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In Absentia

67 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che indica un procedimento giudiziario che si svolge in assenza dell'imputato, il quale, pur essendo a conoscenza del processo, sceglie di non parteciparvi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Notifica in absentia: Condanna annullata senza prova di conoscenza
Un Lavoratore, condannato per omessa comunicazione di domicilio, ha visto annullare la sua condanna. Il processo si era svolto in sua assenza. La notifica del decreto di citazione era stata inviata al difensore d'ufficio, presso cui il Lavoratore aveva eletto domicilio. La Corte di Cassazione ha però stabilito che, in mancanza di un effettivo rapporto professionale o di prova della conoscenza del procedimento da parte del Lavoratore, la `notifica in absentia` è nulla. Le sentenze di condanna sono state annullate e gli atti rinviati al Tribunale per un nuovo esame.
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Processo in absentia: elezione di domicilio e guida in stato di ebbrezza
Una donna è stata condannata per guida in stato di ebbrezza aggravata, avendo causato un incidente di notte. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando il `processo in absentia`, poiché, pur avendo eletto domicilio in Italia, risiedeva all'estero e non era stata reperita. Ha anche contestato il mancato riconoscimento della `particolare tenuità del fatto`. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso `inammissibile`. Ha ribadito che l'elezione di domicilio, se non legata a un difensore d'ufficio, crea una presunzione di conoscenza del processo. Inoltre, ha confermato che la tenuità del fatto non si applica per la gravità della condotta, data l'elevata alcolemia e la fuga dopo l'incidente. La donna è stata condannata alle spese processuali e a una somma per la Cassa delle ammende.
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Riconoscimento sentenza straniera: valida la pena dall’estero
Il Condannato è stato giudicato in Ungheria per il reato di trasporto di sostanze stupefacenti e condannato a tre anni di reclusione. La Corte d'Appello italiana ha disposto il riconoscimento sentenza straniera per consentire l'esecuzione della pena in Italia, su richiesta dello stesso condannato. La difesa ha impugnato la decisione lamentando la mancata conoscenza del processo d'appello estero svolto in assenza dell'imputato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile sia per ritardo nella presentazione, sia per infondatezza nel merito. I giudici hanno chiarito che chi rinuncia a comparire, nomina un legale e chiede di scontare la pena in Italia non può contestare la violazione dei diritti di difesa. Il Condannato dovrà pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Mandato di arresto europeo: concorso nei furti e consegna valida
Un cittadino straniero impugna la decisione di consegna all'estero in esecuzione di un mandato di arresto europeo per furti plurimi. Il ricorrente lamenta una precedente carcerazione preventiva e la mancata specificazione del suo ruolo esatto nel reato. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e conferma la consegna. I giudici chiariscono che l'indicazione del grado di partecipazione non richiede il dettaglio dell'intensità del coinvolgimento, poiché nel nostro sistema penale i concorrenti rispondono con pari responsabilità. L'interessato deve inoltre provare in modo concreto l'eventuale detenzione già sofferta per lo stesso fatto.
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Termine per impugnare: la notifica errata non salva il ricorso
L'Imputato, condannato per truffa e falso, ha presentato ricorso in Cassazione deducendo la depenalizzazione del reato di falso. Tuttavia, il ricorso è stato depositato ben cinque anni dopo la sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per decorrenza del termine per impugnare. I giudici hanno chiarito che, nel giudizio abbreviato, la sentenza non deve essere notificata all'imputato assente e l'eventuale notifica errata della cancelleria non riapre i termini. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare d'ufficio la sopravvenuta depenalizzazione del reato, che potrà essere fatta valere solo davanti al giudice dell'esecuzione. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Rescissione del giudicato: arresto all’estero e termini scaduti
Il Condannato, arrestato in Spagna in esecuzione di un mandato di arresto europeo, ha presentato istanza di rescissione del giudicato sostenendo di non aver avuto conoscenza del processo a suo carico in Italia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il termine di trenta giorni per proporre la rescissione del giudicato decorre dal momento dell'arresto all'estero, giorno in cui l'interessato ha avuto effettiva conoscenza dell'esistenza del procedimento penale. Non rileva, a tal fine, la mancata consegna immediata dell'ordine di esecuzione nazionale o la mancanza di specifici avvisi sui diritti di difesa nel mandato di arresto. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Condizioni per l’estradizione: tra ritorsioni e carceri estere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione di estradizione verso l'Albania per una condanna per truffa. Il ricorrente lamentava il rischio di trattamenti degradanti in carcere e ritorsioni personali. La Suprema Corte ha chiarito che le condizioni per l'estradizione sussistono se lo Stato richiedente garantisce la rinnovazione del processo celebrato in absentia. Inoltre, il rischio di ritorsioni private non impedisce la consegna, e le critiche sulle condizioni carcerarie devono basarsi su dati oggettivi di organismi internazionali accreditati, non su generici report web. L'estradando è stato condannato anche al pagamento delle spese.
