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Inespellibilità

36 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La condizione giuridica che impedisce l'espulsione di uno straniero dal territorio nazionale, basata su specifiche ragioni previste dalla legge, come solidi legami familiari o il rischio di persecuzione nel paese d'origine.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Divieto di espulsione dello straniero convivente con parenti
La Prefettura ha emesso un decreto di espulsione contro un cittadino straniero giunto in Italia con visto turistico. Il Giudice di Pace ha convalidato il rimpatrio, ritenendo irrilevante la presenza di familiari italiani. Lo straniero ha presentato ricorso in Cassazione, dimostrando l'effettiva convivenza con la sorella di nazionalità italiana. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha ribadito il divieto di espulsione dello straniero che convive con parenti entro il secondo grado aventi cittadinanza italiana. L'ordinanza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei vincoli familiari.
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Permesso di soggiorno per convivenza: fatto o burocrazia?
Un cittadino straniero, fratello di un cittadino italiano, ha richiesto il rilascio del permesso di soggiorno per convivenza, invocando il divieto di espulsione previsto per chi convive con parenti stretti italiani. La Questura e la Corte d'Appello hanno negato il documento, ritenendo necessaria una convivenza qualificata, caratterizzata dalla disponibilità di un alloggio non abusivo. Il richiedente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con l'ordinanza numero 11778 del 2022, ha rilevato la complessità della questione giuridica. I giudici devono stabilire se basti la semplice coabitazione di fatto o se servano requisiti formali simili al ricongiungimento familiare. Per questo motivo, la Cassazione ha rinviato la causa alla pubblica udienza della Prima Sezione Civile per una decisione definitiva.
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Convalida del trattenimento: nullo il modulo prestampato
Un cittadino straniero, residente in Italia dall'infanzia e con forti legami familiari, riceve un decreto di espulsione e un ordine di trattenimento in un centro di rimpatrio. Il Giudice di Pace dispone la convalida del trattenimento prima senza motivazione sul verbale e poi usando un modulo prestampato fuori udienza, ignorando le difese dello straniero. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dello straniero e annulla i provvedimenti senza rinvio. I giudici chiariscono che la convalida senza motivazione è nulla e che il giudice non può integrare la decisione fuori udienza poiché ha già esaurito il suo potere. Inoltre, ignorare i legami familiari configura una motivazione apparente. Di conseguenza, sia la convalida sia la successiva proroga perdono efficacia, determinando la piena vittoria del ricorrente.
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Proroga del trattenimento: legame familiare contro espulsione
Un cittadino straniero ha impugnato il decreto del Giudice di Pace che disponeva la proroga del trattenimento presso il Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR). Il ricorrente sosteneva di non poter essere espulso perché padre convivente di figli italiani e contestava la legittimità della proroga finalizzata a reperire un volo aereo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revoca di un precedente divieto di convivenza non prova l'effettiva coabitazione con i figli. Inoltre, la Corte ha stabilito che la proroga del trattenimento è pienamente legittima per organizzare il rimpatrio, inclusa l'acquisizione del biglietto aereo. Lo straniero perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Divieto di espulsione: i legami familiari battono il rimpatrio
Il Giudice di Pace di Torino aveva confermato il decreto di espulsione di un cittadino straniero, ritenendo irrilevanti i suoi legami familiari in Italia perché l'allontanamento era basato su una specifica violazione di legge. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dello straniero, stabilendo che il divieto di espulsione previsto a tutela della vita privata e familiare ha carattere generale. Di conseguenza, i giudici devono sempre valutare l'effettivo inserimento sociale, la durata del soggiorno e i legami affettivi del cittadino straniero prima di disporre l'allontanamento dal territorio nazionale, a prescindere dalla norma specifica applicata per l'espulsione. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Sospensione del diniego contro espulsione dello straniero
Il Giudice di Pace di Chieti confermava l'espulsione dello straniero, ritenendolo privo di titolo di soggiorno. Il Cittadino Straniero proponeva ricorso in Cassazione, eccependo che il Tribunale dell'Aquila aveva sospeso l'efficacia del diniego del permesso di soggiorno per protezione speciale. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione riguardante l'espulsione dello straniero in pendenza del giudizio di impugnazione del diniego di protezione speciale, ha rimesso la causa alla pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Decreto di espulsione valido anche se si chiede asilo dopo
Il caso riguarda un cittadino straniero che ha impugnato il decreto di espulsione emesso dalla Prefettura dopo il rigetto del suo permesso di soggiorno. Il ricorrente sosteneva che il giudice di pace avrebbe dovuto annullare il provvedimento a causa della mancata concessione della partenza volontaria e della successiva presentazione di una domanda di protezione internazionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la contestazione sulle modalità di esecuzione (come la partenza volontaria) va sollevata solo nel giudizio di convalida dell'accompagnamento alla frontiera. Inoltre, la successiva richiesta di protezione internazionale sospende solo l'efficacia esecutiva del decreto di espulsione, ma non ne determina l'invalidità né l'annullamento. Di conseguenza, il provvedimento espulsivo resta pienamente valido.
