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Imprenditore

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Soggetto che esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

No-profit: sì a interessi moratori transazioni commerciali
Una cooperativa sociale ha chiesto la condanna di un'albergatrice al pagamento di oltre ventitremila euro per servizi di integrazione forniti ai migranti ospitati nella struttura. L'albergatrice si è opposta, contestando la durata del servizio e l'applicabilità degli interessi di mora previsti per le imprese, sostenendo che la cooperativa fosse un'associazione senza scopo di lucro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'albergatrice. I giudici hanno chiarito che l'assenza di scopo di lucro soggettivo non esclude la qualifica di imprenditore se l'attività è organizzata in modo economico. Di conseguenza, si applicano gli interessi moratori transazioni commerciali previsti dal d.lgs. 231/2002 per i ritardi nei pagamenti dei contratti di servizi a prestazioni corrispettive.
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Accertamento bancario: l’estetista abusiva perde in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un'estetista che esercitava l'attività senza partita IVA e senza presentare la dichiarazione dei redditi. L'ufficio ha ricostruito il reddito tramite un accertamento bancario, sommando i movimenti in entrata e in uscita sui conti correnti. I giudici di merito avevano riqualificato l'attività come libero-professionale, escludendo la tassazione dei prelievi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, evidenziando che i giudici d'appello non hanno motivato adeguatamente la natura professionale dell'attività, ignorando elementi tipici dell'impresa come l'uso di dipendenti, attrezzature e locali commerciali. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Sanzione amministrativa: quando il verbale è nullo
Un'impresa agricola ha impugnato una sanzione amministrativa ricevuta per la vendita di prodotti trasformati in un mercato. L'amministrazione aveva applicato le norme generali sul commercio al dettaglio, ma la Corte di Cassazione ha stabilito che l'attività doveva essere valutata secondo la disciplina speciale per i produttori agricoli. Poiché l'ente non ha contestato specificamente la mancanza dei requisiti previsti dalla legge speciale, la sanzione è stata annullata.
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Contratto a tempo determinato: limiti e stagionalità
Un lavoratore ha impugnato la reiterazione di contratti a termine presso un ente regionale di sviluppo agricolo, denunciando l'abuso del **contratto a tempo determinato**. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'ente, in quanto ente pubblico non economico, non può beneficiare delle deroghe previste per gli imprenditori agricoli. La Corte ha chiarito che la stagionalità non può essere presunta ma deve essere specificamente indicata nel contratto e provata dal datore di lavoro, specialmente quando le mansioni svolte (come la manutenzione di macchinari) hanno natura continuativa e non ciclica.
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Contratto a tempo determinato: limiti e stagionalità
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un lavoratore contro un ente regionale, contestando l'abuso del contratto a tempo determinato. Il cuore della controversia riguarda la natura dell'ente datore di lavoro e la legittimità della reiterazione dei contratti oltre i limiti legali. La Corte ha stabilito che l'ente, essendo un organismo pubblico non economico, non può beneficiare delle deroghe previste per gli imprenditori agricoli privati. Inoltre, la stagionalità deve essere provata rigorosamente dal datore di lavoro e non può essere presunta semplicemente in base al settore di operatività.
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Contratto a termine: limiti e stagionalità agricola
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un lavoratore che ha contestato l'abuso del contratto a termine reiterato da un ente pubblico di sviluppo agricolo. Il lavoratore, impiegato per anni come operatore di macchine agricole e addetto alla manutenzione, sosteneva l'illegittimità della successione dei contratti. La Suprema Corte ha stabilito che l'ente, essendo un ente pubblico non economico, non può essere qualificato come imprenditore agricolo ai sensi dell'art. 2135 c.c. Di conseguenza, non si applicano le deroghe speciali previste per il settore agricolo. La decisione sottolinea che la stagionalità deve essere provata dal datore di lavoro e deve risultare chiaramente dalla causale del contratto, non potendo essere presunta dalla semplice natura ciclica dell'agricoltura.
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