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Intermediazione

34 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'attività di chi agisce per mettere in contatto due o più parti (in questo caso, venditore e acquirente di stupefacenti) al fine di facilitare la conclusione di un affare, come la cessione di droga.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentata estorsione per credito illecito: trappola e condanna
Due venditori cedevano un chilogrammo di cocaina per 45.000 euro, ma ricevevano in cambio banconote false e fogli di carta. Per recuperare il denaro o la droga, i venditori bloccavano l'intermediario, minacciandolo con una pistola per costringerlo a rintracciare il compratore truffatore. La Corte d'Appello ha condannato i venditori per cessione di stupefacenti e tentata estorsione, e un terzo soggetto per intermediazione illecita. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente le condanne, dichiarando inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che integra la tentata estorsione per credito illecito anche la minaccia volta a recuperare il prezzo di un affare illegale.
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Raccolta abusiva di scommesse e divieti in appello
Un gestore di un locale subisce una condanna per il reato di raccolta abusiva di scommesse per aver svolto attività di intermediazione senza la prescritta licenza di pubblica sicurezza. L'imputato propone ricorso per cassazione contestando l'applicazione di una pena accessoria decisa in appello, la violazione delle norme europee e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici spiegano che le pene accessorie previste obbligatoriamente dalla legge non violano il divieto di peggioramento della pena in appello. L'organizzazione complessa e la gestione diretta delle scommesse confermano la piena responsabilità penale del gestore.
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Circolo privato e raccolta abusiva di scommesse: arriva la condanna
Il gestore di un circolo privato ha subito una condanna per il reato di raccolta abusiva di scommesse. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto all'interno del locale tre computer accesi e connessi a una piattaforma estera non autorizzata in Italia, collegati a una stampante termica per l'emissione dei titoli di gioco. I militari hanno sequestrato anche diverse ricevute di giocate già effettuate. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione sostenendo l'assenza di clienti durante l'ispezione e la semplice messa a disposizione di postazioni internet per i soci. La Suprema Corte ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione con sospensione condizionale, ritenendo pienamente integrata l'attività illecita di intermediazione.
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Raccolta abusiva di scommesse tra internet point e reato
Il gestore di un locale è stato condannato per il reato di raccolta abusiva di scommesse per aver svolto intermediazione senza concessione statale né licenza di pubblica sicurezza. L'esercente operava mediante un computer collegato a un operatore estero, consentendo le giocate tramite il proprio conto personale e incassando contanti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che la disponibilità di un conto personale e l'incasso diretto integrano un'attività illegale organizzata, non una semplice navigazione internet. Il legame con un operatore straniero privo di concessione non esenta dalle autorizzazioni italiane. La pena resta confermata con l'obbligo di svolgere lavori di pubblica utilità.
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Raccolta abusiva di scommesse: il bando non scusa la sala giochi
Il Gestore di una sala giochi è stato accusato del reato di raccolta abusiva di scommesse per aver messo a disposizione dei clienti computer collegati a un sito estero privo di autorizzazioni. La difesa ha sostenuto l'insussistenza del reato invocando la discriminazione indiretta subita dall'operatore estero, escluso da un bando di gara nazionale a causa di clausole svantaggiose. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non basta affermare in astratto la natura discriminatoria del bando. La difesa deve dimostrare concretamente che la mancata partecipazione alla gara sia stata determinata dall'antieconomicità delle clausole. Inoltre, la presenza di postazioni dedicate e la vendita di ricariche integrano l'attività di intermediazione vietata.
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Corruzione in atti d’ufficio: arresti per il dipendente pubblico
Il Tribunale del Riesame aveva concesso gli arresti domiciliari a un dipendente di una società pubblica, accusato di corruzione in atti d'ufficio per aver favorito alcune ditte in cambio di tangenti. L'indagato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo l'insufficienza dei gravi indizi di colpevolezza e contestando l'attendibilità delle accuse dei coindagati e delle intercettazioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che i dipendenti di società in house rivestono una qualifica pubblicistica e che la condotta di chi si mette stabilmente a disposizione del corruttore in cambio di denaro configura pienamente il reato, anche nel ruolo di intermediario.
