separata, il diritto alla DIS-COLL sorge solo se i contributi sono stati effettivamente pagati e accreditati, come specificato dalla normativa di riferimento.
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Compensazione legale: quando va richiesta in giudizio?
Una curatela fallimentare ha contestato la decisione di una Corte d'Appello che non aveva applicato la compensazione legale tra due conti correnti, uno a debito e uno a credito, intestati al soggetto fallito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la compensazione legale, pur prevista dalla legge, non opera d'ufficio ma deve essere espressamente e tempestivamente richiesta dalla parte interessata. Poiché la richiesta era stata avanzata tardivamente e il ricorso non specificava i dettagli processuali di tale richiesta, è stato respinto per violazione del principio di autosufficienza.
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Licenziamento disciplinare: quando inizia il termine?
La Corte di Cassazione conferma un licenziamento disciplinare, chiarendo due principi chiave. Primo: il datore di lavoro è l'ente che stipula il contratto, non quello che lo finanzia. Secondo: il termine per concludere il procedimento disciplinare decorre non dalla mera notizia del fatto, ma dall'acquisizione di tutti gli elementi necessari a una valutazione completa della condotta del dipendente.
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Notifica Rito Fornero: quando decorre il termine?
Una società ha presentato un ricorso tardivo secondo il Rito Fornero. La Corte di Cassazione ha confermato che il termine per l'impugnazione decorre dalla notifica rito fornero anche a uno solo dei difensori costituiti. La Corte ha inoltre ribadito il principio secondo cui l'appello deve seguire il rito del primo grado, anche se errato. Di conseguenza, il ricorso della società è stato respinto.
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Espulsione straniero: illegittima se pende ricorso
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava l'espulsione di un cittadino straniero. Il principio chiave affermato è che l'espulsione straniero è illegittima se il procedimento di richiesta di protezione internazionale non è definitivamente concluso, ovvero se pendono ancora i termini per impugnare giudizialmente il provvedimento di diniego della Commissione territoriale. La Corte ha accolto il ricorso, cassando la decisione del Giudice di Pace e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Rinuncia al ricorso: il caso del documento mancante
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società per un accertamento fiscale del 1998. Durante il processo, è emerso che, sebbene dai registri di cancelleria risultasse depositata una dichiarazione di rinuncia al ricorso da parte dell'appellante, tale documento era irreperibile. Di conseguenza, la Corte non ha potuto decidere nel merito e ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a nuovo ruolo e invitando la difesa statale a fornire chiarimenti sulla vicenda.
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Responsabilità art. 1669 c.c.: non per vizi lievi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un proprietario che lamentava difetti post-sopraelevazione. Secondo la Corte, la responsabilità art. 1669 c.c. del costruttore e del progettista non sussiste se i vizi, come le fessurazioni, derivano da un fisiologico assestamento della struttura e non compromettono la stabilità o il godimento essenziale dell'immobile, non configurandosi quindi come "gravi difetti".
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Cessazione materia del contendere: la chiarezza è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria in un caso tributario, rinviando la decisione a causa di un'istanza poco chiara. L'Agenzia delle Entrate aveva chiesto la cessazione della materia del contendere, citando una sentenza di un'altra commissione tributaria regionale, irrilevante per il caso in esame. La Corte ha quindi richiesto alla ricorrente di fornire chiarimenti entro 60 giorni, sottolineando la necessità di pertinenza e precisione negli atti processuali.
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Compenso patrocinio a spese dello Stato: la Cassazione
Un avvocato ha contestato la doppia riduzione (50% e 1/3) applicata al suo onorario per un'assistenza in regime di patrocinio a spese dello Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità dell'applicazione sequenziale di entrambe le riduzioni. Ha tuttavia precisato che il compenso finale non può scendere al di sotto dei minimi tariffari, un limite che nel caso specifico è stato rispettato, rendendo la liquidazione adeguata e non lesiva del decoro professionale.
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Compenso patrocinio a spese dello Stato: competenza
La Corte di Cassazione interviene su un conflitto di giurisdizione riguardo la liquidazione del compenso per patrocinio a spese dello Stato. Viene stabilito che la competenza è funzionale e spetta al giudice del procedimento originario. L'unico rimedio contro il diniego o l'omissione di liquidazione è quello previsto dall'art. 170 D.P.R. 115/2002, escludendo la possibilità di avviare un'azione ordinaria separata.