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Mandato di arresto europeo: negato il carcere in Italia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino tunisino contro la decisione di consegnarlo alla Francia in esecuzione di un Mandato di arresto europeo. Il ricorrente chiedeva di scontare la pena in Italia, sostenendo di essere stabilmente radicato sul territorio nazionale dal 2008. La Suprema Corte ha chiarito che la procedura di riconoscimento delle sentenze straniere per l'esecuzione della pena in Italia non può essere attivata su richiesta del condannato. È infatti indispensabile il consenso sia dello Stato estero che ha emesso la condanna, sia del Ministero della Giustizia italiano. Di conseguenza, l'estradizione verso la Francia è stata confermata.
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Rescissione del giudicato: la notifica tardiva nega il ricorso
Il Condannato proponeva ricorso contro la decisione della Corte di Appello che aveva dichiarato inammissibile la sua richiesta di rescissione del giudicato. L'uomo sosteneva di non aver conosciuto il processo d'appello a causa di una notifica errata. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità: la richiesta era tardiva. Il termine di trenta giorni per chiedere la rescissione del giudicato decorre dal momento in cui si ha conoscenza del procedimento (nel caso specifico, dalla notifica dell'ordine di esecuzione avvenuta il 1° ottobre 2020), e non dalla conoscenza approfondita degli atti. Di conseguenza, il ricorso depositato solo il 18 dicembre 2020 è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Notifica della sentenza: l’errore della cancelleria non salva i termini
L'Imputato, giudicato in assenza con il rito abbreviato, ha proposto appello oltre i termini ordinari, ritenendo che il termine decorresse dalla notifica dell'estratto della sentenza eseguita dalla cancelleria. La Corte d'Appello ha dichiarato il ricorso tardivo. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la notifica della sentenza per estratto all'imputato assente non è dovuta. Di conseguenza, l'invio non dovuto da parte della cancelleria non sposta i termini di legge per impugnare. Inoltre, non si applica la tutela del mutamento giurisprudenziale favorevole in quanto non esisteva un orientamento consolidato, bensì un contrasto giurisprudenziale noto. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Mandato di arresto europeo: sì alla consegna senza titolo interno
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione della Corte d'Appello di consegnarlo alle autorità della Repubblica Ceca. Il soggetto era destinatario di un mandato di arresto europeo per lesioni, rapina ed estorsione a mano armata. La difesa lamentava la mancanza del provvedimento cautelare interno e delle informazioni sul diritto a un nuovo processo. La Suprema Corte ha chiarito che il mandato di arresto europeo può fungere direttamente da titolo interno se contiene tutti gli elementi necessari. Inoltre, le garanzie informative sul nuovo processo si applicano solo alle condanne definitive pronunciate in absentia e non al mandato di arresto europeo con finalità processuali, volto a garantire la presenza dell'indagato al processo.
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Mandato di arresto europeo: no alla consegna senza traduzione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino straniero contro la decisione della Corte di appello di Genova che disponeva la sua consegna all'Austria. La consegna era stata richiesta tramite un Mandato di arresto europeo per scontare condanne per vari reati. La Suprema Corte ha rilevato che il mandato, scritto in tedesco, non era stato tradotto integralmente in italiano, impedendo di verificare il rispetto dei diritti di difesa e la regolarità del processo estero. Inoltre, i giudici di merito non hanno chiarito il calcolo della pena residua, omettendo di considerare che uno dei reati contestati (la detenzione di stupefacenti per uso personale) non costituisce reato in Italia. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Notifica all’imputato detenuto: valida se il carcere è ignoto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la validità del processo svoltosi in sua assenza. Egli sosteneva che la notifica all'imputato detenuto per altra causa non potesse essere effettuata presso il domicilio eletto (lo studio del difensore d'ufficio), bensì nel luogo di reclusione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che, se lo stato di detenzione per altro procedimento non risulta dagli atti e non viene comunicato dall'interessato all'autorità procedente, la notifica presso il domicilio eletto o, in caso di irreperibilità, al difensore è pienamente valida. Inoltre, la Corte ha escluso violazioni del diritto di difesa per il reato di false generalità, poiché l'imputazione conteneva dettagli precisi su tutte le condotte contestate. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Mandato di arresto europeo: sì alla consegna per l’ergastolo
La Corte di Cassazione ha confermato la consegna all'Austria di un cittadino straniero, accusato di omicidio e tentato omicidio a Vienna. La difesa contestava la validità del mandato di arresto europeo, sostenendo che avesse finalità puramente investigative e che mancassero le garanzie per la pena dell'ergastolo prevista nello Stato estero. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che il mandato di arresto europeo processuale è pienamente legittimo anche per compiere singoli atti di indagine, come l'interrogatorio. Inoltre, i giudici hanno stabilito che l'omessa indicazione delle garanzie contro l'ergastolo perpetuo nella sentenza italiana non invalida la consegna se tali tutele sono già formalmente attestate nel testo del mandato emesso dallo Stato richiedente.
