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Imposta Suppletiva

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un'imposta aggiuntiva richiesta dall'Agenzia delle Entrate quando ritiene che l'imposta originariamente pagata (es. su una compravendita) fosse inferiore a quella dovuta.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contribuente vince: cessazione della materia del contendere tributaria
Un contribuente ha impugnato un avviso di liquidazione per imposta suppletiva. L'Agenzia delle Entrate ha poi comunicato di aver presentato una domanda di definizione agevolata della controversia. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Il giudizio è stato estinto perché la controversia non esisteva più, dato che l'Agenzia aveva rinunciato alla sua pretesa. Le spese legali sono state compensate. Questo caso evidenzia come la cessazione della materia del contendere possa chiudere un contenzioso tributario.
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Agevolazioni piccola proprietà contadina: stop al Fisco tardivo
Un acquirente ha acquistato un terreno agricolo dichiarando nel rogito la qualifica di coltivatore diretto per fruire delle agevolazioni piccola proprietà contadina. Il compratore ha tuttavia omesso di presentare il certificato definitivo o l'attestazione provvisoria al momento della registrazione. A distanza di quattro anni, l'Agenzia delle Entrate ha revocato i benefici e notificato un avviso di liquidazione per riscuotere le maggiori imposte di registro e ipotecarie. Il contribuente ha contestato la tardività della richiesta tributaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che il termine triennale di decadenza per il recupero delle imposte ordinarie decorre dal giorno della registrazione dell'atto, rendendo illegittima la successiva richiesta dell'amministrazione finanziaria.
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Giudicato esterno tributario: vittoria societaria sul Fisco
Due soci hanno conferito strutture turistico-alberghiere in una società a responsabilità limitata. L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato l'operazione come mera vendita di singoli beni immobili, richiedendo maggiori imposte di registro, ipotecarie e catastali attraverso diversi avvisi. Nel giudizio relativo all'imposta suppletiva di registro, una sentenza definitiva ha accertato la natura di conferimento d'azienda. L'amministrazione finanziaria ha comunque preteso di rideterminare i tributi ipotecari e catastali in un giudizio parallelo. La Corte di Cassazione ha stabilito l'efficacia del giudicato esterno tributario anche per i tributi connessi che condividono la stessa base imponibile unitaria. La società ha vinto la causa e gli atti impositivi sono stati annullati definitivamente.
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Imposta di registro complementare: il fisco sbaglia e perde
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di liquidazione per richiedere una maggiore imposta di registro proporzionale del 7% sulla cessione di un'azienda, correggendo precedenti errori di calcolo. L'Ufficio sosteneva che si trattasse di un'imposta suppletiva, soggetta a un termine di decadenza triennale. Al contrario, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'atto costituisce un'imposta di registro complementare. Questa qualificazione deriva dal fatto che l'ufficio ha modificato i criteri di liquidazione originari dopo aver rideterminato il valore imponibile. Di conseguenza, si applica il termine di decadenza biennale previsto dall'articolo 76, comma 1-bis, del d.P.R. n. 131 del 1986. Poiché la notifica è avvenuta oltre tale termine, il fisco decade dal diritto di riscuotere la somma. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria, confermando la vittoria del contribuente.
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Definizione agevolata: la Cassazione estingue la lite con il Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato il valore di alcuni terreni acquistati da una società, richiedendo imposte integrative. Successivamente, ha emesso un secondo avviso per recuperare le imposte non versate a causa di un'aliquota errata. L'Acquirente e i Venditori hanno impugnato i provvedimenti. Durante la causa in Cassazione, L'Acquirente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando la prima rata. La Suprema Corte ha riunito i due giudizi connessi e ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, la controversia si è conclusa definitivamente e le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, senza applicazione del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata delle liti: causa fiscale sospesa in attesa
Un Gruppo Imprenditoriale, in causa con l'Agenzia delle Entrate per imposte su compravendite immobiliari, chiede di sospendere il processo in Cassazione. La richiesta si basa sulla volontà di aderire alla cosiddetta 'pace fiscale'. La Corte Suprema accoglie l'istanza, verificando che la controversia rientri nei casi previsti dalla legge. La sentenza non entra nel merito della questione, ma applica la normativa sulla definizione agevolata delle liti, sospendendo il giudizio. La causa viene quindi rinviata a data da destinarsi, in attesa che il contribuente completi la procedura di pagamento agevolato per chiudere definitivamente la lite.
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Avviso di liquidazione: imposta principale, non suppletiva
La Cassazione, con la sentenza n. 14913/2024, ha stabilito che l'imposta richiesta dall'Amministrazione Finanziaria per correggere un errore del notaio in fase di autoliquidazione è di natura principale, non suppletiva. Di conseguenza, è legittimo l'invio di un semplice avviso di liquidazione al professionista, senza la necessità di un preventivo avviso di accertamento. Il caso riguardava l'errata applicazione dell'imposta fissa anziché proporzionale su un conferimento immobiliare in società.
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Imposta complementare: quando si applica la proroga
La Corte di Cassazione chiarisce la natura dell'imposta dovuta per la revoca dei benefici 'prima casa', definendola imposta complementare. Questa qualificazione comporta l'applicabilità della proroga biennale dei termini di accertamento previsti dalle norme sul condono fiscale. Il caso riguardava dei contribuenti che si erano visti revocare le agevolazioni fiscali su un immobile venduto, con l'Ufficio che richiedeva il pagamento dell'imposta piena. La Corte ha respinto il ricorso dei contribuenti, confermando la legittimità dell'atto di liquidazione emesso dall'Agenzia delle Entrate, in quanto notificato entro i termini prorogati.
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