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Institore

26 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nel diritto civile l'institore è una figura ausiliaria dell'imprenditore, di norma un dipendente con la qualifica di dirigente, preposto dal titolare all’esercizio di un'impresa commerciale. La figura dell'institore è normata in Italia dal codice civile al libro V, articoli 2203 e seguenti: essa ha poteri di rappresentanza e dipende gerarchicamente direttamente dall'imprenditore, senza figure intermedie (art. 2203). La sua rappresentanza è esercitata sempre nei limiti dei poteri ad egli conferiti dalla procura (art. 2204). La procura institoria non implica necessariamente l'insorgenza di un rapporto di lavoro subordinato, atteso che la procura può essere conferita in base ad un rapporto di varia natura.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Delega funzioni gestorie: ex dirigente con pieni poteri, Cassazione annulla
Una società per azioni ha concesso un'ampia procura a un ex dirigente, permettendogli di gestire operazioni cruciali e di grande valore economico dopo le sue dimissioni. La CONSOB ha sanzionato il Collegio Sindacale per mancata vigilanza, ritenendo la condotta una sostanziale abdicazione delle funzioni gestorie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della CONSOB, stabilendo che la delega funzioni gestorie a un terzo non amministratore è illegittima se i poteri conferiti sono così vasti da trasferire la gestione quasi totale dell'impresa, che spetta esclusivamente agli amministratori. La sentenza ha cassato la decisione della Corte d'Appello.
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Iscrizione Gestione Commercianti: la forma non basta, serve il lavoro effettivo
Un Lavoratore ha contestato le cartelle INPS che gli chiedevano contributi per la Iscrizione Gestione Commercianti. L'INPS riteneva che il Lavoratore dovesse iscriversi perché era socio e, per un periodo, anche institore di un'azienda. I giudici di merito hanno però accertato che il Lavoratore non svolgeva un'attività lavorativa abituale e prevalente all'interno dell'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la sola titolarità di cariche sociali non basta per l'Iscrizione Gestione Commercianti se manca l'effettivo svolgimento di un'attività lavorativa personale con i requisiti di abitualità e prevalenza. L'INPS ha perso il ricorso.
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Giuramento decisorio: L’institore può deferirlo, la Cassazione chiarisce
La Cassazione ha chiarito importanti aspetti sul Giuramento decisorio. Un'Azienda aveva chiesto la restituzione di somme a un Lavoratore, ma la Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile la richiesta di Giuramento decisorio. I motivi erano due: l'institore (direttore generale) non aveva poteri specifici per proporre il giuramento e la formula usata era sbagliata. La Suprema Corte ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che l'institore ha il potere di deferire il Giuramento decisorio per sua natura, a meno che non sia espressamente escluso. Inoltre, la formula del giuramento è più flessibile, non richiedendo per forza l'alternativa "giuro o non giuro". Il caso tornerà alla Corte d'Appello.
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Dichiarazione Fraudolenta: Sponsorizzazioni Gonfiate e Condanna Confermato
Due individui sono stati condannati per **dichiarazione fraudolenta** mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti. Il caso riguardava sponsorizzazioni gonfiate a una società sportiva. La Corte d'Appello aveva confermato le condanne, ritenendo le sponsorizzazioni parzialmente inesistenti e che vi fossero state retrocessioni di denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha confermato che il reato di **dichiarazione fraudolenta** si configura anche in caso di sovrafatturazione. La Corte ha ritenuto adeguatamente provata la consapevolezza degli imputati, inclusa quella di un manager della società. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una sanzione.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: gestore di fatto condannato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale a carico del gestore di fatto di una ditta individuale fallita. L'imputato, pur formalmente privo di cariche direttive, gestiva interamente i conti bancari, i rapporti con la clientela e la contabilità aziendale. In concorso con il titolare formale, l'uomo aveva sottratto 98.000 euro di liquidità e trasferito i macchinari dell'impresa fallita presso la sede dell'azienda del proprio figlio. I giudici hanno respinto le doglianze difensive sull'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dal titolare al curatore fallimentare, ribadendo la piena validità probatoria degli accertamenti contabili della curatela. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, condannando l'amministratore di fatto al pagamento delle spese legali.
