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In Assenza

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si riferisce a un procedimento penale che si svolge senza la presenza fisica dell'imputato, il quale, pur essendo a conoscenza del processo, sceglie di non parteciparvi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Termini impugnazione assenza: no retroattività
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando che l'estensione di 15 giorni dei termini di impugnazione per l'imputato assente, introdotta dalla Riforma Cartabia, non è retroattiva. La disciplina transitoria lega l'applicabilità delle nuove norme alla data di pronuncia della sentenza (lettura del dispositivo), non a quella del deposito delle motivazioni. Pertanto, per le sentenze pronunciate prima del 30 dicembre 2022, i termini impugnazione assenza restano quelli previgenti, senza alcuna proroga.
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Rescissione del giudicato: la Corte competente
La Cassazione chiarisce la competenza per la rescissione del giudicato emesso in assenza. A seguito delle nuove norme, la competenza non è più della Cassazione ma della Corte d'Appello, basandosi sul momento in cui il condannato ha avuto conoscenza della sentenza. Il caso riguarda un uomo condannato per reati di droga che, ignaro del processo, ha chiesto la rescissione del giudicato. La Suprema Corte ha dichiarato la propria incompetenza, trasferendo gli atti alla Corte d'Appello di Milano.
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Termini impugnazione assente: la proroga di 15 giorni
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte di Appello che aveva dichiarato inammissibile un appello per tardività. La Suprema Corte ha chiarito che, per effetto della Riforma Cartabia, i termini di impugnazione per il difensore dell'imputato giudicato in assenza sono aumentati di 15 giorni. Nel caso specifico, l'appello era stato presentato entro il nuovo termine di 30 giorni, risultando quindi tempestivo.
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Mandato a impugnare: appello inammissibile senza
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità di un appello presentato da un imputato giudicato in assenza, a causa della mancanza dello specifico mandato a impugnare richiesto dalla Riforma Cartabia. La sentenza sottolinea come questo requisito, che prevede un mandato rilasciato dopo la sentenza, sia fondamentale per garantire la volontà consapevole dell'imputato di procedere con l'impugnazione, rendendo irrilevanti altre doglianze procedurali non pertinenti alla causa di inammissibilità.
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Termine impugnazione imputato assente: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di inammissibilità della Corte d'Appello. Il caso riguarda il corretto calcolo del termine impugnazione imputato assente. La Cassazione ha chiarito che, ai sensi dell'art. 585, comma 1-bis c.p.p., il termine per presentare appello è esteso di 15 giorni se l'imputato è stato giudicato in assenza nel primo grado. La Corte d'Appello aveva erroneamente omesso di applicare questa estensione, dichiarando tardivo un appello che invece era stato presentato tempestivamente.
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Rescissione del giudicato: la conoscenza del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato in assenza che chiedeva la rescissione del giudicato. Secondo la Corte, la conoscenza del processo era provata non solo dalla notifica del decreto di giudizio presso il domicilio eletto a un familiare convivente, ma anche dalla partecipazione attiva dell'imputato alle fasi preliminari del procedimento. La Corte ha ritenuto che l'imputato, essendo a conoscenza dell'esistenza di un'accusa a suo carico, avesse l'onere di informarsi sugli sviluppi, definendolo un "finto inconsapevole".
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Procura speciale impugnazione: Cassazione e Riforma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato giudicato in assenza. Il difensore non aveva la procura speciale impugnazione richiesta dalla Riforma Cartabia (art. 581 c.p.p.). La Corte conferma che tale requisito è essenziale per garantire la volontà dell'imputato di impugnare e non viola il diritto di difesa.
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Rescissione del giudicato: no all’incidente d’esecuzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato in assenza che lamentava un vizio di notifica. La Corte ha ribadito che lo strumento corretto per contestare tale nullità dopo una sentenza definitiva non è l'incidente di esecuzione, bensì la rescissione del giudicato, sottolineando l'impossibilità di convertire un rimedio nell'altro.
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Mandato specifico impugnazione: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una condanna per ricettazione. La decisione si fonda sulla mancanza del mandato specifico impugnazione, un requisito procedurale introdotto dalla recente riforma per l'imputato giudicato in assenza. La Corte sottolinea che tale mandato è essenziale per garantire la conoscenza effettiva del processo da parte dell'imputato.
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Rescissione del giudicato: quale legge si applica?
Un'imputata, condannata in assenza per furto aggravato, presenta istanza di rescissione del giudicato dopo aver scoperto la sentenza anni dopo. Nel frattempo, una nuova legge ha modificato la competenza dal Tribunale alla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione, dirimendo un contrasto giurisprudenziale, stabilisce che per la rescissione del giudicato si applica la legge in vigore nel momento in cui l'interessato viene a conoscenza della sentenza e può esercitare il suo diritto, non quella vigente al momento dell'emissione della condanna. Di conseguenza, il caso viene trasmesso alla Corte d'Appello competente.
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Rescissione del giudicato: la notifica non basta
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile una richiesta di rescissione del giudicato per tardività. La Suprema Corte ha stabilito che la notifica di una cartella di pagamento, contenente solo dati numerici e non un riferimento esplicito al procedimento penale, non costituisce prova della 'conoscenza del procedimento' richiesta dalla legge per far decorrere il termine di trenta giorni per l'impugnazione. Il caso riguardava una persona condannata in assenza che sosteneva di non aver mai avuto notizia del processo a suo carico.
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Rescissione del giudicato: conoscenza del processo
La Cassazione nega la rescissione del giudicato a un imputato condannato in assenza. La nomina di un difensore e la partecipazione iniziale al processo, tramite patteggiamento poi annullato, dimostrano una conoscenza effettiva che preclude la rescissione, anche se l'imputato è stato in seguito espulso.
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Sentenza non irrevocabile: annullata l’esecuzione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava l'esecuzione di una pena, stabilendo un principio fondamentale: una sentenza non è irrevocabile, e quindi non eseguibile, se è ancora pendente un ricorso per cassazione. Il caso riguardava un imputato condannato in primo grado in sua assenza, la cui sentenza era stata erroneamente dichiarata definitiva nonostante la tempestiva proposizione di appello e il successivo ricorso. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rinviando gli atti al giudice dell'esecuzione per una nuova valutazione basata sulla corretta interpretazione dei termini processuali e sulla pendenza del giudizio di legittimità.
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Rescissione del giudicato: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la rescissione del giudicato per una condanna per furto. L'imputato, dopo essere stato perquisito e aver nominato un avvocato, si era allontanato volontariamente dal territorio nazionale. Secondo la Corte, tali azioni dimostrano una piena consapevolezza dell'esistenza del procedimento a suo carico, facendo sorgere un onere di diligenza a informarsi sugli sviluppi processuali. La mancata conoscenza del processo è stata quindi ritenuta colpevole, impedendo la riapertura del caso.
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Inammissibilità appello: Domicilio e Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità di un appello penale per la mancata elezione di domicilio contestuale all'atto di impugnazione. La sentenza chiarisce il regime transitorio seguito alla recente riforma normativa (L. 114/2024), stabilendo che per le impugnazioni presentate prima del 25 agosto 2024 si applica la disciplina previgente, che richiedeva tale adempimento a pena di inammissibilità appello. La Corte rigetta inoltre la questione di legittimità costituzionale, ritenendo la norma una scelta legislativa ragionevole.
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