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Indennità Risarcitoria

136 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una somma di denaro che il datore di lavoro deve pagare al lavoratore come risarcimento per un licenziamento illegittimo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contratto a termine illegittimo: vittoria a metà e causa rinviata
Un lavoratore impugna un contratto a termine illegittimo stipulato con l'Azienda. La Corte d'Appello dichiara nullo il termine, riconosce il rapporto a tempo indeterminato e assegna un'indennità risarcitoria di tre mensilità ex art. 32 della legge 183/2010, ordinando al lavoratore di restituire le somme in eccedenza percepite dopo il primo grado. Il lavoratore ricorre in Cassazione contestando il mancato pagamento degli stipendi successivi alla prima sentenza, il calcolo ridotto dell'indennità e la quantificazione unitaria delle spese legali. La Sesta Sezione della Corte di Cassazione, ritenendo che la controversia richieda un esame approfondito non adatto alla procedura semplificata, emette un'ordinanza interlocutoria e rimette la decisione finale alla Sezione Lavoro ordinaria.
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Licenziamento illegittimo: la rinuncia al ricorso estingue il giudizio
Un Lavoratore, licenziato da un'Azienda, aveva ottenuto in appello il riconoscimento dell'illegittimità del suo licenziamento e un'indennità risarcitoria. L'Azienda non aveva rispettato l'obbligo di repêchage, cioè di ricollocare il dipendente in altre mansioni compatibili. Il Lavoratore ha poi presentato un ricorso in Cassazione. Tuttavia, ha successivamente deciso di presentare una **rinuncia al ricorso**, accettata dall'Azienda. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciare sulle spese legali, a causa della rinuncia concordata tra le parti.
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Contratto a termine pubblico impiego: no al posto fisso
Una lavoratrice sociosanitaria ha impugnato la successione di contratti a tempo determinato stipulati con un'Azienda Sanitaria Provinciale. I giudici di merito hanno accertato l'illegittimità dei termini apposti, ma hanno negato la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato, riconoscendo solo un risarcimento economico. La lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l'assunzione tramite liste di collocamento consentisse la stabilizzazione. La Suprema Corte ha respinto il ricorso. Per la giurisprudenza, la disciplina del contratto a termine pubblico impiego esclude categoricamente la conversione del rapporto, anche in assenza di concorso formale. Il divieto tutela il buon andamento, la programmazione delle spese e l'imparzialità dell'amministrazione. Il lavoratore illegittimamente precario nella Pubblica Amministrazione ha diritto unicamente al risarcimento del danno economico e non al posto fisso.
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Licenziamento Verbale: Socio Senza Poteri, Cassazione Annulla
Un lavoratore ha contestato un licenziamento verbale, sostenendo di aver lavorato per anni per un ristorante gestito da una società, nonostante alcuni contratti fossero stati stipulati con un'altra società collegata. I giudici di primo e secondo grado hanno riconosciuto il licenziamento verbale come inefficace, condannando la società a riassumere il lavoratore e a pagare un'indennità. La società ha fatto ricorso in Cassazione, eccependo che il socio che aveva comunicato il licenziamento non aveva poteri datoriali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che la Corte d'Appello non aveva adeguatamente verificato i poteri del socio, e ha rinviato la causa per una nuova valutazione.
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Reintegrazione nel posto di lavoro: no se l’attività non esiste
Un consorzio di gestione rifiuti in liquidazione intimava il recesso a un dipendente. I giudici di merito dichiaravano il recesso ingiustificato e assegnavano al dipendente un risarcimento economico di dodici mensilità. Gli stessi giudici escludevano però la reintegrazione nel posto di lavoro a causa della totale inesistenza della struttura aziendale. Il lavoratore presentava ricorso sostenendo la presenza di doveri normativi transitori di servizio pubblico in capo al liquidatore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno confermato che la mancanza oggettiva e materiale di un'attività produttiva impedisce il rientro in servizio del dipendente, limitando la tutela alla sola compensazione monetaria.
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Conversione del contratto a termine: vizio senza assunzione
Un operaio impiegato in un consorzio di bonifica ha impugnato la nullità di diversi contratti a termine stipulati nell'arco di dieci anni per mansioni ordinarie. I giudici hanno accertato l'assenza di ragioni temporanee giustificatrici, confermando l'illegittimità della clausola temporale. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato non può operare a causa dei divieti imposti dalla legislazione regionale per le assunzioni stabili senza concorso. Di conseguenza, il datore di lavoro non deve riassumere stabilmente il dipendente, ma resta confermata la condanna al pagamento dell'indennità risarcitoria economica in favore del lavoratore.