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Amministratore di fatto: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputato subisce una condanna per il reato di bancarotta fraudolenta nell'ambito del fallimento di un'impresa individuale formalmente intestata a un'altra persona. I giudici di merito lo qualificano come amministratore di fatto dell'azienda. L'Imputato propone ricorso in Cassazione contestando questa qualifica. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla la sentenza. I giudici chiariscono che la figura dell'amministratore di fatto si applica solo alle società e non alle imprese individuali. La responsabilità in una ditta individuale richiede infatti l'inquadramento come institore, imprenditore occulto oppure concorrente esterno. Il processo tornerà alla Corte d'Appello per una nuova valutazione corretta del ruolo dell'Imputato.
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Ricognizione di debito: pretesa da 4 milioni azzerata
Un ex amministratore e institore societario ha chiesto il pagamento di oltre quattro milioni di euro sulla base di una scrittura privata. Il fallimento della società ha contestato la pretesa, dimostrando che l'assemblea e il consiglio non avevano mai approvato tali compensi straordinari. La Corte d'Appello ha ridimensionato il credito ad appena 681.000 euro, legati a una specifica provvigione immobiliare, annullando il resto per inesistenza del rapporto sottostante. La Suprema Corte ha confermato la sconfitta dell'ex dirigente dichiarando improcedibile il ricorso, poiché l'impugnazione è avvenuta oltre il termine perentorio di sessanta giorni e senza il deposito della prova di notifica.
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Sequestro preventivo: azienda salva se l’illecito è marginale
Il Tribunale confermava il sequestro preventivo dei beni e delle quote di una Società, ipotizzando un sistema corruttivo gestito dall'Amministratore di Fatto. Le Socie, estranee ai fatti, ricorrevano in Cassazione lamentando la sproporzione del provvedimento, dato che le attività illecite rappresentavano solo il 5% del fatturato totale, a fronte di una prevalente attività lecita. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il sequestro preventivo deve rispettare i principi di proporzionalità e adeguatezza. Il giudice deve valutare se l'uso illecito dell'azienda sia prevalente rispetto all'attività lecita, per evitare un'ingiusta compressione della libertà d'impresa. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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Rimborso IRAP negato all’agente che usa la propria società
Un agente di commercio ha chiesto il rimborso dell'imposta regionale sulle attività produttive versata tra il 2006 e il 2009, sostenendo l'assenza del presupposto dell'autonoma organizzazione IRAP. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, evidenziando che il professionista utilizzava la struttura di una società a lui riconducibile in quanto socio e institore (rappresentante commerciale), operante nello stesso settore e con lo stesso numero telefonico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'agente di commercio, confermando che l'utilizzo di una struttura societaria di fatto sovrapponibile alla propria attività professionale configura l'autonoma organizzazione IRAP. Spetta al contribuente l'onere di dimostrare l'assenza di tale organizzazione per ottenere il rimborso. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Diritto di querela nella truffa: valido anche se firma il direttore
Il caso riguarda il ricorso presentato da un soggetto condannato per truffa e calunnia. La difesa sosteneva che il processo per truffa fosse nullo poiché la querela era stata firmata dal direttore del punto vendita e non dal legale rappresentante della società proprietaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diritto di querela nella truffa spetta anche al responsabile del negozio o all'addetto alle vendite che ha gestito direttamente la transazione commerciale fraudolenta. Questo soggetto, infatti, assume la responsabilità immediata dell'attività e subisce un danno, anche solo potenziale, dalla condotta illecita. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Legittimazione alla querela per furto: sì al responsabile del negozio
Il Tribunale di Firenze aveva dichiarato il non doversi procedere contro un uomo accusato di furto in un negozio, ritenendo invalida la querela presentata dalla responsabile del punto vendita perché priva di procura speciale del legale rappresentante della società proprietaria. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la legittimazione alla querela per furto spetta anche al responsabile del negozio. Il possesso tutelato penalmente include infatti qualsiasi relazione di fatto con la merce esposta, rendendo valida la querela sporta da chi ha la custodia dei beni, anche senza formale procura.
