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Indennità Risarcitoria

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136 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Licenziamento illegittimo: assenza e turni, la Cassazione ribalta la sentenza
Un Lavoratore è stato licenziato da un'Azienda di servizi per presunta assenza ingiustificata, mancata ripresa del servizio e alterazione dei turni di lavoro. I giudici di primo e secondo grado hanno dichiarato il licenziamento illegittimo, ordinando la reintegrazione e un risarcimento. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ritenendo che la Corte d'Appello non avesse valutato correttamente la questione del congedo straordinario senza autorizzazione INPS e la natura fraudolenta della modifica dei turni. La sentenza è stata annullata e il caso rinviato a una nuova Corte d'Appello per una nuova valutazione sul licenziamento illegittimo.
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Contratto a termine nullo: la PA non converte, ma risarcisce
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore assunto con una serie di contratti a termine da un Consorzio di Bonifica. La Corte d'Appello aveva dichiarato la nullità del termine e la **conversione contratto a termine nella PA** a tempo indeterminato, con riammissione e risarcimento. La Cassazione ha ribaltato la decisione sulla conversione. Ha stabilito che, nonostante l'illegittimità del termine, il divieto di assunzione a tempo indeterminato senza concorso pubblico, imposto dalla legislazione regionale siciliana per gli enti pubblici economici, impedisce la trasformazione del rapporto. Il Lavoratore ha comunque mantenuto il diritto a un'indennità risarcitoria per il danno subito.
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Licenziamento collettivo: recesso nullo per gruppo aziendale
Una lavoratrice ha impugnato il recesso subito nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo attivata esclusivamente dalla propria azienda formale. I giudici di merito hanno accertato la sussistenza di un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro tra l'azienda formale e un'altra società collegata del medesimo gruppo. Di conseguenza, la selezione dei lavoratori da licenziare doveva riguardare l'organico di entrambe le società e non solo quello della singola impresa datorialmente formale. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ordinando la reintegrazione e il pagamento del risarcimento nel limite di dodici mensilità. I giudici hanno chiarito che i guadagni ottenuti da altri lavori non riducono la misura massima del risarcimento se le retribuzioni perse superano ampiamente tale tetto.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e repêchage
La controversia nasce dall'impugnazione promossa da un lavoratore a seguito del recesso comunicato dal datore di lavoro per soppressione della posizione aziendale. La Corte di Cassazione ha chiarito che il licenziamento per giustificato motivo oggettivo richiede la prova rigorosa dell'effettiva soppressione del posto e della totale impossibilità di reimpiego del dipendente in mansioni equivalenti o inferiori. Il datore di lavoro deve dimostrare con elementi concreti l'assenza di posizioni alternative disponibili al momento della decisione. In mancanza di tale prova, il recesso risulta privo di fondamento e genera le tutele previste dall'ordinamento.
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Unico Centro di Imputazione: Licenziamento Collettivo e Reintegra
La Corte d'Appello aveva stabilito che due società costituivano un Unico Centro di Imputazione del Rapporto di Lavoro per un dipendente, ordinando la sua reintegrazione e un'indennità dopo un licenziamento collettivo illegittimo. Le Aziende hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando il principio del datore di lavoro unico e la non detraibilità dei guadagni successivi (aliunde perceptum). Tuttavia, le Aziende hanno poi rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio e ha condannato le Aziende al pagamento delle spese legali, confermando implicitamente la validità del principio dell'Unico Centro di Imputazione del Rapporto di Lavoro sulla base della sua giurisprudenza consolidata.
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Abuso del contratto a termine: ricorso generico e sconfitta
Una lavoratrice cita in giudizio un Ateneo pubblico chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali per l'abuso del contratto a termine e per la mancata stabilizzazione. La Corte d'Appello accerta l'illegittimità di un solo contratto per mancato rispetto dell'intervallo temporale minimo e liquida tre mensilità di retribuzione, escludendo però il diritto alla stabilizzazione per difetto dei requisiti di anzianità. La dipendente propone ricorso in Cassazione lamentando l'inadeguatezza del risarcimento e contestando le procedure dell'ente pubblico. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per genericità dei motivi e violazione dei limiti formali dell'impugnazione. L'Ateneo vince la causa e la lavoratrice subisce la condanna al pagamento delle spese legali.