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Licenziamento collettivo: Azienda rinuncia, lavoratore vince le spese
Un Lavoratore è stato licenziato nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo avviata da un'Azienda di trasporto aereo. Il Lavoratore ha impugnato il licenziamento, sostenendo che la sua Azienda e un'altra società, formalmente distinta ma operante nello stesso gruppo, costituissero un unico complesso aziendale. Per questo motivo, la selezione dei lavoratori da licenziare avrebbe dovuto considerare tutti i dipendenti del gruppo. La Corte d'Appello ha riconosciuto l'illegittimità del licenziamento collettivo, ordinando la reintegrazione del Lavoratore e un'indennità. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha poi rinunciato. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, condannando l'Azienda al pagamento delle spese legali.
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Prescrizione Crediti Retributivi: Ente Pubblico vs Lavoratore
Un Lavoratore ha citato in giudizio un Ente Pubblico per l'illegittimità di contratti a termine e di collaborazione, chiedendo differenze retributive e risarcimento. La Corte d'Appello ha riconosciuto un'indennità e le differenze retributive. L'Ente ha proposto ricorso in Cassazione, sollevando l'eccezione di **prescrizione crediti retributivi** per i periodi più datati. La Cassazione ha accolto il motivo relativo alla prescrizione, chiarendo che per il pubblico impiego contrattualizzato, la prescrizione decorre in costanza di rapporto. Ha invece rigettato i motivi che contestavano il diritto alle differenze retributive oltre all'indennità risarcitoria. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per esaminare la questione della prescrizione.
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Licenziamento Collettivo Illegittimo: Rinuncia all’Appello e Spese Legali
Una lavoratrice è stata coinvolta in un Licenziamento Collettivo Illegittimo. La Corte d'Appello ha stabilito che due società, pur separate, costituivano un'unica impresa. Ha quindi condannato le società a reintegrare la lavoratrice e a pagarle un'indennità risarcitoria. Le società hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando l'unitarietà dell'impresa e la detraibilità dell'aliunde perceptum dall'indennità. Tuttavia, le ricorrenti hanno rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio e ha condannato le società rinuncianti a pagare le spese legali alla lavoratrice, applicando il principio della soccombenza virtuale.
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Abuso di contratti a termine: risarcimento senza stabilizzazione
Un Lavoratore ha prestato servizio presso un Ministero tramite contratti a termine e somministrazione per fronteggiare un'emergenza straordinaria. I contratti erano privi delle motivazioni giustificatrici previste dalla legge. Il datore pubblico ha invocato le deroghe contenute nelle ordinanze di protezione civile. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dei contratti, ribadendo che le ordinanze emergenziali non possono derogare alle norme a tutela dell'occupazione senza una specifica previsione legislativa. Tuttavia, i giudici hanno accolto le doglianze ministeriali sul calcolo dei danni. In caso di abuso di contratti a termine nella Pubblica Amministrazione, il dipendente non ottiene la stabilizzazione né l'indennità per licenziamento ingiustificato, ma ha diritto al risarcimento forfettario stabilito dal Collegato Lavoro, compreso tra 2,5 e 12 mensilità.
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Contratto a Termine Marittimo: Cassazione Conferma Conversione e Indennità
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di **conversione contratto a termine marittimo**. Un Lavoratore aveva ottenuto dalla Corte d'Appello la trasformazione del suo rapporto di lavoro a tempo determinato in un unico rapporto a tempo indeterminato "comune", con un'indennità risarcitoria. L'Azienda ha presentato ricorso, sostenendo che il contratto avrebbe dovuto convertirsi in un contratto a tempo indeterminato "marittimo" e che l'indennità era eccessiva. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che la nozione di contratto a tempo indeterminato non cambia tra lavoro comune e marittimo e che l'indennità era stata correttamente calcolata.
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Retribuzione Globale di Fatto: Ricorso Inammissibile per Vizi Formali
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una Lavoratrice che contestava il calcolo della sua **retribuzione globale di fatto**, utilizzata per determinare l'indennità dovuta dopo un licenziamento illegittimo. La Corte d'Appello aveva escluso dal calcolo acconti, premi e anticipi non autorizzati. La Lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che tali somme dovessero essere incluse. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Lavoratrice non aveva rispettato le regole procedurali, omettendo di indicare la sede e di trascrivere il contenuto dei documenti su cui basava le sue contestazioni. Questo vizio formale ha impedito l'esame del merito della questione.
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Precariato nella pubblica amministrazione: illegittimi i contratti
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dei contratti a termine e di somministrazione stipulati da un Ministero con una lavoratrice. L'amministrazione ha tentato di giustificare i contratti richiamando le ordinanze di emergenza della Protezione Civile per i flussi migratori. I giudici hanno stabilito che l'emergenza non esonera la pubblica amministrazione dall'obbligo di indicare causali specifiche e temporanee nei contratti. La successiva stabilizzazione del dipendente, eccepita tardivamente nel giudizio di legittimità, non cancella il risarcimento di 12 mensilità. La decisione contrasta fermamente l'abuso del precariato nella pubblica amministrazione.
