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Insinuazione Al Passivo — Anno 2024

134 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Insinuazione Al Passivo

Provvedimenti

Equo indennizzo: il limite è il credito totale
Un gruppo di lavoratori di una società fallita ha richiesto un equo indennizzo per l'eccessiva durata della procedura. La Corte d'Appello aveva limitato il risarcimento al solo credito residuo dopo un pagamento parziale dell'INPS. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il limite dell'indennizzo deve essere calcolato sul valore totale del credito ammesso al passivo, non sulla parte residua. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Credito chirografario: appalto e fallimento
Una pubblica amministrazione aveva versato un cospicuo anticipo a un'impresa appaltatrice, successivamente fallita. La richiesta di restituzione immediata o di ammissione in via privilegiata è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato che l'anticipo costituisce un semplice credito chirografario, soggetto alle regole della par condicio creditorum, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente pubblico per vari vizi procedurali.
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Decreto Ingiuntivo Non Opposto: limiti del giudicato
Una società creditrice si oppone all'ammissione parziale del suo credito in un fallimento. La Cassazione chiarisce che un decreto ingiuntivo non opposto non impedisce di riproporre la domanda per gli interessi moratori non accolti, poiché il giudicato copre solo la parte di credito concessa. La richiesta di rivalsa IVA senza fattura è invece inammissibile.
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Data certa contratto: onere della prova nel fallimento
Una società in amministrazione giudiziaria ha richiesto il pagamento di canoni di sublocazione a un'altra in amministrazione straordinaria. La richiesta è stata respinta perché il contratto di sublocazione non aveva una data certa opponibile alla procedura concorsuale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che i pagamenti effettuati potevano essere considerati un'indennità per occupazione senza titolo e non una prova sufficiente dell'anteriorità del contratto. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile per mancanza di prove adeguate.
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Privilegio fiscale: la richiesta va sempre esplicitata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12029/2024, ha stabilito che il privilegio fiscale associato a un credito IVA deve essere esplicitamente richiesto nella domanda di insinuazione al passivo. Se la richiesta non è specifica, il credito viene ammesso come chirografario (non privilegiato). La Corte ha rigettato il ricorso di un ente fiscale, sottolineando che la menzione del privilegio è un elemento costitutivo della domanda e non può essere introdotta in fasi successive, a tutela della parità di trattamento tra i creditori.
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Equo indennizzo: il valore è il credito ammesso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17583/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di equo indennizzo per eccessiva durata dei processi. In una procedura fallimentare, il valore della causa, su cui si calcola l'indennizzo, non è l'importo finale liquidato al creditore, bensì l'ammontare del credito originariamente ammesso al passivo. La Corte ha ritenuto irrazionale e priva di base normativa la prassi di ridurre l'indennizzo in base al risultato della distribuzione finale.
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Fondo di Garanzia INPS: accesso senza insinuazione
Un lavoratore si è visto negare l'accesso al Fondo di Garanzia INPS per il pagamento del TFR e delle ultime retribuzioni perché non aveva presentato domanda di insinuazione nel fallimento del suo ex datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato che tale adempimento è un presupposto indispensabile per ottenere l'intervento del Fondo, respingendo il ricorso del lavoratore.
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Fondo di Garanzia INPS: limiti e obblighi fiscali
Un lavoratore ricorre contro l'INPS per il pagamento del TFR e di alcune mensilità a carico del Fondo di Garanzia INPS. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'INPS opera correttamente la ritenuta fiscale sul TFR se il credito è stato ammesso al lordo nel passivo fallimentare. L'Istituto è vincolato alle risultanze della procedura concorsuale. Inoltre, ha confermato che i crediti da lavoro sono coperti solo se rientrano nel limite temporale di dodici mesi antecedenti l'istanza di fallimento.
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Domanda di privilegio: quando richiederla
Un professionista, dopo essersi visto negare la prededuzione per un credito professionale in un fallimento, ha chiesto per la prima volta in appello il riconoscimento del privilegio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la domanda di privilegio deve essere presentata esplicitamente nell'istanza iniziale di ammissione al passivo e non può essere introdotta in una fase successiva, poiché costituirebbe una domanda nuova e quindi inammissibile.
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Prova del credito fallimentare: l’onere della prova
Un professionista ha visto parzialmente respinta la sua richiesta di ammissione al passivo fallimentare. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che la prova del credito fallimentare deve essere rigorosa. In particolare, ha dichiarato inammissibile la prova testimoniale formulata in modo generico e ha ribadito che la mancata e specifica richiesta di un privilegio nella domanda di insinuazione ne comporta la degradazione a credito chirografario.
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Ripetizione di indebito: no dopo l’esecuzione forzata
