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Indennità Risarcitoria

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136 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Licenziamento illegittimo: guida al risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1850/2023, ha analizzato i criteri di quantificazione del danno in caso di licenziamento illegittimo. Il punto centrale riguarda la detrazione delle somme percepite dal lavoratore presso altri datori di lavoro (aliunde perceptum) o che avrebbe potuto percepire con l'ordinaria diligenza (aliunde percipiendum). La Corte ha confermato che l'onere di provare tali somme spetta esclusivamente al datore di lavoro, il quale deve fornire elementi concreti e non semplici supposizioni per ridurre l'entità del risarcimento dovuto al dipendente reintegrato.
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Conversione contratto a progetto: l’ASpI non va restituita
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un lavoratore il cui rapporto era stato oggetto di conversione contratto a progetto in lavoro subordinato a tempo indeterminato. L'INPS contestava la compatibilità tra l'indennità risarcitoria ricevuta dal datore di lavoro e il trattamento di disoccupazione ASpI percepito durante il periodo di inattività. L'Istituto sosteneva che la ricostituzione retroattiva del rapporto eliminasse lo stato di disoccupazione. La Suprema Corte, seguendo l'orientamento delle Sezioni Unite, ha invece stabilito che lo stato di bisogno effettivo del lavoratore prevale sulla finzione giuridica della continuità del rapporto. Pertanto, l'ASpI non deve essere restituita poiché tutela una condizione di necessità reale vissuta dal lavoratore prima della sentenza di conversione.
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Licenziamento sproporzionato: quando scatta l’indennizzo
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento intimato per l'appropriazione di beni aziendali di scarso valore. Nonostante il fatto fosse provato, la sanzione è stata ritenuta un licenziamento sproporzionato rispetto alla gravità della condotta, specialmente in assenza di precedenti disciplinari. La Corte ha ribadito l'applicazione della tutela indennitaria prevista dall'Art. 18, comma 5, escludendo la reintegrazione nel posto di lavoro.
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Licenziamento illegittimo: onere prova e risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento intimato da una società a una dipendente, rigettando il ricorso datoriale. La controversia riguardava principalmente l'asserita incompatibilità di un giudice e la richiesta di riduzione del risarcimento per mancata ricerca di nuova occupazione da parte della lavoratrice. La Suprema Corte ha stabilito che l'incompatibilità del giudice deve essere fatta valere tramite ricusazione e che l'onere della prova sull'aliunde percipiendum grava esclusivamente sul datore di lavoro. Il licenziamento illegittimo comporta dunque il risarcimento pieno, entro i limiti di legge, se l'azienda non prova la negligenza della dipendente.
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Promessa del fatto del terzo e revoca amministratore
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un ex amministratore delegato contro una sentenza che negava l'indennizzo pattuito in un accordo con la società controllante. Il caso riguarda la promessa del fatto del terzo, in cui la controllante si era impegnata a garantire la nomina e la durata triennale dell'incarico presso la controllata. La Suprema Corte ha stabilito che l'indennizzo è dovuto direttamente dal promittente se il terzo non compie il fatto, senza necessità di un previo giudizio contro la società terza.
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Somministrazione irregolare: quando scatta l’assunzione
La Corte di Cassazione ha confermato che la reiterazione eccessiva di contratti interinali per 23 mesi configura una somministrazione irregolare. Il giudice ha accertato la frode alla legge per elusione del requisito di temporaneità, dichiarando la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice e condannandola al risarcimento dei danni.
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Licenziamento per furto: onere della prova a carico
La Corte d'Appello conferma l'annullamento di un licenziamento per furto di carburante, stabilendo che le prove fornite dall'azienda erano insufficienti. Il caso sottolinea come meri sospetti e indizi non gravi, precisi e concordanti non possano giustificare un licenziamento per giusta causa, la cui prova spetta interamente al datore di lavoro. Il lavoratore ha fornito una spiegazione alternativa e credibile dei fatti, corroborata da testimonianze.
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Danno da licenziamento illegittimo: guida completa
La Cassazione chiarisce che l'indennità per licenziamento illegittimo non copre tutti i danni. Il lavoratore ha diritto a provare e ottenere un ulteriore risarcimento per il danno professionale e per il danno esistenziale subiti, distinti dalla mera perdita della retribuzione.
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Indennità risarcitoria: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10936/2024, ha confermato la condanna di un'azienda sanitaria al pagamento di un'indennità risarcitoria pari a 6 mensilità in favore di una lavoratrice per l'illegittimo utilizzo di contratti a termine. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, chiarendo importanti principi sulla decorrenza dei termini per l'impugnazione e sui criteri per la quantificazione del danno.
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Indennità risarcitoria: la Cassazione fa chiarezza
L'appello di un'azienda sanitaria contro una sentenza che le imponeva il pagamento di 6 mensilità come indennità risarcitoria a una lavoratrice per contratto a termine illegittimo è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto sufficiente la motivazione basata su dimensioni aziendali e durata del rapporto, ribadendo inoltre i rigorosi requisiti formali per l'impugnazione, come il principio di autosufficienza.