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Sequestro al terzo: assoluzione non basta se il controllo è altrui
La Cassazione ha confermato un sequestro preventivo al terzo, relativo a quote societarie e a un conto corrente, intestati a una donna ma ritenuti nella 'disponibilità di fatto' del marito, indagato per reati fiscali. La Corte ha stabilito un principio chiave: l'assoluzione della donna dal reato di trasferimento fraudolento di valori non è sufficiente a ottenere la restituzione dei beni. Ai fini del sequestro legato a reati tributari, ciò che conta è la prova del controllo effettivo e concreto da parte dell'indagato, indipendentemente dall'intestazione formale. In questo caso, la delega totale sul conto, la nomina del marito a institore e l'inesperienza della titolare hanno dimostrato la sua signoria di fatto, rendendo legittimo il sequestro.
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Rappresentanza processuale: poteri e validità
Un fideiussore ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello che aveva convalidato un decreto ingiuntivo. I motivi principali del ricorso riguardavano presunti vizi nella rappresentanza processuale sia dell'istituto di credito originario sia della società cessionaria del credito. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, affermando che il potere di transigere una controversia implica necessariamente il conferimento di un potere sostanziale, sufficiente a fondare una valida procura per agire in giudizio. Inoltre, ha ribadito che per le cessioni di crediti in blocco, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale costituisce prova sufficiente della titolarità del credito.
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Difetto di rappresentanza: sanatoria e limiti decisivi
Una società creditrice ha intentato un'azione revocatoria contro due coniugi per un atto di trasferimento immobiliare. I tribunali di merito hanno respinto la domanda a causa di un difetto di rappresentanza. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso, non perché il difetto di rappresentanza fosse insanabile, ma perché il motivo di ricorso non ha colto la vera 'ratio decidendi' della decisione impugnata, ovvero la mancanza di prova del potere del dirigente di filiale che aveva avviato l'azione legale.
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Legittimazione querela institore: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29036/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando la piena validità della querela sporta da un institore. Il caso verteva sulla contestata legittimazione del soggetto che aveva dato avvio al procedimento penale. La Corte ha ribadito che la qualità di institore è di per sé sufficiente a conferire il potere di presentare querela per conto dell'impresa, respingendo il motivo di ricorso come manifestamente infondato e consolidando il principio sulla legittimazione querela institore.
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Inammissibilità del ricorso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32792/2025, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello. La decisione si fonda sul fatto che i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di argomentazioni già respinte nel grado precedente, mancando di una critica specifica e argomentata. La Corte ha inoltre confermato la piena legittimazione dell'institore a proporre la querela, in virtù dei poteri conferitigli dal codice civile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Bancarotta preferenziale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un institore contro una sentenza che, pur dichiarando la prescrizione del reato di bancarotta preferenziale, non lo aveva assolto nel merito. La Corte ha stabilito che, in caso di prescrizione, l'assoluzione è possibile solo se l'innocenza emerge 'ictu oculi', cioè in modo evidente e incontestabile dagli atti. Il ricorrente non ha fornito tale prova, né ha dimostrato che il pagamento ricevuto non ledesse la par condicio creditorum. Il ricorso è stato ritenuto generico e basato su questioni non sollevate in appello.
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Bancarotta fraudolenta: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di bancarotta fraudolenta a carico degli amministratori di una società di costruzioni. La sentenza analizza diverse condotte illecite, tra cui la vendita sottocosto di un immobile a una società collegata e la tenuta irregolare della contabilità. La Corte ha confermato gran parte delle accuse, ma ha annullato la condanna per due capi d'imputazione specifici - la cessione di un contratto di leasing e il reato di bancarotta da operazioni dolose - a causa di un difetto di motivazione da parte della Corte d'Appello, rinviando il caso per un nuovo esame su questi punti.
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Validità querela institore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto. La Corte ha confermato la piena validità della querela presentata dall'institore della società proprietaria del bene, in forza di una procura speciale preventiva. Inoltre, ha ribadito che l'astensione del difensore dalle udienze non ha effetto nei procedimenti a trattazione scritta (rito cartolare), non giustificando un rinvio.
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Amministratore di fatto: la Cassazione sui reati fiscali
La Corte di Cassazione conferma la condanna per due imputati per reati fiscali legati all'emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. La sentenza chiarisce i criteri per identificare la figura dell'amministratore di fatto, soprattutto quando si utilizzano società "cartiere" create al solo scopo di commettere illeciti. Viene affermato che, in questi contesti, la prova della gestione di fatto si concentra sul ruolo di ideatore e organizzatore del sistema fraudolento, rendendo inammissibili i ricorsi degli imputati.
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