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Indennità Sostitutiva Del Preavviso

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84 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Assunzione pubblico impiego: nullo senza concorso
Un giornalista, assunto da un ente regionale senza una procedura concorsuale pubblica, si era dimesso per giusta causa chiedendo la relativa indennità. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del rapporto di lavoro, in quanto l'assunzione pubblico impiego a tempo indeterminato deve inderogabilmente avvenire tramite concorso. Di conseguenza, è stato negato il diritto all'indennità, poiché un contratto nullo non può produrre tali effetti, riconoscendo al lavoratore solo il diritto alla retribuzione per l'attività effettivamente svolta.
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Mutamento mansioni dirigente: diritto all’indennità
Una dirigente si dimette a seguito di un presunto mutamento mansioni dirigente, chiedendo l'indennità sostitutiva del preavviso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. L'ordinanza chiarisce i limiti del giudizio di legittimità, specialmente in presenza di una 'doppia conforme', ribadendo che la Corte non può riesaminare i fatti ma solo le violazioni di legge.
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Indennità di preavviso preponente: non spetta mai
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23057/2024, ha stabilito un principio cruciale nel contratto di agenzia: l'indennità di preavviso preponente non è dovuta, neanche in caso di recesso per giusta causa a causa di un grave inadempimento dell'agente. La Corte ha chiarito che nessuna norma prevede tale diritto per il mandante, il cui unico vantaggio è poter interrompere il rapporto immediatamente senza versare l'indennità di fine rapporto. La sentenza ha anche accolto le ragioni dell'agente riguardo a una richiesta di provvigioni, cassando la decisione d'appello per non aver considerato le istanze istruttorie volte a ottenere la documentazione necessaria dalla società preponente.
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Onere della prova: chi deve dimostrare il diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21523/2024, ha rigettato il ricorso di un agente contro una banca, chiarendo l'onere della prova nella restituzione degli anticipi provvigionali. La Corte ha stabilito che spetta alla società preponente dimostrare i fatti che giustificano la restituzione. Inoltre, ha confermato che l'indennità per mancato preavviso si prescrive in dieci anni, avendo natura risarcitoria.
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Indennità TFR dirigente: fringe benefit e calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20938/2024, ha respinto il ricorso di un'azienda, confermando che l'indennità TFR dirigente deve includere il valore reale dei fringe benefit, come l'auto aziendale, e non solo l'importo forfettario in busta paga. La Corte ha inoltre stabilito che l'inadempimento del datore di lavoro, come il mancato pagamento di premi assicurativi, non può ridurre la base di calcolo del TFR. Il caso riguardava un dirigente dimessosi a seguito di un demansionamento, il cui diritto a un'indennità sostitutiva del preavviso è stato confermato.
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Indennità sostitutiva preavviso: contributi sempre dovuti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20432/2024, ha stabilito che i contributi previdenziali sull'indennità sostitutiva del preavviso sono sempre dovuti, anche se il lavoratore vi ha rinunciato tramite un accordo. L'obbligazione contributiva ha natura pubblica e sorge al momento del licenziamento senza preavviso, rendendo irrilevante qualsiasi patto contrario tra le parti.
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Indennità sostitutiva preavviso: inclusione bonus
Un dirigente di un'importante azienda automobilistica impugna il licenziamento. Due procedimenti paralleli portano a sentenze d'appello contrastanti sul calcolo delle sue spettanze. La Corte di Cassazione, riunendo i ricorsi, stabilisce che nel calcolo dell'indennità sostitutiva preavviso devono essere inclusi anche i bonus variabili erogati negli ultimi tre anni. La Corte risolve anche una questione di giudicato esterno su differenze retributive, cassando senza rinvio la sentenza sfavorevole al lavoratore.
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Indennità di mancato preavviso: cumulo con risarcimento
Una società datrice di lavoro ha impugnato una decisione che riconosceva a due ex dipendenti, licenziati illegittimamente, sia l'indennità risarcitoria che l'indennità di mancato preavviso. Secondo la società, la prima, essendo "onnicomprensiva", doveva assorbire la seconda. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che le due indennità hanno funzioni distinte e cumulabili. L'indennità risarcitoria compensa l'illegittimità del recesso, mentre l'indennità di mancato preavviso risarcisce il danno derivante dalla cessazione improvvisa del rapporto.
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Indennità preavviso: spetta nel cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità sostitutiva del preavviso spetta al lavoratore licenziato a seguito di un cambio appalto, anche se viene immediatamente riassunto dalla nuova impresa. La Corte ha chiarito che la clausola sociale di riassorbimento non elimina l'obbligo del datore di lavoro uscente di rispettare il termine di preavviso o di versare la relativa indennità, poiché la risoluzione del rapporto è un atto unilaterale di licenziamento e non una cessazione consensuale.
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Preavviso: indennità dovuta nel cambio appalto
La Corte di Cassazione ha confermato che l'indennità sostitutiva del preavviso è dovuta al lavoratore licenziato a seguito di un cambio appalto, anche se viene immediatamente riassunto dalla nuova azienda. La Corte ha chiarito che la risoluzione del rapporto è un licenziamento unilaterale e non un accordo consensuale. Il fatto che il contratto collettivo preveda un preavviso ridotto per questa specifica ipotesi conferma che il diritto non viene meno, ma è solo diversamente modulato.