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Contratto nullo: indennizzo ma niente assunzione stabile
Un lavoratore ha contestato la legittimità di diciannove contratti a tempo determinato stipulati con un consorzio di bonifica, richiedendo l'assunzione a tempo indeterminato e il risarcimento del danno. I giudici di merito hanno accertato la nullità del termine per mancanza di reali esigenze temporanee. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha chiarito che la presenza di vizi non consente automaticamente la conversione del contratto a termine in assunzione stabile, a causa del divieto normativo regionale che impone il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato senza concorso pubblico. La Suprema Corte ha confermato il diritto del lavoratore al solo risarcimento economico, negando definitivamente la stabilizzazione.
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Contratto a Termine in Enti Pubblici: No Conversione, Sì Risarcimento
Un Lavoratore, assunto con contratti a termine da un Consorzio di Bonifica (ente pubblico economico), ha chiesto la conversione del contratto a tempo indeterminato. La Corte d'Appello aveva accolto la sua richiesta, dichiarando la nullità del termine e disponendo la riammissione e il risarcimento del danno. La Cassazione, invece, ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che per gli enti pubblici economici, la Conversione contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato non è possibile senza un concorso pubblico, anche se il contratto a termine era illegittimo. Ha confermato, però, il diritto del Lavoratore al risarcimento del danno.
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Indennità contratto a termine: la discrezionalità del giudice prevale
Un Lavoratore ha contestato la decisione di un'Azienda relativa alla sua indennità contratto a termine. Il contratto era stato dichiarato illegittimo. La Corte d'Appello aveva stabilito un risarcimento di 2,5 mensilità e compensato le spese legali. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l'indennità fosse irrisoria e che la compensazione delle spese fosse immotivata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che la quantificazione dell'indennità rientra nella discrezionalità del giudice di merito, sindacabile solo per vizi di motivazione gravi. Anche la compensazione delle spese è un potere discrezionale del giudice, se adeguatamente motivata.
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Licenziamento Collettivo Illegittimo: L’Azienda condannata alla Reintegra
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo illegittimo operato da una Compagnia Aerea. L'Azienda aveva violato i criteri di scelta stabiliti negli accordi sindacali, non chiarendo come avesse valutato le qualifiche dei lavoratori. La Corte ha ribadito che, in caso di criteri di scelta inadeguati, il lavoratore non deve indicare chi avrebbe dovuto essere licenziato al suo posto. Ha quindi confermato la reintegrazione del Lavoratore e il pagamento dell'indennità risarcitoria massima di 12 mensilità, come previsto per il licenziamento collettivo illegittimo.
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Abuso di contratti a termine nella PA: risarcimento confermato
Un Ministero ha assunto una dipendente prima tramite contratti di somministrazione e successivamente con contratti a tempo determinato per fronteggiare emergenze legate ai flussi migratori. Il giudice di merito ha accertato l'illegittimità delle clausole temporali per totale assenza di specifiche ragioni giustificative, condannando l'ente a risarcire il danno con sette mensilità. Il Ministero ha impugnato la decisione sostenendo che le ordinanze di emergenza della Protezione Civile consentivano di superare i limiti ordinari e che la successiva assunzione a tempo indeterminato sanava ogni violazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ministeriale. I giudici hanno confermato che l'abuso di contratti a termine impone il risarcimento monetario poiché lo stato di emergenza non deroga automaticamente alle causali obbligatorie né la stabilizzazione tardiva cancella il pregresso stato di precarietà subito dalla lavoratrice.
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Licenziamento collettivo illegittimo: Reintegro sì, ma il risarcimento cambia strada
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo intimato a una lavoratrice. La decisione è dovuta alla violazione dei criteri di scelta, che non hanno permesso una corretta comparazione tra i dipendenti. La lavoratrice ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro e a un'indennità risarcitoria. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato improcedibile la domanda di risarcimento danni contro la società in amministrazione straordinaria. Questo significa che la richiesta di denaro dovrà seguire la procedura concorsuale specifica, garantendo comunque il diritto al risarcimento.
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Licenziamento collettivo: aziende rinunciano, ma pagano per l’Unico centro di imputazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento collettivo in cui una lavoratrice era stata reintegrata. Le aziende ricorrenti avevano contestato l'accertamento di un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro e la non detraibilità dell'aliunde perceptum dall'indennità risarcitoria. Tuttavia, le aziende hanno rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio e ha condannato le aziende a pagare le spese legali della lavoratrice, applicando il principio della soccombenza virtuale, dato che la giurisprudenza consolidata supportava la tesi del lavoratore sull'unico centro di imputazione del rapporto di lavoro e sulla non detraibilità dei redditi percepiti altrove.
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