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Contratto a termine illegittimo: Cassazione tutela il lavoratore
Una Lavoratrice ha impugnato una serie di contratti a termine, chiedendo la conversione in rapporto a tempo indeterminato e un'indennità. Il Tribunale ha dichiarato la decadenza per i primi contratti, mentre la Corte d'Appello ha riconosciuto l'illegittimità dell'ultimo contratto per superamento del limite dei 36 mesi. L'Azienda ha presentato ricorso principale, contestando il calcolo dei 36 mesi. La Lavoratrice ha proposto ricorso incidentale, sostenendo che la sua richiesta di conciliazione aveva sospeso i termini di decadenza. La Cassazione ha rigettato il ricorso principale dell'Azienda e accolto quello incidentale della Lavoratrice, riconoscendo che la richiesta di conciliazione sospende i termini per impugnare il contratto a termine illegittimo. La sentenza è stata cassata e rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Contratto a termine illegittimo: confermata la stabilizzazione
Un operaio specializzato impiegato nella manutenzione ordinaria e straordinaria ha contestato la successione di contratti a tempo determinato stipulati tra il 2002 e il 2011 con un ente pubblico economico. I giudici di merito hanno accertato il contratto a termine illegittimo per la generica indicazione delle causali e per la mancanza di un effettivo legame con esigenze contingenti, ordinando la riammissione in servizio a tempo indeterminato e il risarcimento del danno. L'ente datore di lavoro ha presentato ricorso per Cassazione, ma ha successivamente depositato un atto di formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile, rendendo definitiva la stabilizzazione dell'operaio.
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Licenziamento per Giustificato Motivo Soggettivo: Negligenza non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del licenziamento per giustificato motivo soggettivo intimato da un'Azienda alla sua Lavoratrice, direttrice di un ufficio. L'Azienda aveva contestato gravi irregolarità nella gestione dei fondi. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto la condotta della Lavoratrice negligente ma non sufficientemente grave da giustificare il licenziamento. Hanno considerato l'assenza di danno economico per l'Azienda, nessun vantaggio personale per la Lavoratrice, la sua lunga carriera senza precedenti disciplinari e la collaborazione nelle indagini. La sentenza ha quindi respinto il ricorso dell'Azienda, ordinando la reintegrazione della Lavoratrice e il pagamento di un'indennità.
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Somministrazione irregolare di manodopera: appalto finto e assunzioni
Alcuni lavoratori hanno svolto mansioni operative presso una grande azienda committente tramite una società cooperativa esterna. I giudici hanno accertato che la cooperativa svolgeva solo pratiche amministrative, senza assumere alcun reale rischio d'impresa o potere direttivo. Tale condotta integra una piena somministrazione irregolare di manodopera e non un appalto genuino. La Corte di Cassazione ha confermato l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato direttamente con l'azienda committente. La società utilizzatrice deve reintegrare i lavoratori e pagare un'indennità risarcitoria pari a sei mensilità dell'ultima retribuzione globale.
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Conversione contratto di lavoro: irregolarità confermata, risarcimento da ricalcolare
Un Lavoratore ha svolto mansioni per un'Azienda tramite oltre cento contratti di lavoro temporaneo, a termine e in somministrazione per sette anni. I giudici di merito hanno accertato l'irregolarità di questi contratti, a causa delle causali giustificative generiche, e hanno disposto la Conversione contratto di lavoro a tempo indeterminato, con reintegra e risarcimento del danno. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato l'irregolarità dei contratti ma ha accolto il ricorso sul calcolo del risarcimento, rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione dell'indennità dovuta al Lavoratore.
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Licenziamento collettivo: illegittimo escludere il dipendente
Un'azienda sanitaria ha licenziato una dipendente amministrativa tramite una procedura di licenziamento collettivo. La società ha escluso la lavoratrice dal confronto con gli altri colleghi, sostenendo che le sue mansioni fossero uniche e insostituibili. I giudici di merito hanno invece accertato la piena intercambiabilità delle sue mansioni con quelle degli altri impiegati della struttura e di altre sedi del gruppo. L'esclusione ingiustificata ha violato i criteri legali di selezione del personale. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento del recesso, ordinando la reintegrazione della lavoratrice nel posto di lavoro e il pagamento di un risarcimento pari a dodici mensilità.
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Licenziamento Collettivo: Rinuncia al Ricorso e Spese Legali
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di **licenziamento collettivo** illegittimo. Una Lavoratrice era stata licenziata da un'Azienda a seguito di una procedura di licenziamento collettivo. I giudici di merito avevano stabilito che esisteva un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro tra l'Azienda e un'altra società del gruppo. Questo implicava che la platea dei lavoratori da considerare per il licenziamento collettivo doveva includere tutti i dipendenti del gruppo, non solo quelli della singola società formalmente datrice di lavoro. La Cassazione ha dichiarato estinto il processo per rinuncia al ricorso da parte dell'Azienda, condannandola a pagare le spese legali alla Lavoratrice.
