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Incremento Occupazionale

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un aumento effettivo e netto del numero di lavoratori impiegati in un'azienda. Non si realizza se ci si limita a sostituire personale o ad assorbire dipendenti da un'altra società a seguito di una cessione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revoca credito d’imposta: quando l’errore del contribuente prevale
Un'Azienda, dopo aver ottenuto un credito d'imposta per incremento occupazionale, si è vista notificare una revoca da parte dell'Agenzia delle Entrate. L'Azienda ha contestato la revoca, sostenendo la nullità dell'atto per la mancata indicazione del responsabile del procedimento e la violazione del principio di buona fede. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda. Ha stabilito che la mancata indicazione del responsabile non rende nullo l'atto, tranne che per le cartelle di pagamento. Inoltre, l'Azienda non poteva invocare il legittimo affidamento, avendo inadempiuto alle disposizioni ministeriali che regolano il credito d'imposta.
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Sgravio contributivo: no ai bonus per contratti già in corso
Un'azienda ha impugnato una cartella esattoriale dell'INPS che richiedeva il pagamento di contributi previdenziali non versati. L'azienda riteneva di avere diritto allo sgravio contributivo previsto dalla legge per le nuove assunzioni, avendo trasformato alcuni contratti di formazione e lavoro in contratti a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che lo sgravio contributivo spetta solo in caso di effettivo incremento occupazionale tramite l'assunzione di soggetti disoccupati o iscritti nelle liste di mobilità. La semplice trasformazione di un rapporto di lavoro già in corso non costituisce una nuova assunzione, poiché il lavoratore è già occupato e non appartiene alla platea dei soggetti privi di impiego che la norma intende tutelare.
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Agevolazione contributiva negata se riassumi dopo 11 giorni
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'agevolazione contributiva per assunzione a un'azienda che aveva riassunto a tempo indeterminato due lavoratrici dopo soli 11 e 17 giorni dalla scadenza del loro precedente contratto a termine. Secondo i giudici, una pausa così breve non configura un reale 'incremento occupazionale', requisito essenziale per il beneficio. La riassunzione viene considerata una semplice stabilizzazione di un rapporto di lavoro già esistente e non la creazione di un nuovo posto. L'azienda ha quindi perso la causa e non ha potuto usufruire dello sgravio contributivo per quelle due dipendenti.
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Sgravi contributivi impresa preesistente: no ai benefici fittizi
La Corte di Cassazione ha negato il diritto agli sgravi contributivi a un'azienda formalmente nuova che aveva assunto dipendenti licenziati da un'altra società pochi giorni prima. I giudici hanno ritenuto che si trattasse di un caso di sgravi contributivi per impresa preesistente, in quanto la nuova entità era una mera prosecuzione della precedente. La coincidenza di personale, attività, compagine sociale e clientela ha dimostrato l'assenza di un reale 'incremento occupazionale', requisito essenziale per ottenere i benefici. La sentenza sottolinea che gli incentivi servono a creare nuovi posti di lavoro, non a mascherare la continuità di rapporti già esistenti.
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Sgravi contributivi negati: quando l’assunzione non è incremento
La Corte di Cassazione ha negato il diritto agli sgravi contributivi per incremento occupazionale a un'azienda che aveva acquisito un'altra società, assumendone i dipendenti. Secondo i giudici, il beneficio spetta solo in caso di un aumento reale e netto della forza lavoro. Il semplice passaggio di lavoratori da un'impresa all'altra, avvenuto senza interruzioni (passaggio senza soluzione di continuità), non costituisce un vero incremento occupazionale, ma una mera continuazione dei rapporti di lavoro esistenti. Di conseguenza, l'operazione non dà diritto agli incentivi previsti dalla legge, poiché la finalità della norma è creare nuova occupazione, non trasferire quella esistente. L'azienda ha quindi perso la causa contro l'INPS.
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Credito d’imposta: stop se manca la comunicazione
Una società operante nel settore delle costruzioni ha impugnato il recupero di un credito d'imposta per assunzioni in aree svantaggiate, negato dall'Agenzia delle Entrate per omesso invio della comunicazione annuale obbligatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'invio del modello di comunicazione non è un mero formalismo, ma un presupposto essenziale per verificare la permanenza dei requisiti occupazionali nel tempo. Il mancato adempimento di tale onere informativo, previsto dal decreto ministeriale attuativo, comporta la decadenza dal beneficio fiscale.
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