La Cassazione chiarisce che l'azione di ripetizione di indebito è inammissibile se il debitore non ha contestato il credito durante l'esecuzione forzata. In un caso relativo a una fideiussione, un garante ha cercato invano di recuperare somme assegnate a una banca dopo la chiusura della procedura espropriativa, poiché i rimedi andavano esperiti all'interno del processo esecutivo stesso.
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Termine ricorso cassazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso presentato da una società creditrice contro un decreto del tribunale fallimentare. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione, evidenziando come il termine ricorso cassazione di sessanta giorni non sia stato rispettato, neanche tenendo conto della sospensione dei termini processuali per l'emergenza COVID-19. Il caso sottolinea il rigore con cui i termini processuali devono essere osservati.
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Terzo datore di ipoteca: no all’insinuazione al passivo
La Corte di Cassazione, conformandosi a una recente sentenza delle Sezioni Unite, ha stabilito che il creditore il cui credito è garantito da un'ipoteca concessa da un soggetto poi fallito (il cosiddetto terzo datore di ipoteca) per un debito altrui, non può utilizzare la procedura di insinuazione al passivo fallimentare. Tale creditore non è considerato un creditore diretto del fallito e deve, invece, intervenire nella fase di ripartizione dell'attivo per soddisfare il proprio diritto sui beni ipotecati. La Corte ha quindi cassato senza rinvio il decreto del Tribunale che aveva ammesso, seppur parzialmente, il credito.
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Pignoramento e fallimento: l’ordinanza non opposta
Una società cooperativa ottiene un'ordinanza di assegnazione di un credito in un pignoramento presso terzi, dove il terzo debitore è successivamente dichiarato fallito. La Corte di Cassazione chiarisce che, nel delicato rapporto tra pignoramento e fallimento, se il curatore partecipa alla procedura esecutiva e non impugna l'ordinanza di assegnazione, non può più contestare l'esistenza del credito in sede di verifica del passivo. L'ordinanza diventa definitiva e vincolante per la massa dei creditori.
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Privilegio studio associato: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29371/2024, chiarisce le condizioni per il riconoscimento del privilegio studio associato nei fallimenti. Uno studio professionale ha richiesto l'ammissione in via privilegiata per compensi maturati da un proprio associato. La Corte ha rigettato la richiesta, stabilendo che non è sufficiente che la prestazione sia personale, ma è necessario dimostrare che gli accordi interni destinino quel compenso a remunerare specificamente il lavoro svolto dal singolo professionista, e non a confluire in una generica distribuzione di utili. In assenza di tale prova, il credito viene considerato chirografario.
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Sospensione necessaria e fallimento: la Cassazione decide
Una società locatrice ha presentato ricorso in Cassazione dopo il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo di una società conduttrice fallita. Il ricorrente sosteneva che il giudizio di opposizione allo stato passivo dovesse essere sospeso (invocando la sospensione necessaria) in attesa della definizione di un'altra causa revocatoria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio della scarsa compatibilità della sospensione necessaria con la procedura di accertamento del passivo, la cui decisione ha efficacia limitata al concorso fallimentare e non crea un rischio di conflitto tra giudicati.
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Permuta cosa futura: nullità o inadempimento?
Un caso di permuta di un terreno per ville da costruire finisce in Cassazione dopo il fallimento della società costruttrice. La Corte chiarisce che quando il costruttore si assume l'obbligo di edificare, la mancata realizzazione dell'opera costituisce inadempimento contrattuale, non nullità del contratto. Di conseguenza, il contratto viene risolto e i proprietari del terreno hanno diritto al risarcimento del danno tramite ammissione al passivo fallimentare, non alla restituzione automatica del bene se non espressamente richiesta.
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Prededuzione crediti: la richiesta deve essere specifica
Una società conduttrice chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare della locatrice per il rimborso di spese condominiali, invocando la prededuzione crediti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la richiesta di prededuzione deve essere specifica e tempestiva fin dall'insinuazione al passivo. Ha inoltre chiarito che il rimborso di tali spese dal conduttore al locatore non è soggetto a IVA, poiché non costituisce una prestazione di servizi.
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Onere della prova e fallimento: il giudicato decide
La Corte di Cassazione analizza un caso di insinuazione al passivo fallimentare in cui era stata sollevata un'eccezione di inadempimento. La Corte ha chiarito che, se una sentenza definitiva (giudicato) emessa in un altro procedimento ha già accertato l'insussistenza dell'inadempimento, tale decisione è vincolante anche nel giudizio fallimentare, superando la questione relativa all'onere della prova a carico del creditore.
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TFR fondo pensione: a chi spetta il credito?
Un lavoratore si è visto negare il diritto a recuperare le quote di TFR destinate a un fondo pensione ma non versate dal datore di lavoro fallito. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio chiave: la scelta di destinare il TFR a un fondo pensione è, di regola, una delegazione di pagamento e non una cessione del credito. Ciò significa che il lavoratore mantiene la titolarità del diritto e può agire in prima persona per recuperare le somme in caso di fallimento, a meno che non sia provata una specifica volontà di cedere il credito al fondo.
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