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Raccolta abusiva di scommesse: da semplice ricarica a condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per i gestori di un internet point, accusati del reato di raccolta abusiva di scommesse. Durante un controllo della Guardia di Finanza, è emerso che l'attività fungeva da vero e proprio intermediario per un allibratore estero privo di concessione statale e di licenza di pubblica sicurezza. I giudici hanno respinto la tesi difensiva secondo cui il locale operasse come semplice punto di ricarica. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili poiché i gestori non si limitavano a mettere a disposizione i computer, ma partecipavano attivamente alla raccolta delle giocate tramite un account personale. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Scommesse abusive: conto personale del gestore costa la condanna
Il Gestore di un centro scommesse italiano, affiliato a un allibratore estero, è stato condannato per il reato di scommesse abusive. L'imputato raccoglieva giocate dai clienti utilizzando un proprio conto gioco personale, anziché far aprire singoli conti ai clienti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che tale condotta costituisce un'illecita attività di intermediazione e non una semplice trasmissione dati. La Corte ha inoltre escluso la particolare tenuità del fatto a causa della ripetitività e del volume delle scommesse raccolte in un breve periodo. Il ricorso del Gestore è stato rigettato, con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di stupefacenti: condannato anche chi fa solo da tramite
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di stupefacenti in concorso con un complice. L'imputato, che svolgeva il ruolo di intermediario nella cessione di cocaina ed eroina, sosteneva di non aver partecipato direttamente agli accordi di vendita e richiedeva l'applicazione dell'attenuante della lieve entità. I giudici hanno chiarito che l'attività di intermediazione rientra pienamente nella condotta punibile e che la pluralità delle cessioni e il contesto criminale escludono la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione reati di droga: intermediario punito come detentore
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per aver fatto da intermediario nell'acquisto di un chilo di eroina e cinque di marijuana. La sua pena era stata calcolata applicando la **continuazione tra reati di droga**, unendola a una precedente condanna per detenzione di cocaina. L'imputato sosteneva che il reato più grave non fosse l'intermediazione per l'eroina. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito un principio chiaro: ai fini della gravità del reato, il ruolo di intermediario è irrilevante. Ciò che conta è la quantità di principio attivo della droga, che in questo caso avrebbe permesso di produrre sei chili di sostanza da spacciare. L'intermediario, quindi, contribuisce al reato in modo decisivo e viene punito di conseguenza.
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Scommesse in Internet Point: da assolto a condannato, la Cassazione annulla
Il titolare di un internet point, accusato di esercizio abusivo di scommesse, viene prima assolto perché si era limitato a fornire i terminali ai clienti, senza alcuna intermediazione. La Corte d'Appello ribalta la decisione e lo condanna, basandosi su un presunto conto corrente mai provato. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo un principio chiaro: la semplice messa a disposizione di computer non costituisce reato. Per configurare l'esercizio abusivo di scommesse è indispensabile la prova concreta di un'attività di intermediazione, come la raccolta di denaro. La motivazione della condanna è stata giudicata insufficiente e basata su elementi non dimostrati.
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Territorialità IVA servizi: Niente rimborso per l’intermediario estero
Una società canadese, intermediaria per servizi di autonoleggio utilizzati in Italia da turisti esteri, si è vista negare il rimborso IVA. L'Agenzia delle Entrate ha sostenuto che l'operazione fosse soggetta a imposta in Italia. La Corte di Cassazione ha confermato questa tesi, stabilendo un principio chiave sulla territorialità IVA servizi. Se il servizio principale (noleggio) è utilizzato in Italia, anche il servizio di intermediazione fornito da un operatore estero a un altro soggetto estero si considera effettuato in Italia e, quindi, soggetto a IVA. La società estera perde il diritto al rimborso.
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Privilegio artigiano: i requisiti per il fallimento
Una società fornitrice ha impugnato il decreto del Tribunale che negava il Privilegio artigiano per un credito vantato verso una società fallita. Il Tribunale aveva qualificato il rapporto come mera intermediazione commerciale, evidenziando che le fatture riportavano un patto di riservato dominio, tipico della vendita e non della prestazione d'opera artigiana. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'iscrizione all'albo delle imprese artigiane non è di per sé sufficiente per ottenere la prelazione, essendo necessaria la prova concreta della prevalenza del lavoro manuale sui materiali e sull'organizzazione d'impresa.
