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Raccolta abusiva di scommesse: il bando non scusa la sala giochi

Il Gestore di una sala giochi è stato accusato del reato di raccolta abusiva di scommesse per aver messo a disposizione dei clienti computer collegati a un sito estero privo di autorizzazioni. La difesa ha sostenuto l’insussistenza del reato invocando la discriminazione indiretta subita dall’operatore estero, escluso da un bando di gara nazionale a causa di clausole svantaggiose. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non basta affermare in astratto la natura discriminatoria del bando. La difesa deve dimostrare concretamente che la mancata partecipazione alla gara sia stata determinata dall’antieconomicità delle clausole. Inoltre, la presenza di postazioni dedicate e la vendita di ricariche integrano l’attività di intermediazione vietata.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 31835 Anno 2023
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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale

Il caso della raccolta abusiva di scommesse nei centri non autorizzati

Il settore dei giochi e delle scommesse in Italia è regolato da norme molto severe. Di recente, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema della raccolta abusiva di scommesse all’interno di una sala giochi non autorizzata. Il Gestore dell’attività offriva ai clienti la possibilità di scommettere su un sito web estero con sede a Malta. Questo portale era privo delle necessarie autorizzazioni rilasciate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La vicenda ha sollevato importanti questioni sul confine tra la libera prestazione dei servizi nell’Unione Europea e la tutela dell’ordine pubblico nazionale.

Il concetto di discriminazione indiretta nei bandi di gara

La difesa del Gestore ha cercato di smontare l’accusa sollevando la questione della discriminazione indiretta (una situazione in cui regole apparentemente uguali per tutti penalizzano in concreto solo alcuni soggetti). Secondo questa tesi, l’operatore estero non aveva partecipato alla gara pubblica italiana a causa di clausole contrattuali troppo svantaggiose e sproporzionate. In particolare, si faceva riferimento all’obbligo di cedere gratuitamente i propri beni materiali e immateriali allo Stato alla scadenza della concessione. La difesa riteneva che questa barriera giustificasse l’operatività senza licenza sul territorio italiano.

Quando l’intermediazione nei giochi diventa reato

Un altro punto cruciale riguardava la reale natura dell’attività svolta nella sala giochi. Il Gestore sosteneva di non effettuare una vera e propria intermediazione (l’attività di tramite tra lo scommettitore e l’operatore di gioco). Egli affermava di aver solo creato conti di gioco e venduto ricariche ai clienti, lasciando che questi navigassero liberamente su internet. Tuttavia, le forze dell’ordine hanno trovato nel locale tre postazioni informatiche preallestite. Questi computer permettevano di accedere direttamente alla piattaforma di gioco tramite un semplice collegamento e stampavano ricevute in formato ridotto.

Le motivazioni della sentenza sulla raccolta abusiva di scommesse

Le motivazioni della sentenza sulla raccolta abusiva di scommesse si concentrano sulla ripartizione dell’onere della prova (il dovere di dimostrare i fatti in giudizio). I giudici di legittimità hanno chiarito che non è sufficiente contestare in astratto la natura discriminatoria di un bando di gara. Chi invoca la discriminazione indiretta deve dimostrare concretamente l’impatto economico negativo. La difesa avrebbe dovuto produrre dati specifici sul fatturato e sul valore dei beni per provare che la partecipazione alla gara sarebbe stata del tutto antieconomica. In mancanza di queste prove matematiche e contabili, il Gestore non può beneficiare della disapplicazione della legge penale italiana.

Le conclusioni: chi vince e cosa cambia per i gestori

Le conclusioni della Suprema Corte confermano la condanna del Gestore e rigettano definitivamente il ricorso. Lo Stato italiano vince questa battaglia legale, mentre il Gestore perde la causa e deve pagare anche le spese del processo. La decisione ribadisce che l’allestimento di computer dedicati esclusivamente al gioco d’azzardo non autorizzato configura il reato di raccolta abusiva di scommesse. Questa pronuncia lancia un segnale chiaro a tutti gli operatori del settore. Chi vuole svolgere attività di intermediazione per bookmaker stranieri deve possedere una regolare licenza di polizia, a meno che non dimostri con prove rigorose e conti alla mano di essere stato ingiustamente escluso dal mercato.

Quando l’uso di computer in una sala giochi configura un reato?
L’uso di computer configura un reato quando le postazioni sono preallestite e dedicate specificamente a consentire ai clienti la scommessa su piattaforme estere prive di autorizzazione statale.

Cosa si intende per discriminazione indiretta nei bandi di gara delle scommesse?
Si tratta di una situazione in cui le regole di un bando pubblico scoraggiano la partecipazione di operatori esteri attraverso condizioni economiche eccessivamente svantaggiose o sproporzionate.

Come può il gestore dimostrare di non aver commesso il reato?
Il gestore deve dimostrare concretamente, attraverso dati economici e contabili precisi, che la mancata partecipazione dell’operatore estero alla gara era dovuta all’assoluta antieconomicità delle clausole del bando.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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