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Specificità dei motivi d’appello: condanna per furto confermata
Un uomo, sorpreso a rubare cavi elettrici all'interno di una ditta e rimasto folgorato durante l'azione, è stato condannato per tentato furto aggravato. Il difensore ha impugnato la sentenza, ma la Corte d'Appello ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la specificità dei motivi d'appello è un requisito fondamentale. L'imputato non può limitarsi a riproporre le stesse difese del primo grado senza confrontarsi direttamente con le motivazioni del giudice. La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rescissione del giudicato: no se l’atto arriva all’avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Ricorrente che chiedeva la rescissione del giudicato. L'uomo sosteneva di non aver saputo del processo a suo carico perché detenuto per altra causa e perché il suo difensore aveva rinunciato al mandato. I giudici hanno rilevato che il decreto di citazione a giudizio era stato regolarmente notificato presso lo studio del difensore di fiducia, dove l'imputato aveva eletto domicilio. Al momento della notifica, Il Ricorrente era ancora libero e il rapporto con il legale era pienamente attivo. La Cassazione ha stabilito che la notifica al difensore di fiducia fa presumere la conoscenza del processo, rendendo irrilevanti le successive vicende personali. Il Ricorrente perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Rescissione del giudicato: condannato ignaro, processo da rifare
Un cittadino viene condannato in via definitiva per rapina aggravata senza aver mai partecipato al processo. All'inizio delle indagini, l'indagato aveva nominato un difensore di fiducia eleggendo domicilio presso il suo studio. Tuttavia, il legale ha rinunciato quasi subito al mandato per totale mancanza di contatti con il cliente. Il processo è proseguito con un difensore d'ufficio, ma l'imputato ha scoperto la condanna solo al momento dell'arresto. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di rescissione del giudicato. I giudici hanno stabilito che la semplice elezione di domicilio iniziale non garantisce l'effettiva conoscenza del processo se il difensore rinuncia subito al mandato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la condanna e disposto un nuovo processo.
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Rescissione del giudicato negata se la conoscenza è reale
I Condannati, giudicati in assenza e condannati in via definitiva per reati di droga, presentano una seconda richiesta di rescissione del giudicato, sostenendo che un nuovo orientamento giurisprudenziale escluderebbe la loro colpa nella mancata conoscenza del processo. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. I giudici rilevano che il potere di impugnazione si era già consumato con il rigetto della prima istanza. Inoltre, la richiesta è tardiva, essendo stata presentata ben oltre il termine di trenta giorni dalla conoscenza effettiva della sentenza. Infine, la conoscenza del processo era provata dal fatto che i ricorrenti avevano riallacciato i contatti con il difensore dopo le confidenze di un coimputato, superando ogni presunzione.
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Condannato in assenza ma l’avvocato non lo conosce: processo nullo
Un cittadino straniero viene condannato per soggiorno irregolare in un processo celebrato senza di lui. Il giudice aveva emesso una dichiarazione di assenza, presumendo che l'imputato fosse a conoscenza del procedimento solo perché aveva eletto domicilio presso un avvocato d'ufficio. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna. Ha stabilito un principio fondamentale: la sola elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio non basta a provare la conoscenza del processo. Il giudice deve accertare che ci sia stato un contatto reale tra avvocato e assistito. In mancanza di questa prova, il processo è nullo e deve essere celebrato di nuovo.
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Truffato dal finto avvocato: negata la rescissione del giudicato
Un uomo, condannato in sua assenza, chiede la rescissione del giudicato sostenendo di essere stato truffato da un finto avvocato. Quest'ultimo lo aveva convinto a ignorare le notifiche del tribunale e gli aveva sottratto 20.000 euro con la promessa di una transazione fittizia. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. Ha stabilito che la scelta consapevole e volontaria di non ritirare la corrispondenza giudiziaria rende l'ignoranza del processo 'colpevole'. La truffa subita non è una giustificazione sufficiente, perché la decisione di sottrarsi alla conoscenza degli atti processuali prevale, impedendo la riapertura del caso.
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