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Indennità di preavviso: spetta nel cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di preavviso è dovuta al lavoratore anche in caso di cambio appalto con immediata riassunzione da parte della nuova impresa. La cessazione del rapporto è considerata un recesso unilaterale del primo datore di lavoro, non una risoluzione consensuale. L'assenza di un periodo di disoccupazione non elimina il diritto a percepire tale indennità.
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Obbligo contributivo: quando si applica ai giornalisti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società che contestava l'obbligo contributivo su somme erogate a giornalisti. L'ordinanza ha confermato che, in assenza di una chiara prova della finalità di 'incentivo all'esodo', tali somme sono da considerarsi retribuzione imponibile. È stato inoltre ribadito l'assoggettamento a contribuzione dell'indennità sostitutiva del preavviso e la non automatica applicabilità di regimi sanzionatori più favorevoli all'ente previdenziale di categoria, data la sua autonomia regolamentare.
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Licenziamento dirigente: la Cassazione sui motivi di ricorso
Una società contesta il licenziamento di un dirigente, giudicato illegittimo in due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando il diritto del dirigente a diverse indennità. La Corte dichiara i principali motivi di ricorso inammissibili per la scorretta mescolanza di questioni di fatto e di diritto e per l'applicazione della regola della "doppia conforme", fornendo chiarimenti sul calcolo dell'indennità nel contesto del licenziamento dirigente.
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Tutela legale dirigente: sì all’indennità per rinvio a giudizio
La Cassazione conferma il diritto di un dirigente all'indennità sostitutiva del preavviso se si dimette dopo un rinvio a giudizio per fatti legati al suo ruolo. La tutela legale del dirigente prevale se l'azienda, con il suo comportamento (es. rimborso spese legali), ha già riconosciuto la connessione tra i fatti e le funzioni svolte.
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Indennità preavviso: contributi anche se si rinuncia
Una società per azioni, dopo aver ricevuto una richiesta di pagamento dall'Ente Previdenziale per contributi non versati sull'indennità di preavviso, si è opposta sostenendo che i lavoratori avevano rinunciato a tale indennità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente, stabilendo che l'obbligo di versare i contributi sull'indennità preavviso sorge per legge e non è influenzato da accordi privati tra datore di lavoro e lavoratore. La rinuncia del dipendente, pertanto, non estingue il dovere contributivo dell'azienda.
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Indennità sostitutiva preavviso: fuori dal calcolo pensione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva di includere l'indennità sostitutiva del preavviso nel calcolo della sua pensione. La Corte ha confermato che i contributi versati per periodi successivi alla data di decorrenza della pensione non possono essere utilizzati per ricalcolarla, ma possono solo dar luogo a un supplemento di pensione, previa apposita domanda. La decisione ribadisce anche l'importanza dell'onere della prova e i rigidi requisiti di specificità per i ricorsi in Cassazione.
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Indennità sostitutiva preavviso: contributi dovuti
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 2025, ha stabilito che la rinuncia del lavoratore all'indennità sostitutiva del preavviso non ha effetto sul dovere del datore di lavoro di versare i relativi contributi previdenziali. L'obbligo contributivo ha natura pubblicistica e sorge per legge nel momento del licenziamento senza preavviso, indipendentemente dal fatto che la somma sia stata effettivamente pagata. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva escluso tale obbligo, riaffermando il principio del minimale contributivo, secondo cui i contributi si calcolano sulla retribuzione legalmente dovuta e non su quella corrisposta.
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Indennità di preavviso: spetta dopo la CIGS?
Una società ha contestato il diritto di un ex dipendente all'indennità di preavviso dopo un licenziamento seguito a un lungo periodo di CIGS. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che senza una prova chiara di un accordo risolutorio o della piena consapevolezza del lavoratore sulla futura cessazione del rapporto, il diritto all'indennità di preavviso sussiste. La Cassa Integrazione e l'indennità di preavviso, infatti, hanno finalità distinte e non sono automaticamente incompatibili.
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Responsabilità solidale appalto: preavviso escluso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11577/2025, ha chiarito i limiti della responsabilità solidale appalto. La Corte ha stabilito che l'indennità sostitutiva del preavviso non rientra tra i "trattamenti retributivi" per i quali il committente è solidalmente responsabile ai sensi dell'art. 29 del D.Lgs. 276/2003, in quanto ha natura indennitaria e non retributiva. La decisione ribalta le sentenze di merito che avevano condannato una società committente a pagare tale indennità ai dipendenti dell'appaltatore.
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Indennità dirigente: CCNL CONFAPI e licenziamento
Un dirigente, licenziato per soppressione del posto, contesta l'importo dell'indennità ricevuta, basandosi sul CCNL CONFAPI. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, la Corte di Cassazione, riconoscendo la novità e l'importanza della questione sull'indennità dirigente, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione che avrà valore di precedente.
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