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Carenza di interesse: appello inammissibile
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce che se una sentenza d'appello viene revocata mentre è in corso il ricorso, quest'ultimo diventa inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato una sentenza tributaria che, nel frattempo, è stata revocata da un altro giudice, rendendo inutile la prosecuzione del giudizio di legittimità.
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Motivazione parvente: sentenza nulla senza ragioni
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale a causa di una motivazione parvente. Il caso riguardava una controversia tra l'Agenzia delle Entrate e una società in fallimento sulla deducibilità di perdite fiscali pregresse. I giudici di secondo grado si erano limitati a confermare la deduzione con una frase apodittica, senza spiegare il ragionamento logico seguito. La Suprema Corte ha stabilito che tale motivazione, essendo solo apparente e non sostanziale, rende la sentenza nulla, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Correzione errore materiale: quando e come si fa
La Corte di Cassazione accoglie un'istanza di correzione errore materiale per un nome trascritto in modo errato in una precedente ordinanza. La decisione chiarisce che tale procedura ha natura amministrativa e, pertanto, non comporta la condanna al pagamento delle spese legali, non essendoci una parte vincitrice o perdente.
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Nulla osta espulsione: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. Il ricorrente lamentava la mancanza del nulla osta espulsione da parte del giudice penale, dato un procedimento a suo carico. La Corte ha chiarito che tale autorizzazione è posta a tutela delle esigenze della giustizia penale e non costituisce un diritto dello straniero, il quale non ha quindi interesse a far valere la sua omissione. Il diritto di difesa dell'espulso è garantito da altre norme che consentono il rientro per il processo.
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Definizione agevolata: estinzione del processo tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario a seguito dell'adesione del contribuente alla definizione agevolata. Il caso originava da un avviso di accertamento per IRPEF, annullato in appello perché l'Agenzia delle Entrate aveva duplicato un reddito già dichiarato dal contribuente, sebbene con una qualificazione errata. L'adesione del contribuente alla sanatoria durante il giudizio di cassazione ha reso superflua la decisione nel merito, portando alla cessazione della materia del contendere.
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Verbale di accertamento: quando fa piena prova?
Un automobilista ha impugnato una multa per sorpasso su un dosso, sostenendo che la valutazione degli agenti fosse soggettiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che il verbale di accertamento su fatti visti direttamente dagli agenti ha fede privilegiata. Per contestarlo, è necessaria una querela di falso, non basta la testimonianza di terzi.
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Correzione errore materiale: la Cassazione interviene
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 2447/2025, ha disposto la correzione di un errore materiale contenuto in un suo precedente provvedimento. L'errore consisteva nell'indicare un numero di sentenza errato da correggere. La Corte ha accolto il ricorso, sostituendo il riferimento sbagliato con quello corretto, senza pronunciarsi sulle spese, e ordinando alla cancelleria gli adempimenti necessari.
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Prescrizione contributi: la denuncia tardiva è inutile
La Corte di Cassazione ha stabilito che la denuncia di omissione contributiva da parte di un lavoratore, se presentata dopo la scadenza del termine di prescrizione di cinque anni, non è idonea a estendere tale termine a dieci anni. L'ente previdenziale aveva impugnato la decisione della Corte d'Appello che lo condannava a regolarizzare i contributi per un periodo lavorativo dal 2004, a seguito di una denuncia del lavoratore del 2011. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che un diritto già prescritto non può essere "resuscitato" da una denuncia tardiva, cassando la sentenza precedente e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Errore materiale: Cassazione corregge la terminologia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2513/2025, ha disposto la correzione di un errore materiale contenuto in un suo precedente provvedimento (n. 5620 del 2024). L'errore consisteva nell'aver utilizzato il termine 'decreto' anziché 'sentenza' per qualificare l'atto impugnato. La Corte ha quindi ordinato la sostituzione del termine errato, sia nella motivazione che nel dispositivo, chiarendo che tale intervento non altera la sostanza della decisione ma ripristina la correttezza formale dell'atto.
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Ius superveniens: no all’applicazione retroattiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che una nuova legge (ius superveniens) che limita i rimborsi fiscali non può essere applicata retroattivamente ai giudizi di ottemperanza già pendenti. L'Amministrazione finanziaria aveva negato un rimborso a un contribuente basandosi su una norma successiva, ma la Corte ha chiarito che il momento decisivo per l'applicazione della legge è la data di inizio del giudizio esecutivo, non la data della sentenza da eseguire. Pertanto, se il giudizio di ottemperanza è stato avviato prima della nuova legge, quest'ultima non si applica.
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