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Opposizione al decreto di espulsione: errore di notifica blocca il giudizio
Un cittadino straniero ha proposto opposizione al decreto di espulsione emesso dal Prefetto. Il Giudice di Pace ha rigettato il ricorso ritenendo lo straniero non ammissibile alla sanatoria per via di un precedente provvedimento espulsivo. Lo straniero ha fatto ricorso in Cassazione, notificando l'atto alla Prefettura e al Ministero presso l'Avvocatura dello Stato. La Suprema Corte ha rilevato che la legittimazione passiva spetta esclusivamente al Prefetto personalmente e non al Ministero. Poiché la notifica non è stata eseguita presso l'ufficio del Prefetto, la Corte ha dichiarato la nullità della notificazione e ha ordinato la sua rinnovazione entro sessanta giorni, rinviando la decisione sul merito.
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Espulsione dello straniero: la convivenza finta non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro il decreto di espulsione emesso dalla Prefettura. Lo straniero invocava lo stato di inespellibilità per convivenza con i genitori. Tuttavia, il Giudice di Pace aveva accertato che tale convivenza era instabile e dubbia, basandosi sui controlli delle forze dell'ordine. La Cassazione ha chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, l'espulsione dello straniero è stata confermata, respingendo definitivamente le contestazioni del ricorrente.
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Trattenimento dello straniero: ricorso respinto dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un cittadino straniero contro la convalida del suo trattenimento temporaneo. Il ricorrente lamentava la mancanza di motivazione del provvedimento del Giudice di Pace. La Suprema Corte ha invece stabilito che il giudice ha correttamente verificato l'assenza di cause di inespellibilità e la regolarità della procedura. Di conseguenza, il provvedimento di trattenimento dello straniero è stato ritenuto pienamente legittimo e sorretto da una motivazione idonea e logica. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Decreto di espulsione: legami familiari contro regole di soggiorno.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro il decreto di espulsione emesso dalla Prefettura. Il Giudice di Pace aveva già respinto il ricorso originario poiché il permesso di soggiorno era scaduto da oltre dieci mesi e lo straniero non aveva dimostrato la convivenza con la madre italiana. Davanti alla Suprema Corte, il ricorrente ha lamentato l'applicazione automatica dell'espulsione e la mancata valutazione della propria situazione familiare, in particolare il rapporto con il figlio minore. I giudici hanno ritenuto i motivi generici e astratti, non essendo provato se tali questioni fossero state sollevate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il provvedimento di espulsione rimane pienamente valido ed efficace.
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Trattenimento amministrativo dello straniero: stop se in pericolo
Un cittadino straniero, dopo aver scontato una condanna detentiva, viene sottoposto a trattenimento amministrativo dello straniero in un centro di permanenza per il rimpatrio. Il Giudice di Pace convalida la misura senza valutare il rischio concreto di trattamenti disumani in caso di rientro nel Paese d'origine, ritenendo definitivo il rigetto amministrativo della protezione internazionale. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che il giudice della convalida ha l'obbligo di verificare autonomamente le cause di inespellibilità, come il rischio di tortura o pena di morte, indipendentemente dall'esito della domanda di asilo. Il rigetto formale non esclude il dovere di accertare se il rimpatrio sia realmente praticabile.
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Espulsione dello straniero coniugato: serve convivenza reale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento di espulsione emesso nei confronti di un cittadino straniero, nonostante fosse sposato con una cittadina italiana. Il ricorrente sosteneva che il matrimonio impedisse l'allontanamento dal territorio nazionale. Tuttavia, i giudici hanno ribadito che l'inespellibilità non deriva dal solo vincolo matrimoniale, ma richiede una convivenza effettiva tra i coniugi. Poiché lo straniero stesso aveva dichiarato alle autorità di non convivere con la moglie, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Questa decisione chiarisce i limiti della tutela contro l'espulsione dello straniero coniugato, stabilendo che la mancanza di coesistenza reale esclude l'applicazione del divieto di espulsione.
