La Corte di Cassazione conferma una condanna per tentato furto aggravato basata su un'unica prova: un'impronta palmare. Un uomo, senza alcuna giustificazione, ha lasciato la sua impronta sull'anta forzata di un armadietto nello spogliatoio femminile di un ospedale. I giudici hanno ribadito l'enorme valore probatorio dell'impronta digitale, ritenendola una prova pienamente attendibile e sufficiente per fondare un giudizio di colpevolezza, anche in assenza di altri elementi. La Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, a causa della precedente inadempienza dell'imputato durante un percorso di messa alla prova. L'esito è la condanna definitiva a otto mesi di reclusione.
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