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Ingiunzione A Demolire

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È l'ordine emesso da un'autorità (in questo caso, il Pubblico Ministero dopo una condanna penale) che obbliga il responsabile di un abuso edilizio a demolire l'opera illegale a proprie spese.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Condono Edilizio Negato: Opere Abusive Acquisite al Comune
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da alcuni eredi che chiedevano la revoca di un ordine di demolizione per opere abusive. Gli eredi avevano tentato di ottenere un condono edilizio, ma la Corte ha confermato che l'immobile era già stato acquisito automaticamente al patrimonio comunale per la mancata ottemperanza all'ordine di demolizione. Questo rendeva i ricorrenti non più proprietari e quindi non legittimati a richiedere la sanatoria. Inoltre, le opere non risultavano ultimate entro il termine del 31 dicembre 1993, requisito essenziale per il condono. La Corte ha anche ribadito l'illiceità del frazionamento artificioso delle domande di condono per eludere i limiti volumetrici imposti dalla legge. La decisione conferma la validità dell'ordine di demolizione.
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Ordine di demolizione: gli eredi non salvano l’abuso
Gli eredi di una proprietaria condannata in via definitiva per abusi edilizi hanno impugnato l'ingiunzione di ripristino dei luoghi, sostenendo che l'ordine di demolizione originario fosse generico e che i piani superiori dell'immobile costituissero una costruzione autonoma e lecita rispetto al seminterrato abusivo. I giudici di merito hanno respinto la richiesta di revoca o limitazione dell'ingiunzione, confermando la validità del titolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi, ribadendo l'efficacia del titolo esecutivo e la preclusione a riesaminare i fatti in sede di legittimità, confermando l'ordine di demolizione su tutte le opere abusive collegate e condannando i ricorrenti alle spese.
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Notifica sentenza contumaciale: l’ingiunzione non basta
Un Cittadino ha contestato un'ingiunzione a demolire, sostenendo di non aver mai ricevuto la corretta notifica sentenza contumaciale (la sentenza emessa in sua assenza). Il Tribunale aveva respinto la sua richiesta, ritenendo che la notifica dell'ingiunzione stessa fosse sufficiente. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha ribadito che la notifica dell'ordine di demolizione non può sostituire la specifica notifica dell'estratto della sentenza contumaciale per far decorrere i termini di impugnazione. Il caso tornerà al Tribunale per un nuovo esame, verificando la notifica e valutando la richiesta di sospensione.
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Ingiunzione a demolire valida: ricorso respinto e sanzione
Un cittadino ha impugnato l'ordine del Pubblico Ministero che imponeva l'abbattimento di un'opera abusiva, contestando la validità dell'atto. Il ricorrente sosteneva l'incompletezza del provvedimento esecutivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ingiunzione a demolire richiede soltanto i dati essenziali: l'indicazione della sentenza definitiva, la data e il titolo del reato commesso, oltre all'esatta individuazione delle opere da abbattere. Poiché l'atto conteneva tutti questi elementi, il ricorso si è rivelato generico e infondato. Il proprietario perde definitivamente la causa ed è condannato al pagamento delle spese legali e di una sanzione di tremila euro.
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Ordine di demolizione: cade anche il tetto se il muro è abusivo
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore contro l'ordinanza che limitava l'ordine di demolizione al solo muro di un terrazzo, escludendo la copertura sovrastante. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione di un immobile abusivo si estende all'intero manufatto, comprese le opere accessorie, le aggiunte e le modifiche successive. L'obbligo di ripristino dello stato dei luoghi non può essere limitato se le opere successive sono collegate fisicamente e funzionalmente a quella principale. La Cassazione ha quindi annullato la decisione, rinviando il caso alla Corte d'appello per un nuovo esame che verifichi l'effettivo collegamento tra il muro e la copertura dell'edificio.
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Ingiunzione a demolire: no al ricorso diretto in Cassazione
Il Cittadino ha proposto ricorso per cassazione contro il provvedimento di ingiunzione a demolire emesso dal Pubblico Ministero per reati edilizi, lamentando la mancata notifica di precedenti atti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ingiunzione a demolire emessa dal Pubblico Ministero è un atto esecutivo non giurisdizionale. Pertanto, non è direttamente impugnabile con ricorso per cassazione. Il rimedio corretto per contestare tale provvedimento è l'incidente di esecuzione davanti al giudice competente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione opere abusive: vale anche per le aggiunte?
Una proprietaria, condannata per aver realizzato opere edilizie illegali, si oppone all'ingiunzione di demolizione. Sostiene che l'ordine sia stato illegittimamente esteso anche a nuove strutture, costruite dopo la condanna e non comprese nella sentenza originale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'ordine di demolizione opere abusive riguarda l'edificio nel suo complesso. Esso include non solo il manufatto originario, ma anche tutte le aggiunte e modifiche successive. Lo scopo è il ripristino totale dello stato dei luoghi, annullando completamente gli effetti dell'abuso edilizio. La proprietaria ha quindi perso la causa e l'obbligo di demolire tutto è stato confermato.
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Ordine di demolizione parziale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un giudice che aveva revocato un ordine di demolizione. La Corte ha ritenuto illogica l'ipotesi di una demolizione completa seguita da una ricostruzione identica, in assenza di prove concrete come un nuovo titolo edilizio. Secondo i giudici, le prove indicavano una demolizione solo parziale, insufficiente a estinguere l'ordine originario. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che tenga conto di tutti gli elementi probatori.
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Ordine di demolizione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina contro l'ordinanza che rigettava la sospensione di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La Corte ha chiarito che la competenza per l'esecuzione spetta al giudice che ha emesso la condanna, non al tribunale del nuovo circondario. Inoltre, la sospensione è possibile solo con atti amministrativi concreti, non con la sola pendenza di un'istanza di condono.
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Ordine di demolizione: quando si può sospendere?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un ordine di demolizione. La sentenza chiarisce che il giudice competente è quello che ha emesso la condanna e che una semplice istanza di condono non basta a sospendere l'esecuzione, servendo atti amministrativi concreti o una probabilità ragionevole della loro imminente emissione.
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Ordine di demolizione: quando può essere revocato?
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza che revocava un ordine di demolizione penale. La sentenza chiarisce che l'annullamento di un provvedimento amministrativo da parte del TAR per vizi procedurali non è sufficiente a giustificare la revoca dell'ordine del giudice penale. È necessaria una valutazione nel merito per stabilire un'effettiva e insanabile incompatibilità.
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Ordine di demolizione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino contro un'ordinanza della Corte d'Appello che aveva confermato un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La sentenza chiarisce la netta distinzione tra l'ordine di demolizione giudiziale, conseguenza di una condanna penale, e quello amministrativo, l'unico dal quale può scaturire l'acquisizione dell'area al patrimonio comunale. Viene inoltre ribadito che la sola pendenza di un'istanza di condono non è sufficiente a sospendere l'esecuzione, se non supportata da elementi concreti.
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