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Espulsione dello straniero: nullo il decreto se il ricorso è aperto
Il Giudice di Pace aveva convalidato il provvedimento di espulsione dello straniero, nonostante quest'ultimo avesse un contratto di lavoro attivo e i termini per impugnare il rifiuto del permesso di soggiorno fossero ancora aperti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino straniero, rilevando che la motivazione del giudice era solo apparente e contraddittoria. Infatti, lo stesso giudice aveva annotato a penna la pendenza dei termini per il ricorso, elemento che avrebbe dovuto impedire l'allontanamento. La Suprema Corte ha quindi annullato il provvedimento, stabilendo che l'espulsione dello straniero è ineseguibile finché non scadono i termini per impugnare il rigetto del soggiorno.
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Riesame trattenimento straniero: legami familiari ignorati, vince in Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un Giudice di Pace che aveva respinto la richiesta di riesame del trattenimento dello straniero. Il soggetto, padre di due figli cittadini italiani, era detenuto in un Centro di Permanenza per i Rimpatri. La Cassazione ha stabilito che il giudice di merito ha sbagliato a non valutare concretamente i legami familiari del ricorrente, limitandosi a una motivazione apparente e generica. Poiché il diritto alla libertà personale e all'unità familiare sono fondamentali, il giudice deve sempre fornire una giustificazione specifica e dettagliata. Il caso è stato rinviato a un altro giudice per una nuova e corretta valutazione.
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Domanda di protezione internazionale: PEC ignorata, espulsione annullata
Un cittadino straniero ha ricevuto un ordine di espulsione nonostante avesse comunicato via PEC la sua intenzione di presentare una domanda di protezione internazionale. Il primo giudice aveva convalidato l'espulsione, ritenendo la comunicazione informale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la semplice manifestazione di volontà di chiedere asilo, anche se espressa tramite PEC e non ancora formalizzata, è sufficiente per sospendere la procedura di espulsione. L'Amministrazione ha il dovere di ricevere e processare la richiesta, rendendo illegittimo l'ordine di allontanamento. La causa torna al primo giudice per una nuova valutazione.
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Espulso nonostante la sorella: il divieto di espulsione non vale
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di espulsione sostenendo di non poter essere allontanato in virtù del divieto di espulsione per legami familiari, poiché conviveva con la sorella titolare di un permesso di soggiorno di lungo periodo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo due principi chiave. Primo, il divieto si applica solo se il parente convivente è un cittadino italiano, non uno straniero, anche se regolarmente soggiornante. Secondo, il legame di parentela deve essere provato con documenti certi e non con semplici dichiarazioni. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile per mancanza di prove e infondatezza nel merito.
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Divieto di espulsione: convivenza con italiana blocca il decreto
Un cittadino straniero, convivente con una cittadina italiana e in procinto di sposarla, ha ricevuto un ordine di espulsione. La Corte di Cassazione ha annullato tale provvedimento, stabilendo un importante principio sul divieto di espulsione. La Corte ha chiarito che la protezione legale non si limita alle coppie sposate, ma si estende anche a chi dimostra una convivenza stabile e affettiva ('more uxorio'). L'autorità deve sempre valutare la sostanza dei legami familiari prima di decidere, poiché il diritto all'unità familiare prevale su una valutazione puramente formale. La causa è stata quindi rinviata a un nuovo giudice per una decisione che tenga conto di questo principio.
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Decreto di espulsione: legami con gli zii non bastano a fermarlo
La Corte di Cassazione ha confermato un decreto di espulsione nei confronti di un cittadino straniero, ospitato in Italia da alcuni zii. L'uomo si era opposto al provvedimento sostenendo di avere legami familiari, di non essere stato informato sulla protezione internazionale e di avere problemi di salute. I giudici hanno respinto il ricorso, chiarendo che la parentela con gli zii non è sufficiente a impedire l'espulsione, a differenza di quella con genitori o figli. Inoltre, le altre contestazioni sono state giudicate inammissibili perché troppo generiche e non supportate da prove concrete, come la copia del passaporto o documentazione medica dettagliata. La decisione finale convalida quindi l'allontanamento dal territorio nazionale.
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Permesso di soggiorno: basta la convivenza di fatto
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari non è necessaria la titolarità legale dell'alloggio. Il caso riguardava un cittadino straniero convivente con il fratello italiano in un'abitazione di edilizia popolare, nonostante la revoca dell'assegnazione. La Suprema Corte ha chiarito che la legge richiede esclusivamente l'accertamento della convivenza effettiva, intesa come stabile coabitazione e comunanza di vita. Non è consentito aggiungere requisiti restrittivi, come il possesso di un titolo abitativo formale, che non siano espressamente previsti dal Testo Unico dell'Immigrazione.
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