Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti, avendo occultato 110 dosi di diverse droghe negli slip. La sua difesa ha sostenuto di essere un consumatore e ha proposto ricostruzioni alternative dei fatti, come un acquisto recente o l'assenza di attività di spaccio, contestando la consapevolezza di detenere hashish. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che la condanna "oltre ogni ragionevole dubbio" si basa su indizi gravi e precisi. Le ipotesi difensive erano mere congetture, prive di riscontro probatorio. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende. La sentenza conferma l'importanza di prove concrete contro l'inammissibilità ricorso spaccio.
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