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Somministrazione a termine: regole e risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un ente previdenziale pubblico, confermando che i contratti di somministrazione a termine devono rispettare le stesse rigide regole sulla giustificazione (causale) previste per i contratti a tempo determinato diretti. In caso di illegittimità nel pubblico impiego, pur non essendo possibile la conversione in un rapporto a tempo indeterminato, al lavoratore spetta un'indennità risarcitoria, che la Corte ha quantificato in dodici mensilità applicando la normativa di riferimento.
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Contratto a progetto: conversione e indennità confermate
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che trasformava un contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a causa della mancanza di uno 'specifico progetto'. La Suprema Corte ha rigettato sia il ricorso dell'azienda, che contestava la decadenza e la valutazione del progetto, sia quello della lavoratrice, che richiedeva la retribuzione integrale anziché l'indennità forfettaria. La sentenza stabilisce che l'indennità prevista dall'art. 32 della Legge n. 183/2010 si applica anche in questi casi di conversione.
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Indennità risarcitoria: limiti e giudicato nel lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che se una sentenza passata in giudicato definisce una indennità risarcitoria come onnicomprensiva per il danno subito dal lavoratore fino a una certa data, quest'ultimo non può successivamente richiedere ulteriori differenze retributive per lo stesso periodo. Il principio del giudicato preclude la riapertura della questione, anche se il lavoratore era stato riammesso in servizio e aveva effettivamente lavorato nel periodo coperto dall'indennità.
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Retribuzione globale di fatto: esclusi i rimborsi
In un caso di licenziamento illegittimo di un'assistente di volo, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul calcolo dell'indennità risarcitoria. La Corte ha chiarito che la nozione di "ultima retribuzione globale di fatto" non include le somme erogate a titolo di rimborso spese, come la diaria per le trasferte. Di conseguenza, queste voci devono essere escluse dal calcolo del risarcimento dovuto al lavoratore reintegrato, poiché non hanno natura retributiva ma meramente indennitaria.
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Vincolo conformativo: no indennizzo se non è esproprio
Un proprietario immobiliare ha richiesto un indennizzo per un vincolo urbanistico sul suo terreno, considerandolo di natura espropriativa. Dopo un lungo iter legale, i giudici amministrativi hanno stabilito che si trattava di un vincolo conformativo, finalizzato alla zonizzazione generale (verde pubblico) e non a una specifica espropriazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato questa linea, stabilendo che in assenza della natura espropriativa del vincolo, non spetta alcun indennizzo. La sentenza del giudice amministrativo sulla natura del vincolo è risultata vincolante per il giudice civile, chiudendo di fatto la possibilità di ottenere un indennizzo.
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Termine procedimento disciplinare: cosa succede se scade?
La Corte di Cassazione conferma che la violazione del termine per il procedimento disciplinare previsto da un contratto collettivo comporta l'illegittimità del licenziamento, ma con una sanzione indennitaria anziché la reintegrazione. Nel caso di specie, un'azienda di sicurezza ha licenziato un dipendente superando il termine di 30 giorni. La Corte ha stabilito che tale violazione, essendo di natura procedurale, rientra nella tutela prevista dall'art. 18, comma 6, dello Statuto dei Lavoratori, condannando la società a un'indennità pari a sei mensilità e rigettando sia il ricorso dell'azienda che quello del lavoratore che chiedeva una tutela maggiore.
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Licenziamento per giusta causa: lite tra colleghi
Il Tribunale di Torino ha confermato il licenziamento per giusta causa di un lavoratore che ha aggredito fisicamente un collega durante una lite per l'uso di un carrello elevatore. La violenza sul lavoro è stata ritenuta una grave violazione degli obblighi contrattuali, tale da ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro.
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Lavoro subordinato mascherato: la decisione del giudice
Un centro estetico ha impugnato una sentenza che riconosceva un rapporto di lavoro subordinato con una collaboratrice, formalmente una social media manager. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, confermando l'esistenza del lavoro subordinato basandosi su prove come le chat di WhatsApp, che dimostravano compiti ben oltre il ruolo dichiarato (apertura del centro, gestione clienti, ricezione di direttive). La Corte ha quindi confermato il risarcimento per le differenze retributive calcolate secondo il CCNL di settore.
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Licenziamento illegittimo: guida al risarcimento
Un autista viene licenziato per giustificato motivo oggettivo (riorganizzazione aziendale). L'azienda non si costituisce in giudizio e non fornisce alcuna prova a sostegno del licenziamento. Il Tribunale dichiara il licenziamento illegittimo ma, in assenza di prova sul numero di dipendenti superiore a 15, non dispone la reintegrazione, condannando invece l'azienda a un'indennità risarcitoria di sei mensilità.
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Risarcimento pubblico impiego: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per un gruppo di lavoratori del pubblico impiego assunti con una serie di contratti di somministrazione illegittimi. Pur negando la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, la Corte ha stabilito che l'abuso contrattuale genera un danno presunto, da liquidare con un'indennità onnicomprensiva basata sui principi validi per il settore privato. La sentenza chiarisce i criteri per il risarcimento nel pubblico impiego in caso di precariato illegittimo.
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