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Licenziamento Collettivo Illegittimo: Azienda Rinuncia, Lavoratrice Ottiene Spese
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di licenziamento collettivo illegittimo. Una lavoratrice era stata licenziata da un'azienda che, secondo i giudici, faceva parte di un "unico centro di imputazione del rapporto di lavoro" con un'altra società. Questo significava che la procedura di licenziamento avrebbe dovuto considerare tutti i dipendenti di entrambe le entità. La Corte d'Appello aveva già dichiarato il licenziamento illegittimo, ordinando la reintegrazione della lavoratrice e il pagamento di un'indennità. L'azienda ha poi rinunciato al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il processo estinto e ha condannato l'azienda al pagamento delle spese legali a favore della lavoratrice.
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Licenziamento per giusta causa: la contestazione disciplinare generica costa caro
Un'Azienda ha licenziato un Lavoratore per giusta causa. La Corte d'Appello ha dichiarato il licenziamento illegittimo, ritenendo la contestazione disciplinare troppo generica. Ha ordinato all'Azienda di riassumere il Lavoratore o di pagare un'indennità. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la decisione della Corte d'Appello e ha condannato l'Azienda al pagamento delle spese legali. La sentenza sottolinea l'importanza della specificità della contestazione disciplinare per garantire il diritto di difesa del lavoratore.
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Contratto a Termine Prolungato: La Conversione a Tempo Indeterminato
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione contratto a tempo indeterminato per un lavoratore inizialmente assunto con un contratto a termine. L'Azienda aveva mantenuto il lavoratore oltre la scadenza del contratto, superando i limiti legali per la proroga. Nonostante il lavoratore avesse svolto anche attività di consulenza esterna per un'altra azienda, la Corte ha ritenuto irrilevante tale circostanza ai fini della prosecuzione del rapporto con l'Azienda principale. Il datore di lavoro è stato condannato a reintegrare il lavoratore e a pagare un'indennità risarcitoria di sei mensilità.
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Licenziamento Illegittimo: L’Azienda Rinuncia, la Lavoratrice Vince
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento illegittimo di una lavoratrice, inizialmente dichiarato tale dalla Corte d'Appello. Quest'ultima aveva riconosciuto l'esistenza di un unico complesso aziendale tra due società, imponendo all'azienda di considerare tutti i dipendenti per la procedura di licenziamento collettivo. La lavoratrice aveva ottenuto la reintegrazione e un'indennità. L'azienda ha presentato ricorso in Cassazione, ma ha poi rinunciato. La Suprema Corte ha quindi dichiarato il processo estinto e ha condannato l'azienda ricorrente a pagare le spese legali alla lavoratrice, confermando di fatto la decisione precedente a favore della dipendente.
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Licenziamento Ritorsivo: La Cassazione conferma la nullità aziendale
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un licenziamento ritorsivo. Un Lavoratore, dopo un trasferimento ritenuto illegittimo, è stato licenziato per assenza ingiustificata. La Corte d'Appello aveva già stabilito che sia il trasferimento sia il licenziamento erano ritorsivi, ordinando la reintegrazione e un'indennità. L'Azienda ha impugnato la decisione, contestando l'uso del rito processuale e la prova dell'intento ritorsivo. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che un rito errato non invalida la sentenza senza un danno concreto al diritto di difesa e che l'accertamento del carattere ritorsivo è una valutazione di fatto dei giudici di merito, supportata da presunzioni.
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Termine nullo ma no alla conversione del contratto a termine
Un operaio ha citato in giudizio un consorzio di bonifica chiedendo la nullità dei contratti a tempo determinato stipulati tra il 2001 e il 2010 e la stabilizzazione del posto. La Corte di Appello ha accertato l'illegittimità del termine per assenza di ragioni temporanee, ordinando la riammissione in servizio. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno confermato la nullità della clausola temporale, ma hanno escluso la conversione del contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato. Le leggi regionali speciali vietano nuove assunzioni stabili nei consorzi di bonifica. La Suprema Corte ha dunque negato la stabilizzazione definitiva, riconoscendo solo la tutela risarcitoria economica.
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Illegittimità licenziamento collettivo: un gruppo è un’unica azienda
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo, dichiarando inammissibile il ricorso dell'Azienda. La vicenda riguarda un Lavoratore licenziato a seguito di una procedura avviata da un'Azienda che, insieme ad altre, formava un "unico centro di imputazione del rapporto di lavoro". La Corte d'Appello aveva stabilito che, in questi casi, la verifica degli esuberi doveva considerare tutti i lavoratori del gruppo. Il licenziamento è stato quindi annullato, con obbligo di reintegrazione e risarcimento per il Lavoratore.
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