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In Proprio

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione legale che indica quando un soggetto, in questo caso un avvocato, agisce in un procedimento giudiziario per tutelare un interesse personale e diretto, oltre a quello del proprio cliente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Notifica citazione a giudizio: condanna annullata per vizio PEC
Un imprenditore ha subito una condanna in appello per reati di bancarotta senza aver ricevuto la corretta convocazione per l'udienza. L'imputato aveva indicato lo studio del proprio difensore come recapito ufficiale per gli atti. La cancelleria ha inviato la comunicazione telematica all'avvocato indicandolo solo come destinatario diretto e omettendo la sua qualifica di domiciliatario per conto del cliente. L'imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la violazione dei propri diritti difensivi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che la notifica citazione a giudizio indirizzata al solo legale senza menzione del cliente produce una nullità assoluta insanabile. Di conseguenza, i giudici hanno cancellato la condanna e hanno ordinato la celebrazione di un nuovo processo d'appello.
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Condanna personale alle spese: l’ex amministratore non paga
Un condomino ottiene il risarcimento per infiltrazioni dal condominio. L'amministratore propone appello senza delibera assembleare e, successivamente, cessa dalla carica. Il Tribunale dichiara inammissibile l'appello per mancanza di ratifica e decide la condanna personale alle spese dell'ex amministratore. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di quest'ultimo, stabilendo che la condanna personale alle spese richiede gravi motivi, come la violazione dei doveri di lealtà e probità o la mancanza di normale prudenza. Poiché il ricorrente non era più amministratore al momento della notifica dell'appello e non poteva convocare l'assemblea per la ratifica, non sussistono i presupposti per la sua responsabilità personale. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Fisco sbaglia destinatario: inammissibilità del ricorso per cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza favorevole a una società, notificando però il ricorso al suo amministratore in proprio anziché nella sua qualità di legale rappresentante dell'ente. La Corte di Cassazione ha sancito l'inammissibilità del ricorso per cassazione proposto contro un soggetto diverso da quello che ha partecipato ai precedenti gradi di giudizio. Trattandosi di un errore radicale nella costituzione del rapporto processuale, non è possibile rimediare integrando il contraddittorio. Di conseguenza, l'amministratore e la società vincono definitivamente la causa contro il fisco, con compensazione delle spese legali poiché la questione è stata rilevata d'ufficio dai giudici.
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Notifica del ricorso errata: il Fisco perde contro la società
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società per presunta partecipazione a una frode carosello. La società, rappresentata dal suo amministratore, ha impugnato con successo l'atto nei primi due gradi di giudizio. L'Amministrazione finanziaria ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, l'atto è stato indirizzato e notificato all'amministratore in proprio (a titolo personale) e non nella sua qualità di legale rappresentante della società. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. La notifica del ricorso a un soggetto diverso da quello che ha partecipato al giudizio di merito determina un difetto insanabile nella costituzione del rapporto processuale, impedendo anche l'integrazione del contraddittorio.
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Mandato professionale: paga l’ex liquidatore se la srl è chiusa
Un avvocato ha richiesto il pagamento delle proprie competenze professionali a un ex liquidatore per l'attività svolta nell'opposizione al fallimento di una società. L'ex liquidatore si è opposto, sostenendo di aver conferito il mandato professionale non a titolo personale, ma come rappresentante della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ex liquidatore. I giudici hanno accertato che, al momento del conferimento dell'incarico, la società era già cancellata dal Registro delle Imprese da otto anni. Di conseguenza, la carica di liquidatore era cessata e il mandato professionale doveva intendersi conferito in proprio, per tutelare un interesse personale legato alle precedenti cariche societarie. L'ex liquidatore è stato quindi condannato a pagare personalmente i compensi dovuti al professionista.
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Patto Parasociale personale: l’azienda non può chiedere i danni
Una società acquirente ha citato in giudizio gli ex amministratori della società acquisita, chiedendo un risarcimento per un bilancio non veritiero. La richiesta si basava su un patto parasociale che garantiva la correttezza dei conti. La Cassazione ha respinto la domanda. Il motivo è che il patto era stato firmato dal rappresentante della società acquirente a titolo personale ('in proprio') e non in nome e per conto della società. Di conseguenza, la società non era parte dell'accordo e non aveva il diritto di farlo valere in tribunale, risultando priva di legittimazione ad agire. La firma personale ha reso il patto parasociale inefficace per l'azienda.
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Legittimazione ricorso sequestro: chi può impugnare?
La Cassazione chiarisce la questione della legittimazione al ricorso contro un sequestro. Un legale rappresentante, indagato personalmente, non può impugnare in proprio il sequestro di beni appartenenti alla sua società. È necessaria una procura speciale per agire in nome della persona giuridica titolare dei beni.
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Difensore in proprio: attenzione ai costi legali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un avvocato al pagamento delle spese legali a seguito di un'opposizione al diniego di patrocinio a spese dello Stato. La causa della condanna è stata l'utilizzo della dicitura "difensore in proprio" nell'atto, che ha implicato un interesse personale del legale e, di conseguenza, la sua responsabilità diretta per le spese processuali dopo la rinuncia all'azione.
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Garanzia soci: firma ‘in proprio’ vincola anche loro
In un caso riguardante una garanzia soci, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'espressione 'in proprio' in un contratto crea un'obbligazione personale per i firmatari, distinta da quella della società che rappresentano. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva dato un'interpretazione illogica e priva di significato alla clausola, violando i principi di interpretazione letterale e di conservazione del contratto. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non si contesta
Un'associazione impugna una sentenza, ma la Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che l'appellante ha omesso di contestare la specifica ratio decidendi della Corte d'Appello, fondando le proprie argomentazioni su una delibera diversa da quella decisiva per i giudici di secondo grado. Di conseguenza, la questione della legittimazione a rappresentare l'ente è rimasta irrisolta a favore della tesi dei giudici di merito.
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