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Notifica ricorso cassazione: prova della consegna
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che riconosceva l'esenzione IVA a una società cooperativa per attività di segnalazione clienti a un istituto bancario. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso a causa della mancata prova del perfezionamento della notifica ricorso cassazione. L'amministrazione non ha infatti prodotto l'avviso di ricevimento del plico postale, documento essenziale per dimostrare che l'atto è giunto a destinazione nei termini di legge.
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Emissione fatture inesistenti: il concorso morale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di emissione fatture inesistenti nei confronti di un soggetto che agiva come intermediario. La difesa sosteneva che la restituzione del denaro contante all'utilizzatore fosse un mero post factum irrilevante. Al contrario, i giudici hanno stabilito che tale condotta integra un concorso morale, poiché l'assicurazione della restituzione del denaro rafforza il proposito criminoso dell'emittente. La sentenza chiarisce che l'esclusione del concorso tra emittente e utilizzatore prevista dalla legge non si applica ai terzi intermediari.
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Scommesse abusive: quando scatta la condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di scommesse abusive nei confronti del titolare di un esercizio commerciale che operava per conto di un bookmaker estero. Nonostante la difesa sostenesse la discriminazione della società straniera nell'accesso alle concessioni italiane, i giudici hanno rilevato che l'imputato non si limitava alla trasmissione dati. L'attività consisteva in una vera intermediazione, con incasso di denaro e pagamento di vincite, svolta senza la licenza di pubblica sicurezza prescritta dall'art. 88 TULPS. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché richiedeva una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Servizi internazionali non imponibili IVA: i limiti della prova
Un contribuente ha impugnato alcuni avvisi di accertamento relativi a provvigioni non dichiarate, sostenendo che si trattasse di servizi internazionali non imponibili IVA in quanto resi a una società estera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la semplice raccolta di ordini per conto di un committente straniero non integra automaticamente il regime di non imponibilità. Per beneficiare dell'esenzione, è necessario dimostrare un nesso diretto tra l'attività di intermediazione e specifiche operazioni di importazione o esportazione. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che l'Amministrazione non è obbligata ad allegare tutti i documenti di terzi all'atto impositivo, purché ne riproduca il contenuto essenziale, garantendo così il diritto di difesa del contribuente.
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Inammissibilità ricorso: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso presentato da un soggetto condannato per spaccio di stupefacenti in concorso. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante della minima partecipazione (art. 114 c.p.), ma la Suprema Corte ha rilevato che i motivi erano meramente riproduttivi di quanto già esaminato in appello. La decisione sottolinea che il ruolo di intermediario svolto dall'imputato è stato determinante ai fini della cessione della droga, rendendo logicamente corretta la negazione di sconti di pena legati alla marginalità del contributo.
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Concorso in estorsione: servono prove concrete
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare relativa a un presunto caso di concorso in estorsione aggravata. L'indagato era accusato di aver agito come intermediario mafioso per il recupero di un credito di 85.000 euro. La Suprema Corte ha rilevato che il tribunale del riesame non ha fornito prove specifiche sulle azioni concrete di pressione o intimidazione esercitate dall'indagato verso la vittima. Non basta la caratura criminale o l'incontro con i coindagati per configurare il concorso in estorsione, essendo necessaria la dimostrazione di un contributo causale effettivo alla condotta illecita.
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Accertamento tributario: prove e riqualificazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in merito a un complesso accertamento tributario notificato a una società operante come consorzio di acquisti. La controversia riguardava la riqualificazione dell'attività aziendale da acquisto collettivo a intermediazione commerciale, con conseguente recupero di IRES, IRAP e IVA. La Suprema Corte ha stabilito che l'omessa indicazione specifica dell'oggetto della verifica nel verbale non determina l'inutilizzabilità automatica delle prove, salvo prova di un concreto pregiudizio alla difesa. Inoltre, è stata censurata la decisione d'appello per difetto di motivazione sulla legittimità delle note di variazione IVA emesse oltre i termini di legge.
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